Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.33 - 2005 dal 19/8 al 25/8
Burundi.
Il 19 un
attacco a una base militare da parte delle Forze Nazionali di
Liberazione del Burundi (FNL) ha provocato 11 vittime, 3 tra i
soldati e 8 tra i ribelli. Fonti dell'esercito regolare hanno
dichiarato che gli scontri sarebbero avvenuti nella parte occidentale
della provincia di Bubanza e avrebbero avuto lo scopo di dirottare
l'attenzione sul gruppo armato nell’imminenza dell’elezione
presidenziale.
Uganda.
Il 23 il responsabile della associazione umanitaria Send-a-Cow
Samwiri Naswaali è stato ucciso da uno
sconosciuto nella sua residenza a Kira vicino a Kampala. Naswaali,
ferito da alcuni colpi di pistola, sarebbe morto poco dopo essere
stato trasportato al Mulago Hospital. Send-a-Cow è
un'organizzazione umanitaria che fornisce aiuti concreti come mucche,
capre, maiali, alberi da frutto ai contadini poveri e alle loro
famiglie per consentire loro di diventare autosufficienti.
Rep.
Dem. Congo. Il 23 un funzionario della Comissione elettorale è
morto nell'assalto a un centro di registrazione elettorale in
Ituri, la turbolenta provincia nord-orientale del paese. La
registrazione degli elettori è la prima tappa di un processo
che, in base alla nuova Costituzione, dovrà portare al più
tardi entro il giugno 2006 alle prime elezioni generali democratiche
in oltre 40 anni di storia dell’ex-Zaire.
Somalia.
Il 23 un rapporto di Medici Senza Frontiere ha reso noto
che nella sola città di Galcayo ci sono state oltre 500
vittime di violenze quest'anno. La Somalia, che non ha avuto un
governo riconosciuto negli ultimi 14 anni, sta faticosamente tentando
di uscire da una crisi che non permette alle nuove istituzioni uscite
dal processo di pace di controllare il territorio del paese.
Etiopia.
Il 24 un rapporto dell'Organizzazione Etiope dei Diritti
dell'Uomo (Ehrco) ha reso noto che negli ultimi due mesi almeno 73
persone sono morte, 45 ferite e 80mila sfollate in Etiopia
in séguito alle violenze scoppiate tra gruppi tribali rivali
nelle regioni dell'Oromia e della Somali Region. Nell'Oromia gli
scontri tra un gruppo etiope (gli Oromo) e uno somalo (Miesso) hanno
provocato il maggior numero di vittime.
Nepal.
Il 19, 6 maoisti sono rimasti uccisi e un soldato
governativo ferito in diversi scontri nell’ovest del Paese.
Queste ultime violenze sono state innescate da un attacco a un campo
dell’Esercito reale nepalese sferrato dai guerriglieri qualche
giorno prima.
Il
22, 4 poliziotti hanno perso la vita e un altro è
rimasto ferito per l’esplosione di una mina nel sud-ovest del
regno. I guerriglieri maoisti hanno rivendicato l’attentato al
convoglio.
Gli
scontri tra ribelli e forze di sicurezza sono aumentati da quando il
re Gyanendra ha sospeso tutti i diritti fondamentali e preso il
potere assoluto il primo febbraio scorso. La guerra tra le due parti
è cominciata nel 1996 e finora ha causato almeno 12mila
vittime.
Pakistan.
Il 20, almeno 4 persone sono state uccise e altre 12 sono rimaste
ferite in diversi episodi di
violenza durante le elezioni amministrative.
India.
Il 19, ribelli maoisti hanno attaccato una manifestazione
di protesta nell'India meridionale, uccidendo 10 persone. La
polizia riferisce che l'attacco ha avuto luogo dopo le celebrazioni
del Giorno dell'Indipendenza in Makhtal, una città a 80 miglia
a sud di Hyderabad, la capitale dello stato dell’Andhra Pradesh
Kashmir
indiano. Il 20, i soldati indiani hanno ucciso nel distretto
di Doda un indù che combatteva per uno dei maggiori
gruppi ribelli islamici attivi nell’area.
Il
22, i portavoce dell’esercito e della polizia hanno
dichiarato che 8 militanti islamici sono stati uccisi
dall’esercito indiano nell’ultimo periodo di violenze. In
questi giorni, inoltre, presunti militanti islamici avrebbero
ucciso tre membri di una famiglia musulmana nel sud della regione
himalayana.
Il
24, il capo di una stazione di polizia della capitale Srinagar e
altre 3 persone sono rimaste ferite per una granata lanciata dai
ribelli islamici.
I
militanti islamici, dei quali molti sostenuti dal Pakistan,
combattono contro l’esercito indiano dal 1989 e finora nel
conflitto sono morte almeno 40mila persone.
Sri
Lanka. Il 20, militanti delle Tigri tamil avrebbero ucciso un
avversario politico a Vavuniya, 210 chilometri a nord di Colombo.
Tre guerriglieri, invece, sono rimasti feriti in un attacco
sferrato con granate da sconosciuti nel nord del Paese.
Il
movimento delle Tigri è molto diviso al suo interno,
comprendendo una trentina di gruppi ribelli. Dai primi anni ’80
combatte contro l’esercito governativo per l’autonomia del nord e
dell’est dello Sri Lanka. Nel conflitto hanno perso la vita 65mila
persone.
Cecenia
(Fed. Russa). Il 18 violenti scontri armati si sono
verificati per tutta la giornata al confine tra Cecenia e Inguscezia,
nei distretti di Achkhoi-Martan e Sunja: il bilancio finale è
di 10 guerriglieri ceceni uccisi, tra cui l’emiro Kazbek
Batalov, e di almeno 6 soldati russi uccisi.
Combattimenti
anche nel distretto meridionale di Vedenò: uccisi 2
guerriglieri, di cui uno di origini arabe. Nel distretto di
Urus-Martan i guerriglieri hanno assassinato in casa sua un
poliziotto.
Il
19 nuovi scontri nel distretto inguscio di Sunja: ucciso
almeno un guerrigliero ceceno. Nuovi scontri anche nel distretto
di Vedenò: 5 soldati russi sono morti. Sono intervenuto
anche elicotteri russi Mi-24 e l’artiglieria russa. In serata a
Grozny 2 soldati russi sono morti per l’esplosione del loro
mezzo saltato su una mina. Altri 3 soldati russi sono stati uccisi
in scontri nei boschi a sud si Urus-Martan. Anche qui sono
intervenuti gli elicotteri da guerra russi.
Il
20 a Makhachkala, capitale del Daghestan, 3 poliziotti sono
stati uccisi in un attentato della locale guerriglia islamica.
Il
21 un guerrigliero è stato ucciso nel distretto
daghestano di Khasavyurt. Lo stesso giorno nel distretto di Vedenò
6 kadyroviti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con i
guerriglieri ceceni.
Nel
distretto di Naur 2 soldati russi sono morti in un attacco
dinamitardo contro una caserma.
Il
22 nei combattimenti che sono proseguiti nel distretto di
Vedenò 4 guerriglieri ceceni sono stati uccisi in
combattimento e 6 soldati russi sono morti saltando con il
loro mezzo su una mina.
Nella
ex zona industriale di Grozny una Uaz dell’esercito russo è
saltata su una mina: morti 4 soldati. Nel distretto di
Urus-Martan i russi hanno ucciso l’emiro Ruslan Vakhayev
‘Sidik’, comandante guerrigliero della zona. A Nazran,
capitale dell’Inguscezia, l’esplosione di una bomba vicino
all’ospedale ha ucciso 3 civili.
Il
23 la polizia inguscia ha ucciso un guerrigliero locale
che si era asserragliato in una casa.
Il
25 il primo ministro inguscio Ibrahim Maisagov è stato
ferito in un attentato. La sua auto è saltata in aria nella
capitale Nazran.
Israele
– Palestina. Il 24, in un campo profughi vicino a
Tulkarem, in Cisgiordania, l’esercito israeliano ha ucciso
cinque militanti palestinesi.
Algeria.
Il 18, miliziani del Gruppo Islamico Armato (Gia) hanno
ucciso tre persone nella regione di Blida, a circa 50
chilometri a sud della capitale.
Il
23, sono stati uccisi dieci miliziani
del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento in
un’operazione dei corpi speciali dell’esercito algerino nelle
zone di Ain Defla e Medea.
Turchia.
Il 21, nella provincia di Tunceli, due guerriglieri
curdi sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con l’esercito
turco.
Il
22, nella provincia settentrionale di Trabzon, un guerrigliero
curdo è stato ucciso dalla polizia.
Colombia.
Il 19 padre Jesus Adrián Sánchez è stato
ucciso da uomini armati non ancora identificati, mentre stava
tenendo una lezione in una scuola rurale del comune di Chaparral, a
210 chilometri a sudovest di Bogotá. Testimoni hanno
raccontato che gli assassini hanno fatto irruzione in classe e hanno
costretto il sacerdote trentenne a seguirli fino al vicino campo di
calcio. Poi gli hanno sparato, a sangue freddo, uccidendolo sul
colpo. Il parroco di Chaparral, padre
Lizardo Monroy, ha dichiarato che padre Sánchez non aveva
ricevuto nessuna minaccia. Sconosciuti gli autori
dell’omicidio.
Haiti.Il 20 6 persone sono rimaste uccise durante un blitz
compiuto da un gruppo di poliziotti nel quartiere di Martissant, a
sud di Port-au-Prince. L’intento era catturare alcuni banditi che
si trovavano allo stadio per assistere a una partita di calcio.