20/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Carlyle Vilarinho, funzionario di Fome Zero e membro del Pt parla della corruzione
maschere in ceramica con la faccia di LulaI brasiliani che in massa votarono Lula alle elezioni presidenziali, permettendo per la prima volta a un operaio di salire al potere sono a dir poco sconcertati. Increduli, seguono lo scandalo appiccicati alle televisioni sempre accese e immancabili anche nelle più sperdute delle comunità, anche nella più remota delle baracche.
Per questo accusa e difesa si esprimono solo e soltanto di fronte alle telecamere. In ballo c’è la conquista dell’elettorato, che presto (un anno o poco più) sarà chiamato a votare nuovamente il timoniere del Paese. 
 
Il simbolo. Al centro del fuoco incrociato delle accuse, che aumentano ogni giorno promettendono nuove sorprese, c’è Lula e tutto quello che ha sempre rappresentato. E non solo per i brasiliani. Ed è così che il Paese si divide tra innocentisti e colpevolisti. Anche la sinistra stessa è spaccata. Questa settimana infatti si sono susseguite manifestazioni nelle piazze e nelle strade brasiliane, sia pro che contro il presidente. In entrambi i casi hanno partecipato tra i 12 e i 15mila manifestanti. Comunque sia, almeno per ora, Lula non rischia l’impeachment perché l’opposizione, gli imprenditori, i banchieri e la stessa Chiesa sono convinti che senza di lui il Brasile rischierebbe una lunga fase di instabilità istituzionale ed economica. Chi è contro di lui, quindi, sta solo puntando a che non venga rieletto. C’è anche chi rincorre, a sinistra naturalmente, la tesi del complotto messo in piedi dalla destra per abbattere la terza via brasiliana e distruggerla per sempre.
 
Immagine della vittoria di Lula nel 2003Visto da dentro. A darci una lettura di quanto sta accadendo è Carlyle Vilarinho, braccio destro dell’ex ministro di Fome Zero, José Graziano da Silva, funzionario del progetto contro la fame e da sempre membro del Partito dei lavoratori.
“È un momento molto triste per noi brasiliani e in particolare per noi che lavoriamo da 25 anni alla costruzione del Partito dei lavoratori. Crediamo molto nella possibilità di governare il Brasile per farne un Paese migliore e più giusto, per la maggioranza della popolazione.
Personalmente mi sento malissimo, perché ho dato la mia parola a migliaia di persone, testimoniando la serietà del governo. Ripenso a tutte quelle persone, anche fuori dal Brasile, in Italia per esempio, alle quali ho parlato col cuore in mano di quanto importante fosse per l’intero paese che il Pt fosse finalmente al governo. Ecco, il solo pensiero mi rende veramente triste”.
 
Ora veniamo ai fatti. "È vero, nel modus operandi della macchina amministrativa brasiliana esiste tanta corruzione, tanta. Ed è altrettanto vero che il Pt ha partecipato direttamente a questo processo, a questo modus operandi corrotto. Non esiste alcun golpe della destra. La destra brasiliana non è mai stata tanto incompetente. È stato il Pt, ha fatto tutto da solo. È il nostro partito che ha creato la crisi".
 
Niente altro che la verità. "Innanzitutto la direzione del Partito ha usato il denaro della “cassa 2”, la cassa nera, per finanziare la campagna del presidente, di molti deputati e di qualche governatore. Dopo che il presidente Lula è arrivato al governo, il Pt ha corrotto deputati e senatori per avere la maggioranza nel Congresso e per farsi approvare le leggi che interessavano al governo.  
Oggi esistono due Commissioni parlamentari di inchiesta che investigano sulla corruzione nel governo e nel Parlamento. Tutti i giorni si susseguono fatti nuovi e la gente non sa più dove si andrà a parare".
 
Lula riceve la maglietta con scritto "Lula là e il popolo qui nella merda"Doppio ciclone. "L'unica cosa certa è che sono due le crisi a cui stiamo assistendo: una nel Congresso, che ha perlomeno trenta parlamentari implicati nello scandalo e che quindi non si può ergere quale autorità morale che giudichi il governo e il grado di coinvolgimento del presidente. La seconda crisi, profonda, è all’interno del Partito dei lavoratori, dove la direzione ha imposto un’inchiesta interna sia per salvare il governo sia per salvaguardare lo stesso partito e tamponare lo scandalo del denaro preso da alcuni dirigenti". 
 
In poche parole. “L’economia va bene e buona parte della società crede ancora nel presidente, crede che non abbia preso parte a queste sporche manovre e che quindi non sia immischiato. Crede che Lula non sia un corrotto. Così il presidente non rischia l’impeachment. L’opposizione, la destra, sa che non è possibile mettere fuori gioco il presidente. Il risultato è che il governo è debolissimo, ma dovrà andare avanti fino alla fine, che potrebbe perfino essere la rielezione stessa".  

Stella Spinelli

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità