stampa
invia
Non c’è pace per il Kivu: la martoriata regione orientale del Congo, principale
teatro della sanguinosa guerra che dal 1998 al 2003 ha provocato più di 3 milioni
di vittime, a più di due anni dalla firma degli accordi di pace continua ad essere
infestata da gruppi armati che si scontrano per il controllo del territorio e
terrorizzano la popolazione locale. Gli ultimi scontri, avvenuti lo scorso fine
settimana nei pressi di Ishasha tra milizie Mayi-Mayi e uomini del Rcd-Goma hanno
provocato la morte di 6 persone e la fuga in Uganda di altre 100, suscitando nuovi
interrogativi sul futuro del paese.
Operazione Falcone. PeaceReporter ha contattato padre Franco Bordignon, da 30 anni missionario nel Kivu, per discutere
proprio dell’attuale situazione nella regione: “E’ difficile capire con precisione
cosa stia succedendo in Kivu. Ufficialmente ci sono circa 15.000 guerriglieri
ruandesi Hutu in attesa di essere rimpatriati nell’ambito della “operazione falcone”
iniziata tre settimane fa e condotta dalla Monuc (la missione Onu in Congo) e
dall’esercito congolese. Quello dei guerriglieri Hutu è comunque un falso problema,
un pretesto creato ad hoc dal governo di Kigali per poter intervenire a piacimento
nelle questioni interne congolesi e per sfruttare i giacimenti di minerali del
Kivu” .
Un disarmo incompleto. Neanche la firma degli accordi di pace di Roma, con cui i ribelli Hutu delle
Fdlr (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) hanno rinunciato alla
lotta armata convince padre Franco: “Quello di Roma per adesso rimane un accordo
vuoto, visto che non è stato fatto nulla per attuarlo. Ma i problemi del Kivu
non sono dati solo dalla questione degli Hutu. Ci sono i miliziani Mayi-Mayi,
rimasti praticamente estranei al programma di disarmo che si sono nascosti nelle
foreste e adesso attaccano civili e militari in maniera indiscriminata, senza
che si capisca a cosa mirino e a chi rispondano. Tutti gli ex-gruppi ribelli che
sono entrati al governo grazie agli accordi di pace controllano le proprie zone
di competenza come veri e propri feudi”.Matteo Fagotto