16/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Helsinki firmato l'accordo tra Giakarta e i separatisti del Gam
Ribelli del GamL'inizio di una nuova era. Così l'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari ha definito lo storico accordo di pace siglato ieri a Helsinki da governo indonesiano e ribelli del Gam (Movimento per Aceh Libera). Con la firma si chiudono positivamente sei mesi di negoziati, durante i quali l'esecutivo di Giakarta e il Gam, rappresentato dall'ex ribelle in esilio Malik Mahmoud, si sono confrontati su temi quali l'autonomia della provincia, il disarmo, la gestione delle risorse energetiche, il ritiro delle truppe indonesiane. Ma con la firma del protocollo d'intesa si chiude anche - o si dovrebbe chiudere - un conflitto trentennale, che ha lasciato dietro di sé migliaia di morti. In Finlandia, Paese che con il suo think tank 'Crisis Management Initiative' ha svolto un ruole essenziale di mediazione, si trattava di riannodare i fili di un discorso interrotto nel dicembre 2002, quando le due parti raggiunsero un accordo che garantiva alla provincia un'autonomia parziale e libere elezioni in cambio del disarmo. I negoziati fallirono cinque mesi dopo.
 
La provincia di AcehProgressi dopo la catastrofe. Una spinta decisiva al raggiungimento di un accordo è stata sicuramente impressa dal catastrofico evento del 26 dicembre 2004, quando la provincia di Aceh fu devastata dallo tsunami, che provocò 130mila morti e 80mila dispersi su una popolazione di 4 milioni di persone. Dopo timidi ma progressivi avvicinamenti, accenni di reciproche concessioni e segnali distensivi sempre più concreti, il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ordinò alla fine di luglio di quest'anno la cessazione delle ostilità contro i ribelli da parte dell'esercito. Da allora il cammino verso un accordo definitivo è proseguito quasi senza ostacoli. Il Gam, che combatte dal 1976 il governo indonesiano, e da allora ha sempre rivendicato l'indipendenza della provincia, ha ottenuto una limitata autonomia, in cambio del disarmo completo dei suoi miliziani. Da parte sua, Giakarta penserà a ritirare da Aceh la polizia e il personale militare "non locale" (il contingente verrà ridotto da oltre 30mila a 9mila unità), nonché a garantire la formazione di partiti politici autoctoni. L'amnistia sarà inoltre garantita a tutti i membri del Gam. Ma il punto principale dell'intesa, in una regione caratterizzata dalla presenza di vasti giacimenti di petrolio (sfruttati dalla Exxon-Mobil) e di gas naturale, sembra invece essere la concessione agli acehnesi del 70 per cento dei profitti relativi allo sfruttamento di tali risorse, oltre alla possibilità di alleggerire l'imposizione fiscale sulla popolazione della provincia.
Militari indonesiani
Paure e perplessità
. Tuttavia, alcune incognite permangono sulla firma, dall'uno e dall'altro lato. Prima fra tutti, il rispetto dei diritti umani, nei confronti dei quali in passato Giakarta si è distinta in negativo, sottoponendo la popolazione musulmana della provincia a esecuzioni extra-giudiziali, torture, deportazioni, sparizioni e stupri. Poi, i ribelli chiedono anche il disarmo delle circa 10mila milizie filo-governative ("difficile immaginare - ha commentato Malik Mahmoud - che la polizia riuscirà a togliergli le armi dalle mani") che hanno sostenuto i soldati indonesiani nel trentennale confronto con il Gam. Il compito di vigilare sul rispetto degli accordi di pace sarà affidato a una missione congiunta della Ue e dell'Asean (l'associazione dei Paesi del sud-est asiatico) composta da 250 osservatori. Questi dovranno monitorare l'effettiva fine delle ostilità, la consegna delle armi da parte dei ribelli, il loro reintegro nella società e il rispetto dei diritti umani. Il presidente Yudhoyono, parlando oggi di fronte al Parlamento, ha rigettato le critiche che indicavano nella presenza di osservatori internazionali una "interferenza straniera". "Il conflitto in Aceh è un fatto nazionale - ha detto - e tale rimane. Lungi da noi l'idea di internazionalizzarlo".

Luca Galassi

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