Carlyle Vilarinho, funzionario di Fome Zero e membro del Pt parla della corruzione

I brasiliani che in massa
votarono Lula alle elezioni presidenziali, permettendo per la prima volta a un
operaio di salire al potere sono a dir poco sconcertati. Increduli, seguono lo
scandalo appiccicati alle televisioni sempre accese e immancabili anche nelle
più sperdute delle comunità, anche nella più remota delle baracche.
Per questo
accusa e difesa si esprimono solo e soltanto di fronte alle telecamere. In
ballo c’è la conquista dell’elettorato, che presto (un anno o poco più) sarà
chiamato a votare nuovamente il timoniere del Paese.
Il simbolo. Al centro del fuoco incrociato delle accuse, che
aumentano ogni giorno promettendono nuove sorprese, c’è Lula e tutto quello che
ha sempre rappresentato. E non solo per i brasiliani. Ed è così che il Paese si
divide tra innocentisti e colpevolisti. Anche la sinistra stessa è spaccata.
Questa settimana infatti si sono susseguite manifestazioni nelle piazze e nelle
strade brasiliane, sia pro che contro il presidente. In entrambi i casi hanno
partecipato tra i 12 e i 15mila manifestanti. Comunque sia, almeno per ora,
Lula non rischia l’impeachment perché l’opposizione, gli imprenditori, i
banchieri e la stessa Chiesa sono convinti che senza di lui il Brasile
rischierebbe una lunga fase di instabilità istituzionale ed economica. Chi è
contro di lui, quindi, sta solo puntando a che non venga rieletto. C’è anche
chi rincorre, a sinistra naturalmente, la tesi del complotto messo in piedi
dalla destra per abbattere la terza via brasiliana e distruggerla per sempre.
Visto da dentro. A darci una lettura di quanto sta accadendo è
Carlyle Vilarinho, braccio destro dell’ex ministro di Fome Zero, José Graziano
da Silva, funzionario del
progetto contro la fame e da sempre membro del Partito dei lavoratori.
“È un momento molto
triste per noi brasiliani e in particolare per noi che lavoriamo da 25 anni
alla costruzione del Partito dei lavoratori. Crediamo molto nella possibilità
di governare il Brasile per farne un Paese migliore e più giusto, per la
maggioranza della popolazione.
Personalmente mi sento
malissimo, perché ho dato la mia parola a migliaia di persone, testimoniando la
serietà del governo. Ripenso a tutte quelle persone, anche fuori dal Brasile,
in Italia per esempio, alle quali ho parlato col cuore in mano di quanto
importante fosse per l’intero paese che il Pt fosse finalmente al governo. Ecco,
il solo pensiero mi rende
veramente triste”.
Ora veniamo ai fatti. "È vero, nel modus operandi della macchina
amministrativa brasiliana esiste tanta corruzione, tanta. Ed è altrettanto vero
che il Pt ha partecipato direttamente a questo processo, a questo modus
operandi corrotto. Non esiste alcun golpe della destra. La destra
brasiliana non è mai stata tanto incompetente. È stato il Pt, ha fatto tutto da
solo. È il nostro partito che ha creato la crisi".
Niente altro che la
verità. "Innanzitutto la direzione
del Partito ha usato il denaro della “cassa 2”, la cassa nera, per finanziare
la campagna del presidente, di molti deputati e di qualche governatore. Dopo
che il presidente Lula è arrivato al governo, il Pt ha corrotto deputati e
senatori per avere la maggioranza nel Congresso e per farsi approvare le leggi
che interessavano al governo.
Oggi esistono due
Commissioni parlamentari di inchiesta che investigano sulla corruzione nel
governo e nel Parlamento. Tutti i giorni si susseguono fatti nuovi e la gente
non sa più dove si andrà a parare".
Doppio ciclone. "L'unica cosa certa è che sono due le crisi a cui stiamo assistendo: una nel
Congresso, che ha perlomeno trenta parlamentari implicati nello scandalo e che
quindi non si può ergere quale autorità morale che giudichi il governo e il
grado di coinvolgimento del presidente. La seconda crisi, profonda, è
all’interno del Partito dei lavoratori, dove la direzione ha imposto
un’inchiesta interna sia per salvare il governo sia per salvaguardare lo stesso
partito e tamponare lo scandalo del denaro preso da alcuni dirigenti".
In poche parole. “L’economia va bene e
buona parte della società crede ancora nel presidente, crede che non abbia
preso parte a queste sporche manovre e che quindi non sia immischiato. Crede
che Lula non sia un corrotto. Così il presidente non rischia l’impeachment.
L’opposizione, la destra, sa che non è possibile mettere fuori gioco il
presidente. Il risultato è che il governo è debolissimo, ma dovrà andare avanti
fino alla fine, che potrebbe perfino essere la rielezione stessa".