23/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa si risveglia il movimento pacifista.Anche nello Stato che più bushista
Cindy SheehanTutto merito di Cindy Sheehan? Chissà. Ma è un fatto che l’iniziativa della 48enne madre di un soldato caduto in Iraq, che dal 6 agosto è accampata davanti al ranch del presidente Bush a Crawford, ha galvanizzato il movimento pacifista americano. Che è sempre attivo, ma non ha la stessa presa sulla popolazione rispetto a quello europeo. E soprattutto non riesce a sfondare nei grandi media. Fino ad ora era così: tra i segnali che forse siamo a un punto di svolta, c’è anche la massiccia copertura raggiunta dalle varie manifestazioni contro la guerra in Iraq che spuntano qua e là negli States. Come l’ultima, quella di ieri nel repubblicanissimo Utah: circa duemila persone a contestare Bush, in arrivo a Salt Lake City per parlare alla convention annuale dei Veterans of Foreign Wars.
 
Nello stato più bushista d’America. La folla in piazza contro la guerra è anche venuta a contatto con le migliaia di veterani in città per la convention, la grande maggioranza dei quali è con Bush anche sull’Iraq. Un confronto pacifico (a suon di slogan gridati e fischi reciproci) ma significativo, che non si vedeva dai tempi del Vietnam: il simbolo di un’America sempre più spaccata. E tutto questo nello Utah, lo Stato che in percentuale ha regalato più voti a Bush nelle ultime elezioni: il 71,5 per cento. Duemila persone a gridare in piazza il loro no alla guerra (con striscioni come “War comincia per W”) sono tante. E un’affluenza così alta è anche merito dell’appello fatto prima della convention dal sindaco di Salt Lake City, Rocky Anderson.
 
Rocky AndersonL’appello del sindaco. “Questa amministrazione è stata disastrosa per il Paese – aveva detto venerdì –. Se la gente si organizzasse per far sentire la sua voce in modo efficace dallo Stato più repubblicano della nazione, ciò attirerebbe molta attenzione. Non lasciate venire Bush nello Utah senza fargli vedere che esiste un’opposizione!”. Così è stato. Ha poi continuato ieri davanti ai manifestanti che avevano raccolto il suo appello: “Per essere qui oggi, siete dei veri patrioti”. E anche se Anderson è una specie di mosca bianca nello Utah (formalmente non è affiliato a nessun partito, ma è un democratico molto liberal), il significato della sua “chiamata alle armi” non cambia: fino a qualche mese fa, probabilmente, nessuna carica istituzionale avrebbe osato criticare così apertamente la politica di Bush in Iraq. Anderson lo ha fatto intervenendo anche alla convention dei veterani: “Il nostro Paese è entrato in guerra grazie a delle bugie”. I “buu” ricevuti dai partecipanti al meeting non lo ha scoraggiato.
 
Joan Baez a CrawfordL’ombra del Vietnam. Ora, segnali del genere vengono da tutti gli States. La settimana scorsa, veglie in onore di Cindy Sheehan sono state organizzate in centinaia di città. Joan Baez, la cantautrice famosa negli anni Sessanta per le sue prese di posizione contro la guerra in Vietnam e a favore dei diritti civili per i neri, ha cantato all’accampamento di Cindy Sheehan. L’attrice Jane Fonda, anche lei impegnata nel campo pacifista ai tempi del Vietnam, ha annunciato che nella prossima primavera girerà gli States in autobus assieme alle famiglie di altri soldati, per chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq. Tutto questo mentre l’apprezzamento dell’operato del presidente scende sempre di più nei sondaggi (siamo al 44 per cento), e gli stessi risultati vengono fuori quando nei questionari viene chiesto alla gente se è soddisfatta di come è stata gestita la guerra in Iraq. Cindy Sheehan, nel frattempo, è al capezzale della madre malata. Ma all’accampamento di Crawford sono rimaste centinaia di persone che hanno sposato la sua causa. L’embrione di un movimento che cammina con le sue gambe? Questo lo dirà la storia. Di sicuro, anche solo un anno fa difficilmente sarebbe successo.

Alessandro Ursic

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