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Tutti gli uomini
dell’ex presidente. Dopo cinque mesi in cui il nuovo ‘Presidente della
Repubblica Cecena di Ichkeria’ aveva mantenuto un basso profilo e una linea di
apparente continuità rispetto al moderatismo del suo predecessore, all’inizio
di agosto (ma lo si è saputo solo nei giorni scorsi) Sadulaev ha licenziato
tutti i membri del governo ceceno in esilio: ministri, rappresentanti,
portavoce, plenipotenziari. Tutti, compresi il vice primo ministro Akhmed Zakaev,
il ministro degli Esteri Ilyas Akhmadov, il ministro della Sanità Umar Khanbiev.
Insomma, tutti quei rappresentanti ceceni in esilio in Europa e negli Usa che
in questi anni, per conto di Maskhadov, hanno lavorato per la pace sensibilizzando
gli organismi internazionali sulla tragedia cecena e tentando, invano, di
intavolare negoziati con il governo russo.
Il commento di
Mironov. “Putin ha ucciso Maskhadov e Sadulaev ha completato l’opera eliminando
tutti quelli che come Maskhadov rappresentavano una speranza di pace per il
popolo ceceno”. A parlare al telefono da Mosca è Andrei Mironov, ex dissidente
sopravvissuto ai gulag, pacifista e attivista per i diritti umani, difensore
della causa cecena, fondatore dell’associazione ‘Memorial’ e soprattutto
protagonista degli sforzi diplomatici di Akhmadov e compagnia.
Prova di fanatismo.
Il decreto di Sadulaev, che porta la data del 4 agosto, è stato seguito da un
comunicato in cui il leader indipendentista spiega le ragioni di questa scelta
ammettendo sostanzialmente di non credere più nel dialogo e nel coinvolgimento
degli organismi internazionali, come invece aveva sempre fatto Maskhadov. “Se
qualcuno davvero pensa ancora che il destino del popolo ceceno si giochi a
Strasburgo, a Washington o a Mosca si sbaglia di grosso. Il conflitto ceceno
verrà risolto solo dai mujaheddin ceceni, che con i fucili in mano difendono la
libertà e l’indipendenza della Patria dall’aggressione russa”. Più chiari di
così! Enrico Piovesana