08/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



"Zaina, cavalière de l'Atlas" di Bourlem Guerdjou

Scritto per noi da
Simone Laudiero*

Locandina del Festival di Locarno '05Il festival di Locarno propone, tra i film proiettati in Piazza Grande, "Zaina, cavalière de l'Atlas" di Bourlem Guerdjou (2004). Guerdjou, dopo un film d’esordio di carattere politico-sociale (Vivre au paradis), ha scelto di tentare l’Avventura, un genere meno frequentato dalle piccole (e medie) produzioni come la sua joint venture franco-marocchina. Gerdjou ha raccolto una sfida: l’avventura è tradizionalmente una cosa da major americane, perché richiede soldi (gli americani ne hanno molti) ed esperienza produttiva (fanno praticamente solo questo).
 
Nella scia delle mille e una notte. Nell’affrontare una sfida del genere la strategia, più o meno, dovrebbe essere questa: sopperire alla mancanza di soldi ed esperienza con idee nuove e una prospettiva interna al mondo raccontato. E non si parla di accuratezza filologica, perché un qualsiasi regista serio è capace di fare un po’ di lavoro di documentazione, si parla di una sensibilità riservata a chi fa parte di una cultura, sensibilità che dovrebbe, almeno nel caso dell’avventura, essere messa al servizio del “meraviglioso”. Che poi è quello che forse si intende a Locarno quando si fa riferimento alla “scia delle mille e una notte”.
 
piazza Grande a LocarnoLa scuola disneyana. Che poi l’avventura sia sempre quella, e che gli americani non l’abbiano inventata ma solo frequentata fino alla nausea come piace a loro, questo resta vero, ma c’è tanto che gli americani non fanno. E allora sotto con duelli, inseguimenti e gare decisive nella migliore tradizione disneyana, ma che siano presi da una prospettiva inaccessibile a chiunque altro. Una bella ripresa dell’Atlas o il vademecum dell’allevatore di cavalli arabi non avrebbero stupito nessuno in “Hidalgo-Oceano di Fuoco”. Per chi vede questo film è evidente che una prospettiva inaccessibile Guerdjou non l’ha trovata, ma che ha semplicemente eseguito con capacità uno standard classico dell’avventura interpretandolo con una coloritura maghrebina (qui i jallaba fanno buona parte del lavoro). E forse non era neanche nelle sue intenzioni fare molto di più.
 
Riuscirà Mustafà… Purtroppo le cose stanno anche peggio di cosi. La presenza della scuola americana non si limita a un’ingombrante serie di scelte disneyane (scelte che fatte dalla Disney sono infinitamente piu digeribili, va da sé). In una storia i cui personaggi sono fermi ai rispettivi archetipi avventurosi, l’unico elemento di sviluppo è la questione familiare irrisolta. Ma la storia di una famiglia separata, di un coniuge che muore e dell’altro che deve assumersi le sue responsabilità, di un padre e di una figlia in viaggio che imparano a conoscersi e rispettarsi, di un uomo diviso tra il lavoro e i doveri paterni, questi sono tra i temi piu cari alla cinematografia americana degli ultimi anni. Come a dire, il lavoro è franco-marocchino, ma gli strumenti sono tutti di marca statunitense. E lo spettatore, stretto ai braccioli della poltrona, si domanda:”Riuscirà Mustafà a vedere la partita di baseball della figlia, o la deluderà ancora una volta per restare al maneggio e badare ai suoi cavalli da corsa?”.
Certo, il film, in francese, è rivolto ai giovani maghrebini emigrati di seconda generazione che non avranno niente da invidiare a nessuno in fatto di disgregazione familiare, ma speriamo che Mustafà arrivi in tempo per vedere Zaina battere un home-run.
Categoria: Costume
Luogo: Svizzera