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Colpevole, ma libero. Yektan Turkyilmaz, uno dei pochi storici turchi che riconoscono
le colpe di Ankara nello sterminio degli armeni durante la prima guerra mondiale, se l’è vista brutta ma la sua
disavventura si è conclusa meglio di quanto si temeva: una condanna di due anni,
però sospesa. Studente di antropologia culturale all’università statunitense di
Duke, il 33enne Turkyilmaz era stato arrestato a Yerevan lo scorso giugno, con
l’accusa di contrabbando di antichità. La polizia armena lo aveva fermato sull’aereo
in partenza per Istanbul, sequestrandogli 88 libri tra cui alcuni scritti più
di cinquant’anni fa: per esportarli ci vuole un permesso delle autorità, che Turkyilmaz
non aveva. Come risultato, lo storico era stato rinchiuso in un carcere di massima
sicurezza alla periferia della capitale. La legge armena che aveva violato equipara
l’esportazione illegale di antichità a quella di armi di distruzione di massa:
Turkyilmaz rischiava otto anni di reclusione.
Le reazioni. Al governo armeno si sono appellati in tanti, per invocare clemenza. Dapprima
circa duecento intellettuali di tutto il mondo hanno sottoscritto una lettera
al presidente Robert Kocharian. Poi il rettore dell’università di Duke ha mandato
una lettera simile, nella quale descriveva Turkyilmaz come “uno studioso straordinariamente
promettente”. Alla fine era sceso in campo anche il senatore americano Bob Dole,
un ex candidato alla presidenza e da sempre sostenitore della causa armena: ha
scritto a Kocharian sostenendo che l’incarcerazione di Turkyilmaz “solleva seri
dubbi sul fatto che l’Armenia incoraggi la ricerca indipendente sul suo passato.
L’Armenia ha molti amici negli Usa, ma non possiamo e non abbiamo nessuna intenzione
di difendere l’indifendibile”. Alessandro Ursic