26/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il popolo brasiliano saprà difendere la propria conquista
di Leonardo Boff 
 
Leonardo BoffLuis Gonzaga de Souza Lima, brillante scienziato politico dell’Università dello Stato di Rio de Janeiro, lavora da vari anni all’ipotesi interpretativa secondo la quale il nostro paese potrebbe essere compreso meglio storicamente parlando, se partissimo dalla constatazione che sin dai suoi primordi è stato e continua ad essere un’azienda multinazionale privata, di quelle di maggior successo di cui si abbia notizia in Occidente. Ci sono stati periodi in cui la sua valuta era di gran lunga la più valorizzata del mondo. Per il fatto di essere un’azienda privata non ha mai potuto costruire realmente una società organizzata né creare uno stato che realizzasse un progetto collettivo. Èlite portoghesi, spagnole e inglesi in articolazione con élite creole hanno occupato quella che è una parvenza di Stato a proprio beneficio mantenendo il 50-60% della popolazione schiavizzata o in condizioni di povertà. Lo spirito privatistico del capitanato eriditario, dello schiavismo, del possesso di terre acquistate con soldi, la rapina organizzata dei beni di quella che è imitazione imperfetta di Stato, la promiscuità di pubblico e privato, il patrimonialismo, il favoritismo, la falsificazione di documenti e la più scialba corruzione fanno parte della logica di questa azienda. Ogni generazione l’ha modellata a suo piacere, ma la sua struttura di base continua inalterata fino ai nostri giorni. È nata una classe politica sulla base di questa etica da banditi. Considerano la “repubblica” loro proprietà. Arrivati li si sentono in diritto di depredarla a loro beneficio. Possiamo comunque affermare che ci sono state eccezioni, anche per non commettere un errore metafisico, del male assoluto e delle onorevoli eccezioni.
 
Qual’è lo scandalo attuale? Che un metalmeccanico, un supersiste della fame, appoggiato da un vasto movimento sociale che sempre si è opposto a tale vergogna, è riuscito a rompere la corazza politico-instituzionale e a essere eletto Presidente. Le classi ricche non lo hanno mai accettato, ma hanno dovuto mandarlo giù politicamente ed economicamente. Con un’ingegnosa strategia, avallata dagli organismi dell’ordine economico mondiale, sono riusciti a mantenere il pretesto della macroeconomia al fine di evitare il caos sistemico e di garantire la governabilità. Ma questa strategia non ha tranquilizzato le élite. Sospettano che i movimenti sociali possano, in un momento critico, far pressione sul Governo affinché cambi le regole del gioco economico dando centralità al sociale. É necessario, proclamano, mettere Lula con le spalle al muro. È un ostacolo per le élite al potere. Intralcia il loro perverso arricchimeno. È necessario allontanarlo.
 
Il posto dell’operaio è in fabbrica, nella catena di montaggio e nella produzione, non al governo o ad amministrare la cosa pubblica. Si tratta di una questione di cultura di classe. Il fatto che la corruzione dev’essere investigata e condannata ha offerto l’occasione che mancava per risvegliare il vecchio sogno di tradizione delle élite.
 
Come realizzarlo? Politici del PFL e del PSDB, solitamente dei vitelloni privi di senso di responsabilità nei confronti della Nazione già ventilano un processo di impeachment. L’altra strategia è già stata enunciata da una delle icone della politica obsoleta, corrosa e corrotta, quando a chiare lettere ha affermato. "Non vogliamo l’impeachment di Lula, vogliamo demoralizzarlo, dissanguarlo e liquidarlo affinché venga svergognato pubblicamente e sconfitto alle elezioni, in modo da scomparire per sempre dalla scena politica". Sono convinto che questi politici manipolino vecchi schemi. Adesso cio non accadrà più. Il popolo tutto saprà difendere la propria conquista storica. Metteranno in fuga quei venditori come Gesù fece nel tempio di Gerusalemme. "Andate via, andate tutti via!".
 
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Brasile
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