18/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Armenia condanna a due anni uno storico turco che voleva studiare il genocidio del 1915
Un poster per ricordare il genocidio degli armeniColpevole, ma libero. Yektan Turkyilmaz, uno dei pochi storici turchi che riconoscono le colpe di Ankara nello sterminio degli armeni durante la prima guerra mondiale, se l’è vista brutta ma la sua disavventura si è conclusa meglio di quanto si temeva: una condanna di due anni, però sospesa. Studente di antropologia culturale all’università statunitense di Duke, il 33enne Turkyilmaz era stato arrestato a Yerevan lo scorso giugno, con l’accusa di contrabbando di antichità. La polizia armena lo aveva fermato sull’aereo in partenza per Istanbul, sequestrandogli 88 libri tra cui alcuni scritti più di cinquant’anni fa: per esportarli ci vuole un permesso delle autorità, che Turkyilmaz non aveva. Come risultato, lo storico era stato rinchiuso in un carcere di massima sicurezza alla periferia della capitale. La legge armena che aveva violato equipara l’esportazione illegale di antichità a quella di armi di distruzione di massa: Turkyilmaz rischiava otto anni di reclusione.
 
L’accusa. Il caso aveva fatto scalpore: lo scorso maggio, allo storico era stato concesso – la prima volta per un turco – di accedere agli archivi nazionali armeni. Doveva svolgere una ricerca per la sua tesi di laurea sulle politiche ottomane nell’Anatolia orientale. Turkyilmaz, che sa parlare l’armeno, ha sempre ripetuto che quei libri li aveva comprati da venditori ambulanti, e che non sapeva dell’esistenza di quella legge. L’aveva fatto in buona fede, insomma. Ma l’intera vicenda è stata gestita col pugno di ferro dal governo di Yerevan. E’ passato un mese prima che un’accusa precisa venisse formulata. Lo storico ha passato sessanta giorni in carcere senza poter contattare nessuno all’esterno. Solo la madre ha potuto andare a trovarlo. Il trattamento duro delle autorità nei confronti di uno storico che non sposa la versione di Ankara sullo sterminio (Yerevan dice “genocidio”) degli armeni è così apparso incomprensibile a molti.
 
Il presidente armeno Robert KocharianLe reazioni. Al governo armeno si sono appellati in tanti, per invocare clemenza. Dapprima circa duecento intellettuali di tutto il mondo hanno sottoscritto una lettera al presidente Robert Kocharian. Poi il rettore dell’università di Duke ha mandato una lettera simile, nella quale descriveva Turkyilmaz come “uno studioso straordinariamente promettente”. Alla fine era sceso in campo anche il senatore americano Bob Dole, un ex candidato alla presidenza e da sempre sostenitore della causa armena: ha scritto a Kocharian sostenendo che l’incarcerazione di Turkyilmaz “solleva seri dubbi sul fatto che l’Armenia incoraggi la ricerca indipendente sul suo passato. L’Armenia ha molti amici negli Usa, ma non possiamo e non abbiamo nessuna intenzione di difendere l’indifendibile”.
 
Lieto fine, ma... Tutti queste pressioni alla fine sembrano aver avuto effetto: dopo qualche giorno di processo, Turkyilmaz è stato appunto condannato a due anni ma ha riacquistato la libertà. Ma il punto fondamentale rimane: tra Turchia e Armenia le ferite del passato sanguinano ancora. E come Ankara non è disposta a fare concessioni sulla sua versione di come morirono più di un milione di armeni, così Yerevan non vuole mettere in discussione la teoria del genocidio.

Alessandro Ursic

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