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Dopo che suo figlio Casey è morto a Baghdad nell’aprile dell’anno scorso, la
californiana Cindy Sheehan non ha più niente da perdere. Ha fondato l’associazione
Gold Star Families for Peace, che riunisce altre decine di famiglie di caduti nel conflitto iracheno, ma
le loro voci non sono riuscite a entrare nel giro dei grandi media. Questo valeva
fino a dieci giorni fa. Dal 6 agosto, però, la Sheehan si è accampata ai bordi
della strada di campagna che porta al ranch di Bush a Crawford, nel Texas: vuole
che il presidente le conceda un incontro durante la sua vacanza agostana, perché
le spieghi il motivo della morte del figlio Casey. Finora non è stata accontentata.
Ma la sua storia è diventata improvvisamente di dominio pubblico: l’America ne
parla e si divide sulla scelta della donna, ormai un’icona della galassia pacifista
statunitense.
Cresce il sostegno. “Chiedo solo che il presidente Bush impieghi un’ora della sua vacanza per incontrarmi
prima che il figlio di un’altra madre muoia in Iraq – ha detto la Sheehan –. Perché
siamo andati in guerra? Perché abbiamo avuto così tanti morti? Quando torneranno
a casa? Non si usano i nostri figli a meno che non sia assolutamente necessario
per proteggere l’America”. Cindy, 48 anni, è arrivata a Crawford a bordo di un
autobus con la scritta “Impeachment tour”: come obiettivo finale, chiede infatti
la messa in stato di accusa di Bush per aver mentito alla nazione sulle vere ragioni
che lo hanno convinto a scatenare la guerra in Iraq. Quello che all’inizio era
un accampamento solitario ora si è allargato fino a diventare Camp Casey, una
cittadella improvvisata in nome del figlio della donna: decine di attivisti l’hanno
raggiunta, e vicino alle tende hanno piantato anche centinaia di croci bianche
in onore dei soldati morti. La Sheehan riceve fiori, cibo, e-mail di sostegno
da tutta l’America. “Prima che mio figlio fosse ucciso – ha detto – pensavo che
una persona da sola non potesse fare la differenza. Ma una persona che è circondata
e sostenuta da milioni di persone può essere ascoltata”.
La risposta di Bush. Inevitabilmente, Bush sta perdendo il confronto a distanza. Il presidente non
ha ancora voluto incontrare la Sheehan e ha mandato dalla donna due consiglieri
per dirle che ha a cuore le sue lamentele, ma non le parlerà a quattr’occhi. Molti
considerano questo rifiuto arrogante: in fondo Bush è in vacanza a Crawford per
cinque settimane, e di tempo ne ha. Lo scorso week-end il convoglio presidenziale
è passato davanti Camp Casey: Bush si dirigeva verso un barbecue nelle vicinanze,
per raccogliere fondi per il partito repubblicano. Mentre il Suv di Bush con i
vetri oscurati tirava diritto, la Sheehan ha sollevato un cartello con scritto
“Perché hai tempo per i donatori e non per me?”. Il presidente le ha risposto
solo a distanza, durante una conferenza stampa, dicendosi “in profondo disaccordo”
con lei. “Io piango per ogni morte – ha detto – e capisco l’angoscia che alcuni
provano per le vittime di questa guerra. Rispetto la signora Sheehan e ho pensato
a lungo su quello che mi chiede, di andar via dall’Iraq, ma sarebbe un errore
per la sicurezza del nostro Paese”.
Amata e odiata. Inevitabilmente, come ogni figura politicizzata, Cindy Sheehan è amata da alcuni
e odiata da altri. In risposta ai pacifisti, a Crawford hanno manifestato anche
centinaia di sostenitori di Bush. Il proprietario del ranch adiacente ha sparato
in aria un colpo di fucile mentre il gruppo intorno alla Sheehan stava tenendo
una veglia. Un avvertimento?, gli hanno chiesto. “Vedete voi. Siamo in Texas”,
ha risposto l’uomo. Ieri alcune delle croci bianche piantate dai pacifisti sono
state trovate divelte. Radio e blog conservatori notano che la Sheehan è una donna
sola: il marito ha appena chiesto il divorzio, e parte della famiglia si è distanziata
pubblicamente dalla sua iniziativa di protesta. Chi è a favore della guerra e
del presidente ricorda anche che Cindy ha già incontrato il presidente nel giugno
del 2004 insieme ad altre decine di famiglie di caduti: in quell’occasione, la
Sheehan disse che Bush le era sembrato “sincero” e che aveva preferito non fargli
domande politiche. Ma da allora, dice ora, diverse commissioni d’inchiesta indipendenti
hanno smentito i motivi dell’intervento, e cioè la presenza di armi di distruzione
di massa. “Questo dimostra che mio figlio è morto senza ragione, e prova che le
ragioni che Bush ci ha raccontato non sono vere”.Alessandro Ursic