“Hanno ucciso Pepe. Lo
hanno torturato e ammazzato. E’ una tragedia, l’ennesimo attacco contro il
nostro popolo”. Un altro nome si è aggiunto ieri alla lunga lista dei morti
nella sanguinosa guerra civile che da quaranta anni travolge la Colombia. Pedro
Jaime Mosquera Cosme, detto Pepe, dirigente sindacale dell'Asociacion
Campesinas de Arauca Nuova Colombia, è stato trovato senza vita in
Venezuela, in una zona di confine. Lì il sindacalista si era dovuto rifugiare
da un po’ di tempo in seguito ad “un montaggio giudiziario, orchestrato dagli
organi di polizia (Das) di Arauca, che lo accusavano di reato di ribellione”.
“Ignoriamo le circostanze
di questo assassinio – spiegano dall’Associazione contadina di Pepe – ma
chiediamo alla comunità nazionali e internazionali di pronunciarsi affinché
questo crimine non resti impunito. E’ una dimostrazione di quanto
l’intolleranza e la persecuzione verso le organizzazioni sindacali siano gravi
qui in Colombia. Era un personaggio scomodo, una voce da mettere a tacere”.
C’è cordoglio, sgomento,
rabbia tra i campesinos della regione. Pedro Jaime era un amico, un capo
carismatico, un uomo deciso a non arrendersi e innamorato della propria terra,
del proprio Paese. E alla rinascita di una Colombia libera e in pace si era
dedicato anima e corpo. “Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo nel 2002 –
raccontano dall’associazione nazionale Nuova Colombia - in occasione di un suo
tour in Europa che l’aveva portato, nell’ambito della campagna Un’altra
Colombia è possibile, in molti paesi e città quale degno rappresentante
della martoriata popolazione rurale di Arauca. Grazie a lui, in migliaia hanno
potuto conoscere la lotta dei contadini per la pace e la giustizia sociale, le
mobilitazioni popolari, la moltiplicazione del movimento cooperativo, i
progetti sostenibili nelle campagne, la battaglia per la riforma agraria e
contro le nefaste fumigazioni del Plan Colombia, le iniziative incessanti
contro il terrorismo di Stato e per la difesa dei diritti umani. Siamo
immensamente addolorati e arrabbiati”.
Pepe, era stato anche in
Italia.
“Molti lo ricorderanno
mentre raccontava le sue esperienze personali e collettive, di lotta e di
ricerca di un’alternativa, ai ragazzi e alle ragazze del liceo scientifico di
Bussoleno, nella Val Susa, in Piemonte - continuano a spiegare
dall’associazione italiana – o mentre dialogava col movimento sindacale a
Torino, in Emilia, ad Ascoli Piceno, a Vercelli, a Roma. Ed erano più di
cinquemila coloro che lo hanno ascoltato nel capannone strapieno della Fortezza
Dabbasso di Firenze, durante l’assemblea sull’America Latina del Forum Sociale
Europeo del 2002. Là dentro si sentiva la sua voce vibrare altisonante, mentre
denunciava la persecuzione scientifica e sistematica, ai danni dei colombiani,
da parte dei governi di turno e dell’imperialismo. Ecco. Lo hanno ucciso. Dopo
aver arrestato molti dei dirigenti dell’Aca, fra cui persino la presidente Luz
Perly Cordoba con accuse pretestuose e dopo aver fisicamente eliminato migliaia
di colombiani, adesso i paramilitari si sono portati via anche Pepe. E’
gravissimo. Ma non ci arrenderemo”.
Quindi un appello.
“Chiediamo a tutti i
comitati, le associazioni, le forze sindacali, i centri sociali, le ong, le
organizzazioni, il movimento contro la guerra, e tutti coloro che lo hanno
conosciuto, di mandare messaggi di solidarietà all’Associazione contadina di
Arauca o di inviarli alla nostra associazione. Li tradurremo e li faremo
arrivare ai suoi amici, a sua moglie e ai suoi figli. Speriamo, così, che il
suo sacrificio non sia vano, bensì dia la forza per costruire la paese e un
paese migliore per tutti”.