Il lato oscuro dello sviluppo cinese. Chi non produce ricchezza è fuori
Scritto per noi da
Alessandro Orrù
Pochi giorni fa Pechino ha emesso un’ordinanza che vieta ai militari di
firmare petizioni o prendere parte a dimostrazioni pubbliche
minacciando di penalizzare o espellere dal Partito i soldati che
disubbidiscono. Il documento recita testualmente: “Coloro che
nell’esercito si oppongono all'autorità assoluta del Partito Comunista
e che prendono parte ad attività che mettono a repentaglio la sicurezza
dello Stato o dell’esercito verranno espulsi”. Appare chiaro il
tentativo di aumentare la disciplina all’interno dell’Esercito di
Liberazione Popolare.
L’armata dei Nonni. La notizia sta però nel fatto che il provvedimento è
stato preso per contrastare le numerose manifestazioni dei veterani
scontenti; innocui vecchietti che fino ad ora hanno inscenato numerose
proteste contro le pensioni che ritengono inadeguate. Il primo
d’agosto, giorno dell'anniversario di fondazione dell’esercito,
numerosi pensionati sono stati infatti trascinati via dalla polizia
dopo ore di protesta davanti agli uffici del Dipartimento politico
dell’Esercito di liberazione del popolo. Testimoni oculari hanno
riferito che alla manifestazione hanno partecipato migliaia di persone.
Davanti a quello stesso ufficio (che si occupa della gestione del
personale bellico, della propaganda e dei corpi distaccati di danza,
ballo e sport), nell' aprile di quest’ anno più di 1500 fra vecchi
soldati ed ufficiali provenienti da 20 province diverse erano rimasti
in silenzio per trentasei ore chiedendo un miglior trattamento da parte
dello Stato. Anche allora la pubblica sicurezza ed alcuni ufficiali
dell’esercito (quelli in servizio) hanno preso di peso i nonni vestiti
delle loro vecchie uniformi e li hanno caricati su autobus affittati
rispedendoli nelle loro città d’origine. Tra i leader della protesta
c’era Gan Guozhong che da più di dieci anni continuava a spedire
lettere ai quadri del partito per far presente la sua situazione, aveva
bisogno di cure mediche in seguito alle ferite riportate nella guerra
di Corea ma nessuno gli aveva mai risposto: ha passato gli ultimi mesi
della sua vita in un letto perché non poteva permettersi le cure
ospedaliere, il governo ha finanziato solo 60 mila Yuan (circa 6000
euro) di spese mediche negli ultimi 10 anni. E’ morto il mese scorso ma
la sua famiglia continua a pagare i debiti.
La Cina di oggi. In un commento pubblicato da un quotidiano di governo
in seguito all’ordinanza si è letto: “La nota della Commissione
evidenzia e rafforza la disciplina politica e sottolinea le restrizioni
e le punizioni previste per le frequenti violazioni della condotta
militare”. “Specialmente ora -continuava l’articolo- che le ostili
forza occidentali stanno accelerando le loro strategie mirate ad
occidentalizzarci e che vi è un vigoroso aumento di ogni sorta di
pessime influenze sociali, è divenuto molto importante rafforzare con
vigore la disciplina dell’esercito e punire con durezza le violazioni”.
Intanto i dati ufficiali dicono che in Cina il numero delle
manifestazioni di protesta è cresciuto dalle 10 mila del 1994 ad oltre
74 mila nel 2004 ed hanno coinvolto un totale di 3,67 milioni di
persone. Secondo un analisi pubblicata ieri da un altro quotidiano, il
“China Daily”, un gruppo di esperti guidato dal ministro del lavoro Su
Hainan, dopo aver condotto un' inchiesta, ha concluso che nei prossimi
cinque anni le crescenti disuguaglianze potrebbero “far esplodere
l’instabilità sociale”. La forbice tra reddito urbano e reddito
agricolo continua ad allargarsi e l’inflazione erode il potere
d’acquisto delle pensioni, che in Cina spettano solo agli ex dipendenti
statali. L’aumento del malcontento popolare e delle manifestazioni
pubbliche ha convinto il governo a formare speciali unità di polizia
“anti-sommosse” in 36 città chiave del paese. Per adesso l’unica città
che ha presentato la nuova unità – composta da 500 uomini – è stata
Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan anche se molti fonti
indicano come certa l’istituzione di queste unità anche a Shanghai e
Pechino.