26/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un ministro minaccia di morte una giornalista
Scritto per noi
da Enza Roberta Petrillo
 
 
I giornalisti ai governi passati e e a quello presente della Serbia non sono mai piaciuti. Almeno questo ha dimostrato il ministro per gli investimenti Velimir Ilic, quando lo scorso 15 agosto durante la  conferenza stampa che dava il via ai lavori per la funivia dell’area turistica di Kopaonic, si è scagliato contro Ana Veljkovic del network indipendente Rtv B 92 con offese non proprio politically correct. E il ministro, noto in Serbia per la fobia nei confronti della stampa, stavolta ha davvero passato il segno. Ed è bastata una domanda della giornalista a scatenare un putiferio.
L’interrogativo, più che legittimo, riguardava l’insabbiamento delle accuse contro Marko Milosevic, figlio del deposto presidente Slobodan, accusato di aver rapito e torturato nel 2000 Zoran Milovanic, avversario politico di suo padre. In questa vicenda dai contorni sinistri si inserisce appunto il ruolo del ministro in carica, accusato da più testimoni di avere orchestrato il depistaggio prima e l’insabbiamento poi.
 
veran maticIlic non risponde e attacca. Incalzato dai giornalisti, il ministro e il suo portavoce hanno deciso di replicare con violenza. Ana Veljkovic ci ha così raccontato quanto accaduto: "Il ministro Ilic non ha gradito le domande relative al suo ruolo nella vicenda di Marko Milosevic e ha risposto solo ad alcune di esse. Subito dopo, il suo portavoce Peter Lazovic mi si è avvicinato dicendomi che avrei dovuto vergonarmi di aver rivolto una domanda su Marko Milosevic e, imprecando contro di me, mi ha detto di riferire al mio direttore Veran Matic che avrebbe voluto ucciderlo". Minacce smentite pochi istanti dopo dallo stesso portavoce, che si è rivolto alla giornalista dicendo: "Ho soltanto detto di dire a Veran Matic di andare a...". Il ministro invece si è rivolto direttamente allo staff di B92: “Noi siamo qui per parlare di un investimento serio e importante. Voi di B92 dovunque andate create il caos. Ovunque seminate provocazione. Siete malati, avete bisogno di una clinica psichiatrica, dovreste andarci per una cura collettiva. Potreste curarvi proprio a Kopaonic, dove noi stiamo costruendo un centro per voi, per prenderci cura di voi. Siete in grado di parlare solo di Marko Milosevic, dimenticatevi di Marko: perchè è così importante nelle vostre vite?”. Non contento Ilic si è rivolto a Veran Matic: “Sono certo che la tua grande professionalità sta rendendo idioti i serbi". Infine ha puntato il tiro sulla Veljkovic: "Sai soltanto parlare, sei così aggressiva, sei una di quelle che non potranno mai sposarsi. Sono preoccupato per te. Cosa farai? Nessuno ti vorrà. Rilassati, divertiti e sii gentile con noi". Lo sproloquio è stato sottolineato dall’applauso finale dei rappresentanti della città di Kopaonic.
Dice ancora la malcapitata Veljkovic: "Quando Peter Lazovic mi si è avvicinato ho provato un forte imbarazzo, perchè è stato estremamente violento e offensivo. Invece, per quanto riguarda il ministro Ilic, sono certa che lui non vale abbastanza per umiliarmi. Velimir Ilic, che ha una storia ricca di attacchi verbali e fisici ai giornalisti, non è un uomo in grado di fare il ministro".
Non nuovo a episodi di questo genere, l’irascibile Ilic si era già fatto notare nel 2003, quando nella veste di sindaco della città di Cacak, aveva aggredito il giornalista free-lance Vladimir Jesic durante un’intervista per la Tv Apolo. Allora bastò una domanda su suo fratello Strahinja Ilic, arrestato a seguito dell’assassinio del premier Zoran Djindjic, per scatenare calci e spintoni poi prontamente smentiti. Ma la vicenda è solo uno dei tanti episodi che vedono coinvolto Ilic. Nel 2001, sempre a Cacak, era stato accusato di aver spaccato i vetri di radio Ozone. il logo di rsf 
 
Informazione minacciata. Minacciati, imbavagliati o multati, i giornalisti della Serbia democratica non sembrano passarsela bene.
Proprio come denunciato da Reporters Sans Frontiéres, che dopo aver espresso la propria solidarietà alla Veljkovic, ha sottolineato come la situazione dei media in Serbia sia sempre più critica. L’ultimo dossier dell’organizzazione francese parla chiaro.  L’instabilità politica della repubblica procede di pari passo con le limitazioni alla stampa. I giornalisti serbi, che nel 2003 sperimentarono per sette settimane le leggi d’emergenza promulgate per fare fronte all’omicidio del Premier Djindjic, ancora oggi subiscono pesanti limitazioni al loro operato.
La tutela della stampa è spesso messa in atto con misure di emergenza come quella seguita alle recenti esternazioni di Ilic.
Contattato telefonicamente Dragan Petrovic, corrispondente Ansa da Belgrado, ha raccontato che “a seguito delle esternazioni non proprio pacate contro il network B92, è stato rimosso dall’incarico il consigliere del ministro per l’informazione Djordjevic”. Ma basterà un capro espiatorio a risollevare le sorti dell’informazione serba? Difficile stabilirlo. Per ora lo scenario resta quello consegnatoci da Ana: "Pochi giorni fa il ministro per l'informazione e la cultura Dragan Kojadinovic si è così espresso sul settimanale Svedok : "Mi sembra che per qualcuno il prossimo passo sia tirare fuori una pistola e sparare a un giornalista, proprio come succedeva durante il periodo di Milosevic".
"Questa - continua Ana - mi sembra un'ottima descrizione delle condizioni del giornalismo in Serbia".
Categoria: Diritti, Media
Luogo: Serbia