Scritto per noi da
Lara Vettipio
Il Paese che più di ogni altro si trova sotto i riflettori per l’incarcerazione
di un giornalista, lunedì ha festeggiato la giornata dedicata a chi, in Iran,
svolge questa professione. “Akbar Ganji, che cammina ogni giorno tra la vita e
la morte, dovrebbe avere un posto speciale durante questa giornata. Tutti ne dovrebebro
parlare”,dice Bahore M., giornalista ventiduenne. “Invece, il suo nome è una breve
citazione tra le parole dei discorsi ufficiali”, continua. Inoltre, la scorsa
settimana sono state chiuse dalla magistratura due testate “Ashti” e “Eghbal”,
ma nessuno sembra essersene preoccupato troppo.
Per questa giornata, il regime organizza una competizione con un premio dato
a chi ha dimostrato più acutezza ed originalità nello svolgere la professione.
Anche questa gara dovrebbe essere in linea con la politica del regime, ma quest’anno
la moglie di Akbar Ganji, Masumeh Shafiie, ha fatto irruzione nella sala della
premiazione e ha urlato la sua angoscia ad un pubblico in apprensione.
Iran Press Festival. L’Iran Press Festival è un premio “ politically correct”. I premiati provengono
quasi tutti da giornali riformisti, ma tra di loro vi era anche un mullah, e il
numero delle donne è pari a quello degli uomini. Inoltre, sono tutti ragazzi giovani.
A presenziare la celebrazione, vi sono le cariche pubbliche piu’ importanti: presidenti
del sindacato della stampa, presidenti dei più grandi gruppi editoriali del Paese
e Ahmad Masjed Jamei, un ex ministro dell’Ershad, il ministero della Guida e della
Cultura islamica, che tanto si adoperò per la rivitalizzazione del mercato dell’informazione
iraniano prima di essere fatto fuori. I discorsi di questi signori iniziano con
citazioni dal Corano, e sono tutti molto lunghi. Durante il suo intervento, Masjed
Jkamei ha il coraggio di fare un riferimento a Ganji e alle sue condizioni di
salute. “E' un intellettuale, un uomo di cultura che ha deciso di uccidere la
sua intelligenza attraverso lo sciopero della fame. Nostro dovere è quello di
fare appello perchè interrompa la sua lotta, perchè ricominci a mangiare. Bisogna
agire in fretta, domani stesso su tutti i giornali che qui rappresentiamo”, si
infiamma, e tutti appaludono. Molti hanno uno sguardo angosciato, e qualcuno piange.
Dei giornali costretti al bando, invece, nessuno dice niente.
<>Ma finalmente, i premi: questi sono appoggiati su un tavolo, e sono moltissimi.
Alla fine, risulteranno premiati tutti i presenti. Si tratta di giornalisti che
per la maggior parte provengono da testate riformiste, che li hanno formati come
professionisti dell’informazione. Moltissimi appartengono al gruppo di “Shargh”,
attualmente il quotidiano non governativo più venduto in Iran ed appartente all’ala
riformista della stampa iraniana. Anch’esso, tuttavia, ha moderato di molto la
propria linea editoriale in seguito al risultato delle ultime elezioni.

Un'ospite inattesa. Ma la perfezione della manifestazione è stata rotta dall’irruzione di una donna
in chador, la moglie di Akbar Ganji. “Sono qui per raccontare cosa è accaduto
domenica nella mia casa: la polizia ha fatto irruzione e ha buttato all’aria tutto”.
“Mi hanno accusata di essere una spia, di trasmettere informazioni ai media stranieri,
e di incoraggiare mio marito a continuare con lo sciopero della fame. Mi hanno
minacciata di arresto, e hanno preso ogni cosa: dischetti, cd, diari personali.
Mia figlia era terrorizzata”, ha detto tra le lacrime. Gli agenti sono arrivati
di fronte alla casa del giornalista alle 9 della mattina, e la perquisizione è
durata un’ora, secondo le fonti ufficali. Le condizioni del giornalista, che è
arrivato al 56esimo giorno di digiuno, sono sempre peggiori. Ha perso moltissimi
chili, e il suo corpo non ha piu’ forza e resistenza. “Sta morendo, non vivrà
ancora a lungo”, dice tra le lacrime.
Una delle frasi che Masjed Jamei ha pronunciato è stata: “Grazie a Khatami, ora
è possible criticare il potere, porlo in discussione”. A tale affermazione molti
risponderebbero con un detto che è diventato tristemente popolare in questi ultimi
otto anni: “Con Khaatmi c’è libertà di espressione, ma ciò che continua a mancare
è la libertà dopo l’espressione”.