
In Venezuela si è svolto da dicembre a gennaio 2003 un clamoroso
sciopero nazionale che ha avuto nella compagnia petrolifera nazionale,
la PDVSA, un importante soggetto che partecipava in parte alle
proteste. Contrariamente alla consuetudine, lo sciopero era perlopiù di
dirigenti del paese, che hanno pagato lo stipendio ai lavoratori che
hanno aderito all'agitazione. Quella che molti hanno definito una
"serrata" mirava a provocare manifestazioni generali e a spingere il
presidente Hugo Chavez alle dimissioni: a tal fine il blocco delle
attività petrolifere era strategico per gli scioperanti. I proventi
dalla produzione del greggio sono notevoli in quanto la nazione
bolivariana è il quinto produttore di petrolio nel mondo.
L'infrastruttura informatica della compagnia petrolifera PDVSA era in
mano alla società INTESA detenuta col 60% delle azioni dalla azienda
americana SAIC, una grande compagnia USA che si occupa di informatica e
che ha molti contatti con le amministrazioni statunitensi.
Durante lo sciopero la PDVSA ha ripetutamente chiesto di avere le
chiavi di accesso al sistema informatico della compagnia per potere
continuare la produzione del carburante. Secondo la società petrolifera
venezuelana, SAIC attraverso INTESA ha cambiato da remoto i codici di
accesso all'infrastruttura informatica bloccando l'intera produzione.
Per riottenere il controllo del petrolio nazionale sono stati
ingaggiati diversi hacker con il preciso compito di riportare la rete
informatica aziendale sotto il controllo della PDVSA e di ripristinare
la produzione di carburante.
Dal 2003 il governo ha avuto la prova che il sistema informatico non
può essere lasciato in mano a privati stranieri e che il software deve
essere gestito completamente dai venezuelani. Con decreto presidenziale
n. 3390 del 28 dicembre 2004 il Venezuela ha decisamente preso la
strada del software libero che considera strategico per la sicurezza
nazionale.
Tramite José Parrella che si occupa di software libero siamo stati
presentati a Carlos Maldonado anche lui esperto di free software che ha
lavorato come consulente esterno della compagnia petrolifera PDVSA, il
quale ci ha fatto fare la conoscenza di José Luis Rey che ha
partecipato all'azione del manipolo di hacker e di esperti informatici
che hanno riportato i computer sotto il controllo nazionale. Lo abbiamo
intervistato.
Lei è stato consulente IT per il Governo venezuelano...
José Luis Rey: Sì, nel periodo dello sciopero lavoravo come consulente
IT per il Ministero di pianificazione e sviluppo venezuelano. Sono
stato coinvolto fin dall'inizio nella crisi di produzione del
carburante della PDVSA e ho lasciato la compagnia poco dopo il
raggiungimento della piena capacità di produzione. Personalmente non
amo lavorare per le grosse industrie ad eccezione per quelle high tech
e solo su tecnologie di frontiera, anche in questo caso chiedo garanzie
sulla mia libertà di operare.
Qual è il suo punto di vista sullo sciopero nazionale?
Lo sciopero nazionale è stato il modo per tentare di fare
dimettere il Presidente Hugo Chavez ma che più nascostamente mirava a
lasciare immutato lo status quo nella PDVSA, in particolare quello di
INTESA.
La questione è complessa ma basti pensare che la compagnia americana
SAIC si è garantita le spalle in caso di sciopero generale con delle
norme contrattuali stipulate pochi mesi prima delle agitazioni. Inoltre
è stato fissato un numero chiuso di persone (emergency link team) che
faceva da contatto tra SAIC e PDVSA, gente entrata tutta in sciopero.
E il sistema informatico della PDVSA?
PDVSA ha moltissimi sistemi di vario tipo, da quelli usati per
operazioni geologiche e di estrazione fino ai desktop con un po' di
business automation.
Veniamo al vostro operato all'interno di PDVSA, chi vi ha contattati e per
fare cosa?
Ero consulente IT per il Ministro della pianificazione e sviluppo,
Felipe Pérez Martí all'epoca dello sciopero. Il Presidente Chavez
chiese ai suoi ministri aiuto per rendere di nuovo operativa
l'industria di stato del petrolio. Felipe chiese il mio aiuto e così
finii alla PDVSA sotto diretto comando di Ali Rodríguez, il precedente
presidente della compagnia petrolifera, e Diego Uzcategui, suo braccio
destro.
Con quali sentimenti voi hacker vi siete apprestati a compiere questo delicato
lavoro?
Non ero in contatto con alcuna gruppo hacker a quel tempo, solo
altra gente IT del governo e altri consulenti. Mentre si lavorava per
mettere sotto controllo la crisi, la gente veniva reclutata ed alcuni
di loro si sono dimostrati hacker eccezionali: hanno aiutato molto, dal
recupero del supporto desktop all'esecuzione delle misure di sicurezza
per evitare i possibili contrattacchi al sistema informatico.
In cosa consisteva l'impresa che vi accingevate a compiere?
Non posso parlare a nome di tutto il team ma il mio preciso
compito era quello di recuperare il controllo dei server, inclusi i
desktop controllati principalmente dalla terza più grande active
directory del mondo. Avevo due gruppi sotto la mia responsabilità, uno
per le piattaforme windows e uno per quelle unix.
Timori di sabotaggi che potessero rendere vana la vostra opera?
Non solo timori, ho prova certa di sabotaggi al sistema. In
impianti di distribuzione del carburante ho visto schede di controllo
riconfigurate, mancanza dei relativi manuali, schemi e specifiche. Fui
sorpreso di vedere una console mettersi al lavoro magicamente: ha
disabilitato una funzione della distribuzione del carburante
completamente ripristinata. Questo è stato fatto remotamente attraverso
dei management system come Tivoly o Timbuktu. In seguito la prima cosa
che facevo per recuperare un sistema era quello di cercare e
disabilitare questo tipo di software.
Lavoravate anche di notte?
Si, i primi 4 giorni ho dormito principalmente in macchina andando
e venendo dall'aeroporto e durante le mezz'ore di aereo ma a un certo
punto non riuscivo più a lavorare dal sonno, così ho dormito dalle tre
alle cinque del mattino sul retro di un camion.
Immaginavate che partendo dal vostro operato il software libero
sarebbe stato una questione nazionale con l'approvazione del decreto
3390?
Quando dagli impianti del carburante tornai alla sede a Caracas,
iniziammo a perdere sempre più sistemi fino a non avere più piattaforme
desktop e accesso a Internet. Velocemente installai una Linux box
ripristinando i servizi essenziali usando solo software libero. Ho
usato questo successo per stimolare l'uso del free software ma né il
governo né PDVSA si sono dimostrati molto interessati.
Cosa ha spinto il Venezuela verso il software libero?
L'approvazione del decreto 3390 ha altre origini, sospetto vengano
dal Brasile in quanto l'annuncio è stato fatto da Hugo Chavez al
ritorno del meeting di Manaus con Lula.