testo raccolto
da Gianluca Ursini

Il 25 marzo del 2004 il presidente Nestor Kirchner ha promesso entro un paio
d’anni la nascita nei locali della Esma ‘(
Escuela Superior de Mecanica de la Aeronautica’, Scuola meccanica dell’Aeronautica, tristemente famosa per essere il luogo prediletto
dai torturatori per le sevizie ai desaparecidos negli anni della repressione)
un 'Museo de la Memoria', che ricordi gli anni della ‘
Guerra Sucia’, la ‘Guerra sporca’ mossa dalla Polizia segreti della
Junta militare a ogni tipo di opposizione. I militari hanno retto l’Argentina dal
1976 al 1983 dopo un golpe armato. Per l'associazione prodiritti umani
'Amnesty International' in quel periodo in Argentina oltre 30mila persone sono morte o scomparse
a causa del ‘
Piano Condor’, con il quale i regimi dittatoriali latinoamericani si coordinarono per stroncare
le opposizioni.
Un anno di buone notizie. Il 2005 verrà ricordato come l’anno che ha riportato all’attenzione mondiale un
periodo di buio democratico: cominciando dal processo in Spagna ad Alfonso Scilingo,
capitano della Marina militare che aveva confessato i propri crimini come torturatore
della Junta; il giudice spagnolo Baltasàr Garzòn lo ha accusato di gravi violazioni dei
diritti umani, fatto incarcerare nel 2001 e processare. Il 18 aprile Scilingo
è stato condannato a 640 anni di prigione. Nel frattempo, nuove richieste di processare
gli autori di quei crimini sono venute da Italia e Spagna: lo scorso 25 maggio
si è svolta a Roma la prima udienza davanti il giudice per le indagini preliminari
Marco Mancinetti, nel processo penale per gli omicidi dei desaparecidos Angela
Aieta, Susanna e Giovanni Pegoraro. Angela Aieta aveva 56 anni quando fu sequestrata
il 5 agosto 1976 e portata alla ‘Esma’, dove fu torturata e fatta sparire. Voleva
che suo figlio Dante Gullo, dirigente della Gioventù Peronista, venisse liberato
dalla galera in cui si trovava dal 1975 e in cui rimase più di otto anni, fino
al ripristino della democrazia in Argentina, nell’ottobre 1983. Giovanni Pegoraro
e sua figlia Susanna di 21 anni furono sequestrati il 18 giugno 1977. Mesi dopo
furono trasferiti alla ‘Esma’, dove lei partorì una bambina, rintracciata nel
1999. Era stata “adottata” alla nascita da un sottufficiale della Marina. Nel
2004 era stato chiesto il rinvio a giudizio dinanzi alla Corte di Assise di Roma
di sei militari argentini: l’ammiraglio Emilio Massera,(tra gli ideatori della
‘Junta’ con il generale Jorge Videla), Jorge Acosta, Alfredo Astiz, Jorge Vildoza,
Antonio Vanek ed Hector Febres.
Un punto riaperto. Questo mentre il 15 giugno passato la Corte Suprema argentina ha dichiarato
nulle le leggi denominate ‘Punto final’ e ‘Obediencia debida’, amnistie promulgate nel 1986 e ‘87 dal presidente Raul Alfonsin per placare
una rivolta di militari in attesa di processo, detti i ‘carapintadas’. Dall’agosto 2003 Buenos Aires ha ratificato la Convenzione internazionale
Onu sull’imprescrittibilità dei crimini di guerra, da cui una legge che impedisce
l’impunità dei responsabili della ‘Guerra Sucia’. La Camera ha votato nell’agosto 2003 a grande maggioranza la legge che dichiarava
“insanabilmente nulle” le amnistie.
A Rosario già ricordano... Un ‘
Museo de la Memoria’ intanto, in Argentina esisteva già: istituito dal comune di Rosario, terza città
del Paese, nel 1998 ed attivo dal marzo 2003. Il Museo ha proposto a cadenza regolare
svariate mostre per mostrare diversi aspetti della repressione dittatoriale, oltre
a svolgere da centro di raccolta informazioni sui ‘
desaparecidos’ e a portare avanti la ricerca e il riconoscimento dei cadaveri. Finora il Museo
ha una sede temporanea in una stazione ferroviaria dismessa. Nel luglio scorso
è arrivata la disponibilità della vecchia caserma della Questura rosarina in cui
i prigionieri politici venivano trascinati per gli intetrrogatori
. PeaceReporter ha intervistato il direttore del Museo, Rubén Chababo, da un mese anche responsabile
‘Ufficio per i Diritti Umani’ della città del Rio de la Plata: si occuperà di
raccogliere testimonianze e documenti finora sconosciuti sulle persone scomparse
in Santa Fé durante la
represiòn.
Tra quanto vedremo il Museo nella sede naturale, il palazzo della Questura dove
venivano torturati i 'desaparecidos' rosarini, all’angolo delle vie Cordoba e
Moreno, dove adesso la gioventù si ritrova in un 'american bar' alla moda, il
‘Rock n’ Feller’?
"Il Museo avrà la sua sede definitiva nel luglio 2006, come permesso dai tempi
legali (il Comune lo ha dovuto comprare dal suo attuale proprietario, Silvasian).
Il suo recupero è un grande risultato per le organizzazioni dei diritti umani
che hanno lottato per anni per questo obiettivo".
In Spagna e Italia si torna a chiedere di processare i responsabili di quei delitti.
Che provano in Argentina i sopravvissuti a sentire queste notizie?
"L’apertura di nuovi procedimenti è l’unica forma che i ‘sobrevivientes’ e le
vittime della strategia genocida hanno per compensare il danno arrecato loro dai
governi autoritari. Fino ad ora, ogni processo intentato ha permesso che l’opinione
pubblica conoscesse l'estensione atroce raggiunta in passato dalle strategie repressive;
a volte le dimenticanze e la rapidità delle nostre attività quotidiane danno amnesie
pericolose che possono tornare utili alla speranza di impunità dei colpevoli.
Sappiamo che non tutti i responsabili saranno giudicati, ma ogni nuovo processo
che inizia apre una crepa importante per far filtrare lo spirito della Memoria".
Per esempio il processo ad Alfonso Scilingo che emozioni ha suscitato?
"Da Scilingo non abbiamo sentito gran novità, perché qui si conosceva già tutto
dal libro “El vuelo’ (Il Volo) del giornalista Horacio Verbitski e da altre inchieste
televisive e della carta stampata; si conoscevano i metodi usati dai militari
per disfarsi dei corpi, però non c’è dubbio che le dichiarazioni di Scilingo davanti
i giudici madrileni hanno confermato quello che per molti a lungo era considerata
solo una chiacchiera. Invece era vero e atrocemente accertato"
.
Come procede la creazione del Museo della Memoria nella Esma? C’è la volontà politica condivisa di
farlo? Si rischia di riaprire ferite?
"Finora esiste la volontà politica di fare un museo alla ‘Esma’, ma manca parecchio
perchè ci si arrivi nel concreto. Ci vuole il consenso tra tutte le parti coinvolte
perché stabiliscano che cosa mostrare, che storia raccontare, in che modo, il
che è estremamente complesso e non si risolve da un giorno all’altro. L’esperienza
di altri musei simili al mondo, nati per raccontare operazioni di genocidio, non
sono assai diversi. Tuttora adesso in Spagna è in corso un dibattito molto violento
su come interpretare l'argomento della Guerra Civile, o dei collaborazionisti.
Questo è uno dei punti più molesti o urticanti da afforntare. Non credo che l’apertura
di questo Museo riapra ferite, che non si sono ancora chiuse. Solo il passar del
tempo potrà cicatrizzarle. Il Museo della 'Esma', così come quello della Memoria
di Rosario, lavorerà per creare coscienza storica, ripresentare quel passato e
riaffermare così il principio del ‘Nunca Màs’ (Mai Più). Se non riuscirà a creare
una dimensione pedagogica, non servirà a nulla. I Musei della Memoria servono
a che i loro visitatori si chiedano non solo che cosa sia sucesso in quegli anni,
ma come fu possibile che accadessa e chi lo rese possibile".
Lei è stato nominato lo scorso mese direttore dell’Ufficio dei Diritti Umani
di Rosario. Che significa per l’Argentina la creazione di un simile Assessorato
in una provincia come la sua?
"Questo nuovo ufficio è stato creato per divulgare l’eredità dei Diritti Umani.
Oggigiorno buona parte del nostro popolo non sa cosa siano e c'è bisogno di comunicare
ogni giorno, a più persone, il meraviglioso messaggio universale che parla del
nostro 'diritto alla dignità'. Per questo, il nostro lavoro è essenzialmente
pedagogico, verso chiunque sia interessato, ma soprattutto le generazioni più
giovani. Non è un compito facile e richiede un lavoro sul lungo periodo. Agiamo
in due direzioni, spiegando l’importanza del messaggio sia alla gente che al potere
politico: ai politici dev'essere chiaro che non è loro possibile danneggiare la
popolazione né abbandonarla alla propria sorte. Perciò vediamo la rilevanza politica
di questo ufficio: simboleggia la decisione politica di fare dei Diritti Umani
un’argomento non solo di dibattito".
La revoca delle leggi di amnistia del ‘Punto Final’ e ‘Obediencia debida’ Sono state una rottura storica col passato. Ce le può commentare?
"La revoca di queste leggi è uno degli avvenimenti più importanti degli ultimi
anni nella politica argentina pro Diritti Umani. Già s'era fatto un gran passo
in avanti con il processo alla ‘Junta’ militare avviato dal Governo Alfonsìn nel
1983, situazione poi ribaltata con l’arrivo al potere di Carlos Menem. Nestor
Kirchener ha assunto il mandato promettendo uno Stato basato sul Diritto e la
Memoria, e l’annullamento delle amnistie va in questa direzione. L’impunità e
l’oblio degli atti di barbarie commessi da parte dello Stato non contribuiscono
allo sviluppo di nessuna società. Perciò questa decisione segna un ‘prima’ e un
‘dopo’, rispetto al quale parecchi di noi argentini possono sentirsi gratificati.
Qualcosa ha iniziato – per dirla con Shakespeare – a odorare in maniera diversa
nella nostre terre. L’Argentina così sarà un vero esempio per altre nazioni, non
solo latinoamericane, di cosa è possibile realizzare per il rispetto dei Diritti
Umani".