scritto per noi
da Gianluca Ursini
Tra grande sfarzo, televisioni proputiniane convocate in gran
numero, giornalisti compiacenti a presentare la buona novella della
settimana, sono state inaugurati mercoledì 17 i due nuovi istituti che
a Beslan, repubblica caucasica dell’Ossezia del Nord, dovranno
sostituire la scuola ‘Numero 1’, teatro l’anno passato di un’assedio
durato tre giorni al termine del quale morirono quasi 400 persone su un
migliaio di ostaggi. Un'azione terroristica compiuta da un gruppo che
chiedeva la fine del massacro ceceno e in seguito rivendicata dal
comandante ceceno Shamil Basaiev.
Aule nuove, menzogne vecchie. Allora i guerriglieri fecero irruzione nella scuola, riempita di ordigni e armi
durante i lavori di ristrutturazione estivi, all’inaugurazione dell’anno scolastico,
primo giorno di settembre. Quest’anno l’inaugurazione è fissata per il 5 dello
stesso mese. Il
ministro degli Interni moscovita Rashid Nurgaliev ha dichiarato che le polizie
regionali
hanno avuto istruzione di ispezionare ogni istituto scolastico, dalle cantine
ai tetti, per verificare che non vengano pianificate azioni simili.
Le scuole
nuove di zecca, con computer, sistemi di sicurezza, spazi ampi e tutti i confort
necessari, hanno una capienza di oltre 600 persone. Le chiavi degli edifici sono
state consegnate a una contrita preside della scuola, ancora segnata dal lutto
,
dal sindaco di Mosca Juri Luzkov, che esibiva un sorriso d’ordinanza mentre prometteva
“cinque nuove opere pubbliche nel futuro di Beslan. Abbiamo preso un impegno a
migliorare la qualità delle strutture educative, e non mancheremo alla promessa”.
Luzkov si è adoperato per trovare le aziende edili moscovite che hanno realizzato
in tempi record, solo sette mesi, i nuovi edifici scolastici, raccogliendo alla
cerimonia
i complimenti del leader Osseto Taimuraz Mamsurov.
La dotazione delle nuove scuole
dev’essere davvero all’avanguardia, se hanno attirato le attenzioni di alcuni
ladri che hanno derubato il mese scorso materiale elettronico – tv, portatili,
stereo - per circa 400 euro di valore.
Putin? Niet, grazie. Ci sono comunque delle presenze istituzionali che risultano non gradite in vista
dell’inaugurazione dell’anno scolastico, per il quale è prevista un’altra cerimonia
di Stato in pompa magna. La presidentessa del Comitato delle Madri di Beslan,
Susanna Dudijeva, ha già fatto sapere che il presidente russo Vladimir Putin è
meglio che non si faccia vedere, dopo tutte le speranze frustrate di avere maggiore
chiarezza su come sia andata davvero quel maledetto pomeriggio in cui le truppe
di Mosca scatenarono il blitz causando negli scontri con i ribelli oltre 300 morti
da ‘fuoco amico’.
“Non vogliamo vedere alla riapertura della scuola chi avrebbe
dovuto, per suo compito istituzionale, salvare le vite dei nostri bambini, e ha
fallito per incompetenza o irresponsabilità”, ha detto la combattiva attivista
ai microfoni della radio
Ekho Movski. “Avremmo voluto magari incontrare Putin
in qualche altro luogo, e prima – ha chiarito nel corso dell’intervista – avremmo
così tante cose delle quali parlare e dubbi da chiarire. Ma gli abbiamo chiesto
udienza parecchie volte, e non abbiamo mai ricevuto risposte. Adesso nessuno smania
per vederlo a Beslan”.
Nella lista nera della Dudaieva, tra coloro che “sono venuti
meno al loro dovere” figurano anche l’ex presidente osseto Aleksandr Dzasokov,
il presidente Inguscio Murat Ziazikov (l’Inguscezia confina con l’Ossezia), l’ex
ministro degli Interni russo Vladimir Rushailo.
Ancora molte domande senza risposta. Le
Madri di Beslan hanno già posto parecchie domande scomode alle autorità
federali russe sui criteri in base ai quali si è deciso di irrompere
nella scuola di Beslan. Una strategia che aveva già causato molte morti
tra gli ostaggi del teatro ‘Dubrovka’ di Mosca nel dicembre 2002.
Sono
state raccolte prove,
pubblicate dalla stampa russa indipendente, sull’utilizzo di almeno tre lanciafiamme di un tipo proibito dalle Convenzioni
di Ginevra sugli atti di guerra, per la loro potenzialità distruttiva, i cosiddetti
‘bumblebee’. I giornalisti che hanno assistito all’irruzione degli
spetznaz,
ma anche gli stessi ostaggi hanno visto elicotteri da combattimento
avvicinarsi
e fare fuoco sull’edificio distrutto con razzi e altre armi in
dotazione ai mezzi
pesanti. Spariti anche gli iniziali dubbi sull'uso dei cannoni dei tank
inviati sul posto dall’esercito, che spararono e come, demolendo
un'intera ala della scuola. Dudaieva sostiene che secondo una indagine
condotta da loro periti sarebbero stati usati sette lanciafiamme e
sparati “7mila
colpi da mortaio, 10 granate e 6 colpi di tank”. Gran parte delle
vittime dell’incursione
sono morte sotto le macerie dell’edificio principale in cui erano
tenuti gli ostaggi,
la vecchia palestra, che non ha retto al bombardamento massiccio.
Nuove inquietanti scenari.
Negli ultimi giorni stanno venendo a galla dubbi inquietanti sulle
complicità di cui avrebbero goduto gli attentatori. All’unico processo
in corso a carico del solo sequestratore di Beslan catturato vivo,
Nurpascia Kulaiev, alcuni testimoni hanno adombrato la possibilità che
gran parte dei ceceni sia scappata il giorno dell’attacco grazie a
complici
in attesa fuori della scuola.
Inga Kharebova ha deposto dicendo di aver atteso che la figlia uscisse dalla
scuola in cui era chiusa ormai da due giorni e di averla abbracciata quando questa
era riuscita a scappare. “A quel punto – è il suo racconto – abbiamo visto un’auto
privata con alla guida un uomo in uniforme, e siamo salite chiedendo se ci poteva
dare un passaggio fin a casa. L’uomo era vestito da poliziotto, ma senza mostrine
alle spalle. Quasi subito è anche salito anche un uomo vestito di nero con la
barba lunga; solo a quel punto siamo partitti. Io ho ripetuto più volte il nostro
indirizzo al guidatore, ma sembrava non sentirci, come fosse un automa in trance.
Quando alla fine gli ho gridato dove stessimo andando, ha risposto che non sapeva
dove fosse casa mia. Siamo scappate dall’auto appena si è fermata. Allora ero
ancora sotto shoc per quelle giornate, ma ora a mente fredda mi rendo conto di
essermi salvata la vita per un pelo. Sono convinta che i terroristi avessero moltissimi
complici là fuori ad attenderli il giorno degli scontri, e che la gran parte di
loro sia riuscita a scappare”.