19/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I crimini del Vietnam in un documentario. Ancora tabù
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Un volantino dei Winter Soldier del 1974Nell’agosto del 1970 i Vietnam Veterans Against the War (Vvaw), organizzazione di reduci della guerra in Indocina contrari al militarismo americano, contattò altre organizzazioni pacifiste, l’ex-berretto verde Mark Lane, e l’attrice Jane Fonda, con l’obiettivo di organizzare un tribunale popolare sui crimini di guerra americani in Viet Nam. L’idea era di filmare lo svolgersi di tale inchiesta e dunque offrire un documento per la nazione intera; coinvolgendo sia vittime vietnamite che veterani americani. Dopo anni di assenza, il filmato sta per essere ripubblicato in formato digitale.
 
Il nome di tale progetto, Winter Soldier, faceva riferimento a un discorso di Thomas Paine, intellettuale radical-democratico della rivoluzione americana, cruciale nelle ore buie della rivoluzione, e poi marginalizzato una volta assicurata la sconfitta britannica. E’ il richiamo a un patriottismo capace di prendere in mano la bandiera a nome del popolo, quando i soldati del bel tempo, dell’estate, si dileguano durante le gelide ritirate d’inverno. E’ il richiamo a una nozione anti-autoritaria del cittadino armato; tale cittadino ha il dovere di disobbedire, di pensare e agire come uomo libero.
 
La deposizione di John Kerry al SenatoUn sito conservatore dedicato ai “veterani della guerra in Viet Nam, che servirono con coraggio ed onore”, rammenta ai lettori che il 31 gennaio 1971 membri dei Vvaw si incontrarono per tre giorni per documentare i crimini a cui avevano assistito o preso parte. Durante quei tre giorni oltre un centinaio di veterani e di civili parlarono, pieni di pathos, di rimorso, agitati dal ricordo, descrivendo centinaia di atrocità, tra cui stupri, incendi dolosi, tortura, omicidi e il bombardamento indiscriminato di interi villagi con il napalm o con altre forme di munizioni, frutto degli ordini e delle prassi informali pensate come ordinaria amministrazione della guerra.
 
In aprile, l’allora giovane veterano John Kerry parlò a nome dei Vvaw dinanzi alla Commissione del Senato sulle Relazioni Estere, accusando le forze armate degli Usa di essere responsabili di numerosi e ingenti crimini di guerra in Viet Nam. Il sito conservatore sostiene che l’impatto fu notevole, provocando shock e repulsione, alterando il corso della guerra stessa e sporcando il buon nome delle forze armate (classica lamentela della destra, che continua a considerare la ‘diserzione’ liberale come causa della sconfitta). Il sito continua attaccando la credibilità dei Vvaw, suggerendo che erano teleguidati da Hanoi, e che molte delle loro testimonianze sono false. I crimini di guerra, sostengono gli editori del sito, non furono mai la politica ufficiale delle forze armate americane.
 
Il sito riconosce alcuni crimini in sé, ma ancora una volta, quando documentati, vengono ridotti a fallimenti personali, o di piccole unità. Però usare il napalm sui villaggi era una politica americana, designare vaste zone rurali del Sud Vietnam ‘free fire zones’ fu una politica decisa agli altissimi livelli (zone a libero fuoco ove si può e si deve sparare su ogni essere umano che si muove, per sottrarre il sostegno popolare e convogliare i civili in zone ‘protette’ con la forza ed il terrore).
 
Scontri tra veterani e polizia a WashingtonNon servono testimonianze dirette per capire dove portino tali politiche, e a chi siano indirizzate. Del resto i comandi americani non furono restii nel delineare e nel lasciare ampie testimonianze a riguardo: come a Fallujah, si attacca la popolazione civile, le infrastrutture civili, la vita quotidiana, per ‘separare’ con le belle o le brutte, i guerriglieri dal loro ‘contesto sociale’. Nella guerra in Viet Nam, la finanza, l’industria, gli scienziati sociali furono tutti coinvolti nel taylorismo della morte. Ma l’inchiesta Winter Soldier forse diede e dà fastidio perché scende dal livello dell’astrazione strategica, dall’empireo delle statistiche, alle facce umane. A livello delle vittime e dei carnefici riluttanti o entusiasti e poi schifati di sé stessi e della propria nazione.
 
Forme di censura e autocensura diffuse, nate dalla reverenza della potenza e della violenza di stato hanno soppresso la visione del documentario in America. Secondo la Npr, National Public Radio, nel suo recente reportage, alcuni sparuti professori hanno utilizzato il video per insegnare il periodo storico; ma i media televisivi e coloro che determinano cosa circola nella sfera ‘pubblica’ voltarono le spalle dall’inizio. Anche se ormai la guerra era persa, anche se ormai l’opinione pubblica le si era messa contro. L’edulcorazione deve permanere; dulce et decorum est pro patria mori. Visionato a Cannes, e mandato in onda su una tv tedesca, Winter Soldiers finì per essere un’altra di quelle testimonianze soppresse a livello domestico, con discreto successo altrove. Oggi ritorna, una eco che rimbalza dal passato eppure sembra originare nel presente.
Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Stati Uniti