Scritto per noi
da Enza Roberta Petrillo
I giornalisti ai governi passati e e a quello presente della Serbia non sono
mai
piaciuti. Almeno questo ha dimostrato il ministro per gli investimenti
Velimir Ilic, quando lo scorso 15 agosto durante la conferenza
stampa che dava il via ai lavori per la funivia dell’area turistica di
Kopaonic, si è scagliato contro Ana Veljkovic del network
indipendente
Rtv B 92 con offese non proprio
politically correct. E il ministro, noto in Serbia per la fobia nei confronti della stampa,
stavolta ha davvero passato il segno. Ed è bastata una domanda della giornalista
a scatenare un putiferio.
L’interrogativo, più che legittimo, riguardava l’insabbiamento delle accuse contro
Marko Milosevic, figlio del deposto presidente Slobodan, accusato di aver rapito
e torturato
nel 2000 Zoran Milovanic, avversario politico di suo padre. In questa vicenda
dai
contorni sinistri si inserisce appunto il ruolo del ministro in carica, accusato
da più testimoni di avere orchestrato il depistaggio prima e l’insabbiamento poi.
Ilic non risponde e attacca. Incalzato dai giornalisti, il
ministro e il suo portavoce hanno deciso di replicare con violenza.
Ana Veljkovic ci ha così raccontato quanto accaduto: "Il ministro Ilic
non ha gradito le domande relative al suo ruolo nella vicenda di Marko
Milosevic e ha risposto solo ad alcune di esse. Subito
dopo, il suo portavoce Peter Lazovic mi si è avvicinato dicendomi che
avrei dovuto vergonarmi di aver rivolto una domanda su Marko
Milosevic e, imprecando contro di me, mi ha detto di riferire al mio
direttore Veran Matic che avrebbe voluto ucciderlo". Minacce smentite
pochi istanti dopo dallo stesso portavoce, che si è rivolto alla
giornalista dicendo: "Ho soltanto detto di dire a Veran Matic di andare a...".
Il
ministro invece si è rivolto direttamente allo staff di B92: “Noi siamo qui per
parlare di un
investimento serio e importante. Voi di B92 dovunque andate create il
caos. Ovunque seminate provocazione. Siete malati, avete bisogno di una
clinica psichiatrica, dovreste andarci per una cura collettiva.
Potreste curarvi proprio a Kopaonic, dove noi stiamo costruendo un
centro per voi, per prenderci cura di voi. Siete in grado di parlare
solo di Marko Milosevic, dimenticatevi di Marko: perchè è così
importante nelle vostre vite?”. Non contento Ilic si è rivolto a Veran
Matic: “Sono certo che la tua grande professionalità sta rendendo
idioti i serbi". Infine ha puntato il tiro sulla Veljkovic: "Sai
soltanto parlare, sei così aggressiva, sei una di quelle che non
potranno mai sposarsi. Sono preoccupato per te. Cosa farai? Nessuno ti
vorrà. Rilassati, divertiti e sii gentile con noi". Lo sproloquio è stato sottolineato
dall’applauso finale dei rappresentanti
della città di Kopaonic.
Dice ancora la malcapitata Veljkovic: "Quando
Peter Lazovic mi si è avvicinato ho provato un forte imbarazzo, perchè
è stato estremamente violento e offensivo. Invece, per quanto riguarda il
ministro Ilic, sono certa che lui non vale abbastanza per umiliarmi.
Velimir Ilic, che ha una storia ricca di attacchi verbali e fisici ai
giornalisti, non è un uomo in grado di fare il ministro".
Non nuovo a episodi di questo genere, l’irascibile Ilic si era già fatto notare
nel 2003, quando nella veste di sindaco della città di Cacak, aveva aggredito
il
giornalista free-lance Vladimir Jesic durante un’intervista per la Tv
Apolo.
Allora
bastò una domanda su suo fratello Strahinja Ilic, arrestato a seguito
dell’assassinio
del premier Zoran Djindjic, per scatenare calci e spintoni poi
prontamente smentiti. Ma la vicenda è solo uno dei tanti episodi che
vedono coinvolto
Ilic.
Nel 2001, sempre a Cacak, era stato accusato di aver spaccato i
vetri di
radio
Ozone.
Informazione minacciata. Minacciati, imbavagliati o multati, i giornalisti della Serbia democratica non
sembrano passarsela bene.
Proprio come denunciato da Reporters Sans Frontiéres, che dopo aver espresso la propria solidarietà alla Veljkovic, ha sottolineato
come la situazione dei media in Serbia sia sempre più critica. L’ultimo dossier
dell’organizzazione francese parla chiaro. L’instabilità politica della repubblica
procede di pari passo con le limitazioni alla stampa. I giornalisti serbi, che
nel 2003 sperimentarono per sette settimane le leggi d’emergenza promulgate per
fare fronte all’omicidio del Premier Djindjic, ancora oggi subiscono pesanti limitazioni
al loro operato.
La tutela della stampa è spesso messa in atto con misure di emergenza come quella
seguita alle recenti esternazioni di Ilic.
Contattato telefonicamente Dragan Petrovic, corrispondente Ansa da
Belgrado, ha raccontato che “a seguito delle esternazioni non proprio
pacate contro il network B92, è stato rimosso dall’incarico il
consigliere del ministro per l’informazione Djordjevic”. Ma basterà un
capro espiatorio a risollevare le sorti dell’informazione serba?
Difficile stabilirlo. Per ora lo scenario resta
quello consegnatoci da Ana: "Pochi giorni fa il ministro per
l'informazione e la cultura Dragan Kojadinovic si è così espresso sul
settimanale Svedok : "Mi
sembra che per qualcuno il prossimo passo sia tirare fuori una pistola
e sparare a un giornalista, proprio come succedeva durante il periodo di
Milosevic".
"Questa - continua Ana - mi sembra un'ottima descrizione delle condizioni del
giornalismo in Serbia".