09/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il paese, dopo la morte di Garang, sembra intenzionato a proseguire sulla strada della pace
Civili ai funerali di John GarangSe è stata una prova di maturità, il Sudan l’ha superata a pieni voti: nonostante le prevedibili violenze scatenate dall’annuncio della morte di John Garang, violenze che hanno provocato la morte di 130 persone, da giovedì scorso non si registrano più scontri nel paese, tanto che anche i funerali dell’ex-vice presidente e leader del Spla (Sudan People’s Liberation Army) avvenuti sabato a Juba si sono svolti nella calma più assoluta. Nonostante sia ancora presto per fare previsioni attendibili, il Sudan sembra intenzionato a proseguire sulla strada della pace.
 
Ritorno alla normalità. Le notizie degli ultimi giorni contrastano nettamente con gli scontri che da lunedì a giovedì scorsi hanno insanguinato le strade di Khartoum, Juba e Makalal. Il bilancio finale delle violenze parla di 130 vittime (di cui 111 nella capitale) e di almeno 300 feriti, ma la sensazione che tiene banco è che sarebbe potuta andare molto peggio.  Negli ultimi giorni anche i campi profughi attorno a Khartoum sembrano essere tornati alla normalità, mentre le notizie non confermate che parlavano di armi distribuite dal Spla ai propri sostenitori nella capitale si sono rivelate fino adesso prive di fondamento.
 
John Garang, defunto leader del SplaI meriti del governo. Va dato atto alle autorità sudanesi di essere riuscite a gestire al meglio una situazione estremamente difficile, che sarebbe potuta facilmente degenerare. Gli appelli alla calma provenienti da Khartoum e dagli stessi vertici del Spla, che hanno saggiamente rinunciato a cavalcare l’onda della frustrazione popolare, hanno avuto l’effetto di bloccare sul nascere le violenze che avrebbero potuto mettere in serio pericolo una pace raggiunta dopo 20 anni di sanguinosa guerra civile. A smorzare ulteriormente la tensione ci ha pensato la moglie di John Grang, che ai funerali del marito ha fatto appello a tutti i Sudanesi affinché mantenessero la calma, un gesto che le è valso il plauso dell’amministrazione americana.
 
Cause incerte. Rimane ancora da far luce sulle cause che hanno portato allo schianto dell’elicottero col quale Garang stava facendo ritorno in Sudan dopo una visita al presidente ugandese Yoweri Museveni. Nonostante le autorità sudanesi e buona parte della comunità internazionale abbiano immediatamente sposato la tesi dell’incidente, anche per una questione di ordine pubblico, bisognerà aspettare le conclusioni delle varie commissioni (sudanese e ugandese in primis) che stanno indagando su quanto accaduto. Proprio in occasioni dei funerali di Garang Museveni ha ribadito di non poter ancora escludere la tesi dell’attentato, anche se quelle più accreditate rimangono la possibilità di un guasto tecnico o di un errore umano. La neo-costituita commissione sudanese, di cui fanno parte membri dell’attuale governo e del Spla oltre che esperti dell’aviazione civile e militare, presenterà un primo rapporto sull’accaduto ai primi di settembre.
 
Un'immagine degli scontri a KhartoumIl futuro dei negoziati. Il nuovo leader del Spla Salva Kiir sarà nominato primo vice presidente sudanese il prossimo giovedì, e almeno nelle intenzioni dovrebbe seguire le orme del suo predecessore. Nonostante non goda di una fama da “colomba”, nelle dichiarazioni di intenti Kiir ha ribadito di voler proseguire sulla strada della pace e del rispetto degli accordi di pace firmati lo scorso gennaio. Ad aiutare Kiir nel suo difficile compito contribuirà non poco l’invio di una forza di pace da parte delle Nazioni Unite composta da 10.000 caschi blu che avranno il compito di controllare la parte meridionale del paese.
 

Matteo Fagotto

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