11/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La comunità musulmana di Londra e gli attentati di luglio
scritto per noi da
Alex Franquelli
 
La moschea di Brixton, uno dei luoghi di culto che la polizia inglese tiene di più sotto controllo dopo gli attentati del 7 luglioLe mani di Mohammed non riescono a muoversi che con nervosismo e gesti convulsi. “La forza del pensiero, delle mie braccia, del mio Credo sono la soluzione e non il fine o il mezzo. Non c’è Islam nelle loro bombe, non c’è Dio in quei morti”, dice questo 23enne di origine eritrea che lavora in uno dei tanti corner shop della periferia londinese. Musulmano praticante ma molto british, jeans e maglietta ogni giorno. Alzo il capo e faccio un cenno prendendo fiato per cercare di dire la cosa piú ingenua ma non ne ho il tempo. Mohammed insiste: “Guardati intorno e dimmi quanto Islam c’è nella tua vita di tutti i giorni, tra i tuoi colleghi, i tuoi amici, i tuoi negozi o più semplicemente per la strada. La risposta è: più di quanto tu possa mai pensare. L’integrazione ha proceduto spedita, senza grosse interruzioni di sorta, senza cali fisiologici. Ed era tutto troppo bello per durare”. Stavolta non so cosa rispondere ma mi viene di pensare agli atti di discriminazione e violenza contro i musulmani aumentati in Inghilterra del 600 per cento dal giorno del primo attacco.
 
Boston Gardens, zona 4 nella West London, 6 di sera. Il sole è ancora tiepido e ora le mani di Mohammed si incrociano con quelle di altri connazionali venuti ad incontrarlo e conoscere me. Mi parlano a loro modo del “sogno britannico”, di come questo Paese lo sentano ormai parte integrante della loro esistenza e delle scelte che ne condizionano il percorso. Difficile dar loro torto se pensiamo al fatto che i primi musulmani giunsero nel Regno Unito nell’ottavo secolo pur senza costituire una vera “comunità” organizzata. Le cose cambiarono nell’Ottocento quando un arrivo consistente di yemeniti e soprattutto somali inaugurò la prima moschea a Cardiff nella seconda metà del secolo. Nel 1962, allarmato dalla crescita esponenziale della comunità islamica, il governo britannico promulgò il Commonwealth Immigrants Act il quale, in teoria, avrebbe dovuto rendere più difficile il processo di importazione di risorse umane dai paesi del Terzo Mondo. All’atto pratico sortì invece l’effetto opposto spingendo le mogli degli immigrati a trasferirsi velocemente qualche tempo prima che l’Atto venisse ratificato.
 
Abu Hamsa è uno degli imam più integralisti e considera gli attentati di Londra una risposta alla presenza di truppe inglesi in Iraq“Nell’Islam non esistono fondamentalisti”, afferma Mohammed. “Il Corano è per definizione stessa la parola di Dio e per questo motivo non va interpretato o dibattuto: la Bibbia al contrario è fonte di interpretazioni opposte che fanno nascere errori, correnti, scuole di pensiero che comunque rispetto ma non posso che condannare.” Se verso la fine del dodicesimo secolo la filosofia musulmana era la più complessa del mondo e spiegava come Dio debba essere compreso attraverso l’intelletto, è però vero che la maggioranza dei nuovi arrivati dal Medio Oriente negli ultimi decenni è costituita da lavoratori privi di una qualsivoglia istruzione i quali, loro malgrado, dovevano far pieno riferimento agli insegnamenti ortodossi dei loro Paesi d’origine. E non sempre di trattava di vedute progressiste o libertarie.
 
Passano pochi minuti e nella discussione si fa largo un concetto latente, strisciante e per questo comunque presente tra i musulmani di Londra: il sospetto. Come accadde per gli attacchi dell’11 settembre, con le teorie cospiratorie su Israele (in molti credono ancora che nessun ebreo sia morto al World Trade Center, in realtà la comunità ebraica contò circa 400 vittime). “La seconda ondata di attacchi (quella del 21 luglio che, forse per sola fortuna, non ha causato vittime) non convince nessuno di noi. Non c’è uno straccio di prova fotografica o di altro genere. Riprendere 4 ragazzi in una stazione della metro senza nessuno intorno o un giovane su un autobus stranamente deserto suona sospetto, il fatto che gli ordigni sarebbero esplosi in zone (Brixton, Shepherd’s Bush e Hackney) prevalentemente abitate da immigrati di ogni specie e soprattutto musulmani è sospetto, l’atteggiamento della polizia è sospetto.”
 
Mohammed è ora più nervoso, i suoi gesti tradiscono l’emozione e la rabbia dei suoi 23 anni (“tutti inglesi e devoti all’Arsenal”) che contengono in sé la confusione in cui si trova la sua generazione, il non sapere da che parte guardare il proprio futuro in quanto delusi dal presente ed oramai irrimediabilmente distanti da un passato chiuso in un mondo ideale che non è mai esistito e mai vedrà la luce. Non è eccessivamente tardi ma Mohammed ha fretta di tornare a casa in tempo per la cena. Mi saluta chiedendomi se conosco una via alternativa per raggiungere la District Line in quanto la stazione di Boston Manor è circondata dalla polizia da un paio d’ore. La prassi è la solita: calma, pazienza e la mappa del Tube in mano. E’ di nuovo giovedì ma il week-end sembra sempre maledettamente lontano.
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Gran Bretagna