26/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il pazzo agosto americano, tra Bush assediato dai pacifisti e i piani militari che cambiano
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
La pedalata di George W. Bush e Lance Armstrong nei terreni del presidente a CrawfordQuesta America d’agosto è in subbuglio. Lance Armstrong è andato al ranch di Crawford nel Texas, per fare un giro in bici insieme al presidente Bush e chiedere più fondi per la ricerca contro il cancro. Lance, che si è portato appresso il democratico John Kerry nell’ultima tappa del Tour de France, si è opposto alla politica americana in Iraq. In passato sarebbe rimasto fuori dai cancelli, persona non grata; ma Bush in questo momento deve far buon viso a cattiva sorte. Almeno Armstrong va in bici e si trattiene dal dire troppo. Il suo ultimo trionfo in Francia non graffia l’autostima, ma piuttosto emana una patriottica aura di successo americano sulla vecchia, arcigna Europa.
 
Vicino al ranch dei Bush, l’assedio dei pacifisti continua, cresciuto attorno alla protesta di Cindy Sheehan. In lutto per la morte del figlio in Iraq, e da poco rientrata in California per assistere la madre, Sheehan ha portato fino alla casa-vacanze del Presidente la lotta per far tornare a casa tutti gli altri figli d’America che adesso sono sotto le armi in quel paese. Il partito democratico avrebbe potuto inoltrare tale mozione, ma è in silenzio, ed è in quel silenzio che rimbomba il messaggio di Sheehan, poiché il rifiuto della guerra in Iraq è sempre stato un rifiuto di milioni e milioni di persone, non di minoranze sparute.
 
Cindy Sheehan, dal 6 agosto accampata all'esterno del ranch di BushAdesso però la stanchezza è palpabile anche tra chi si è fatto trascinare dalla voglia di guerra che imperversava nel 2002, e prende due vie, l’indifferenza e la rabbia. Cindy Sheehan esprime la rabbia ed il rifiuto, e lo fa articolando una critica prettamente politica, non da madre disperata, ma da madre violata dai potenti. Il dolore le appartiene pre-politicamente, e dunque non la si può azzerare facilmente; il culto delle famiglie dei militari, così spesso usato per accusare di tradimento chi ha criticato l’imperialismo americano, si è ritorto contro i mandanti.
 
Dinanzi a tale spettacolo il presidente ha deciso di andare in vacanza in Idaho; l’eterno ragazzo bene, arrogante e rilassato, alla mano perché condiscendente, perché libero dalle manie piccolo borghesi di mostrarsi ben-arrivati, ha poco da offrire al Paese, se non altre esortazioni a ‘finire il lavoro iniziato’ e a rammentare che la maggioranza delle famiglie militari sostiene lo sforzo militare e richiedono al resto della popolazione fede nella missione, e dunque silenzio. Intanto scappa da Crawford, probabilmente per deflettere e sgonfiare l’attenzione mediatica catturata da Sheehan e altri irriducibili. I repubblicani già temono smottamenti elettorali nelle elezioni parziali per la Camera del 2006, e chiedono gesti ‘concreti’.
 
L'ex first lady Hillary Clinton è indicata da molti come il prossimo candidato del partito democratico alla presidenzaIl Pentagono, dunque, sta dando i numeri: si annunciano riduzioni di personale dopo le elezioni irachene, ma intanto si punta ad aumentare le unità dispiegate in Iraq ed Afghanistan durante le prossime elezioni. Si ridefinisce la definizione di successo in Iraq sino a poter comprendere entro tale definizione qualsiasi esito, dalla repubblica islamica alla frantumazione dello stato. Si impongono agli iracheni ulteriori marce forzate verso una Costituzione, per poter usare la sequenza mediatica di eventi come dimostrazione di successo.
 
Ma questo senso di sconfitta (elettorale a casa e sul campo in Iraq) che spinge a definire una exit strategy, un ritiro veloce, con cui almeno evitare il cedimento del blocco di voti Repubblicani, rimane in contrasto con altre politiche attive. Il Pentagono sta stilando piani militari per una permanenza di almeno 100.000 unità in Iraq fino al 2009. L’elite bipartisan non ha ancora accettato un pieno ritiro militare dalla zona, e sta solo considerando opzioni che riaprano spazi di manovra sia a livello domestico, dinanzi ad un opinione pubblica stanca, sia a livello regionale. L’ipotesi più credibile è quella di un ritiro parziale, venduto come l’inizio di una vera ‘exit strategy’, consolidando posizioni difendibili e strategiche rispetto al petrolio.
 
John Kerry, sconfitto da Bush nelle ultime elezioni, potrebbe ancora candidarsi nel 2008Senza ritiro completo, la presenza americana tenderà a trascinarsi per altri anni ancora. La chiave di volta dunque rimane il partito democratico, perché è qui che si trova il pantano del volere l’una e l’altra cosa, dello non scegliere. Cindy Sheehan ha mostrato che a volte basta dire di no per scoprire che non si è soli. Howard Dean ha scalato la Segreteria Nazionale del partito, contro i voleri dei ‘grandi saggi’, ma non ha molto potere nei loro confronti. Altri elementi della coalizione dei democrat si stanno scollando, reclamando una militanza più aggressiva: l’AFL-CIO, la confederazione sindacale che porta notevoli soldi e voti ai Democrats, si è spaccata in due, in parte sulla questione dell’inefficacia di quel partito nel rappresentare i lavoratori. Purtroppo i probabili candidati per le presidenziali, le Hillary Clinton, i John Kerry, rimangono fusi con l’establishment, cultori delle ‘responsabilità globali’ del Paese; che rimane attanagliato in una crisi di rappresentanza.
Categoria: Donne, Politica
Luogo: Stati Uniti