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Se è stata una prova di maturità, il Sudan l’ha superata a pieni voti: nonostante
le prevedibili violenze scatenate dall’annuncio della morte di John Garang, violenze
che hanno provocato la morte di 130 persone, da giovedì scorso non si registrano
più scontri nel paese, tanto che anche i funerali dell’ex-vice presidente e leader
del Spla (Sudan People’s Liberation Army) avvenuti sabato a Juba si sono svolti
nella calma più assoluta. Nonostante sia ancora presto per fare previsioni attendibili,
il Sudan sembra intenzionato a proseguire sulla strada della pace.
I meriti del governo. Va dato atto alle autorità sudanesi di essere riuscite a gestire al meglio
una situazione estremamente difficile, che sarebbe potuta facilmente degenerare.
Gli appelli alla calma provenienti da Khartoum e dagli stessi vertici del Spla,
che hanno saggiamente rinunciato a cavalcare l’onda della frustrazione popolare,
hanno avuto l’effetto di bloccare sul nascere le violenze che avrebbero potuto
mettere in serio pericolo una pace raggiunta dopo 20 anni di sanguinosa guerra
civile. A smorzare ulteriormente la tensione ci ha pensato la moglie di John Grang,
che ai funerali del marito ha fatto appello a tutti i Sudanesi affinché mantenessero
la calma, un gesto che le è valso il plauso dell’amministrazione americana.
Il futuro dei negoziati. Il nuovo leader del Spla Salva Kiir sarà nominato primo vice presidente sudanese
il prossimo giovedì, e almeno nelle intenzioni dovrebbe seguire le orme del suo
predecessore. Nonostante non goda di una fama da “colomba”, nelle dichiarazioni
di intenti Kiir ha ribadito di voler proseguire sulla strada della pace e del
rispetto degli accordi di pace firmati lo scorso gennaio. Ad aiutare Kiir nel
suo difficile compito contribuirà non poco l’invio di una forza di pace da parte
delle Nazioni Unite composta da 10.000 caschi blu che avranno il compito di controllare
la parte meridionale del paese. Matteo Fagotto