23/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre si aspetta la Costituzione, in Iraq la popolazione civile soffre
Un ufficiale della polizia irachena ha denunciato ieri che, in alcuni villaggi a maggioranza sciita, le milizie armate sunnite, che combattono le forze militari straniere in Iraq e il governo transitorio iracheno, si starebbero macchiando di operazioni di 'pulizia etnica' ai danni della popolazione civile. Nelle stesse ore, a Baghdad, con un colpo di scena il comitato dei redattori della nuova Costituzione irachena ha consegnato il testo al Parlamento iracheno. L'Assemblea Nazionale ha chiesto almeno tre giorni per analizzare il documento. Mentre la transizione politica del dopo-Saddam continua a essere irta di ostacoli, i civili iracheni continuano a morire.
 
vittime civili di un bombardamento in IraqPulizia etnica. “In molti villaggi a maggioranza sciita si sono verificati degli episodi gravissimi. Le milizie armate di terroristi che sconvolgono il Paese hanno intimato a diversi residenti, minacciandoli di morte, di abbandonare la loro casa. Una vera e propria pulizia etnica”. Questo il contenuto di un'intervista rilasciata ieri dal maggiore-generale Kais al-Mamury, capo della polizia del governatorato di Babilonia al quotidiano al-Mutamer, vicino alla Coalizione. “Le violenze più gravi sono avvenute a Yussufiya, Latifiya, Daiyra e Jurf al-Sakhr – ha raccontato il funzionario - in quest'ultimo villaggio cinque famiglie, che si erano rifiutate di abbandonare la loro abitazione, sono state sterminate senza pietà”. Secondo al-Mamury, “le case abbandonate vengono spesso utilizzate come rifugio dai terroristi o come centri di detenzione per gli ostaggi. Ma lo scopo principale resta quello di sgomberare gli sciiti”.
 
un guerrigliero irachenoViolenza indiscriminata. Nessun riscontro delle affermazioni del comandante al-Mamury è stato possibile, ma un dato incontrovertibile c'è: la popolazione civile irachena sta pagando un prezzo immenso a questa guerra. Secondo le ultime stime indipendenti sarebbero già più di 26mila le vittime civili dal marzo del 2003. Un numero impressionante che si è generato dall'unione di più fattori: ai cosiddetti 'effetti collaterali' dell'operazione Enduring Freedom (basta in proposito ricordare solo il bombardamento indiscriminato di Falluja o le vittime innocenti ai check-point Usa) si aggiungono le migliaia di vittime della guerriglia irachena. Cittadini in coda per un posto di lavoro, bambini che si sono avvicinati ai militari stranieri per una caramella proprio quando questi venivano fatti oggetto di un attacco, semplici passanti spazzati via da uomini o auto bomba. Vite distrutte dalla furia cieca di questa guerra. Per tacere delle migliaia di agenti della polizia o militari del nuovo esercito iracheno. Una vera mattanza, sulla pelle dei civili.
 
pozzi petroliferi in iraqParalisi politica. Si continua a morire quindi in Iraq, ma questo non riesce a far superare le differenze che dividono i politici iracheni attorno alla Costituzione. Ieri, quando nessuno ci sperava più, la commissione redattrice è riuscita a consegnare un testo all’Assemblea costituente irachena che ha chiesto e ottenuto tre giorni di tempo per analizzarlo. Da subito è emerso l’aspetto principale del documento: l’alleanza tra curdi e sciiti diventa ogni giorno più solida, a scapito dei sunniti. Un autorevole esponente della delegazione sunnita ha sottolineato come, insistendo su questa linea, “la guerra civile diventa sempre più probabile. Uno dei pochi argomenti per evitare la deriva fondamentalista è che anche i sunniti partecipino alla distribuzione dei proventi della vendita del petrolio”. L’ossatura dell’Iraq del futuro esce ben delineata dalla bozza presentata all’Assemblea. Il Paese del futuro sarà repubblicano, federale, parlamentare e democratico. La legge islamica sarà la norma fondamentale, ma larga discrezione sull’applicazione locale sarà lasciata ai dirigenti federali. Contenti i curdi che hanno ottenuto quel federalismo forte che gli permette di mantenere i proventi del petrolio della loro regione e le milizie curde peshmerga. Contenti gli sciiti che hanno visto riconosciuto il primato della sharia (diritto coranico) tra le fonti del diritto e il controllo federale dei pozzi di petrolio dell’Iraq meridionale. Gli unici tagliati fuori sono i sunniti, ai quali non resta che la parte centrale dell’Iraq, povera di risorse (il controllo della città di Kirkuk, ricca di oro nero e contesa da curdi e sunniti, è stata rimandata al 2007) e, al momento, ancora sotto il controllo delle milizie della guerriglia. Come sanno bene i cittadini di Yussufiya, Latifiya, Daiyra e Jurf al-Sakhr.

Christian Elia

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