Nasce Telesur, la Al Jaazera dell'America Latina. E negli Usa si scatena la reazione
Scritto per noi da
Gennaro Carotenuto*

Dopo domenica 24 luglio,
quando sono iniziate
ufficialmente le trasmissioni di Telesur - l’emittente
satellitare latinoamericana con base a Caracas - sono state immediate le reazioni
da parte del governo degli Stati Uniti.
Telesur, un servizio pubblico multistatale che
ha come soci Venezuela, Argentina, Uruguay e Cuba e l'appoggio del Brasile, e
che si propone l’ambizioso
obbiettivo
di riequilibrare il predominio mediatico statunitense
sull’America Latina, sembra avere davvero colpito nel segno. E’ ancora
quasi invisibile, trasmette appena quattro ore al giorno e raggiunge
poche decine dei 700 milioni di spettatori potenziali in tre continenti,
ma causa nell’amministrazione statunitense reazioni ogni
giorno più scomposte.
Reazioni preventive. Prima ancora di cominciare a trasmettere, Telesur
aveva già collezionato un record, avendo portato il governo di Washington
ad approvare un decreto, che dovrà essere convertito in legge dal
congresso degli Stati Uniti, che autorizza misure contro le trasmissioni
del nascituro canale televisivo. Patrocinate dal deputato repubblicano
Conny Mack, alcune organizzazioni d’opposizione al governo venezuelano
negli Stati Uniti hanno già preannunciato il lancio di un’inusuale
“campagna continentale contro Telesur”. "La TV - è la terribile accusa - è
un canale di diffusione del pensiero di sinistra”. Dopo vent’anni di monopolio
del pensiero unico neoliberale risulta difficile accetare che
qualcuno continui a pensare in maniera distinta. L’isteria contro Telesur è già
considerata un errore
tattico negli stessi Stati Uniti. Alcuni editoriali, tra i quali
quello del Miami Herald, invitano l’amministrazione repubblicana
a riflettere sulla strategia del corpo a corpo scelta contro
Telesur in quella che è già diventata, secondo il quotidiano della Florida,
un’infruttuosa guerra di propaganda. Appena lunedì l’ambasciatore statunitense
a Caracas,
William Brownfeld, ha dichiarato
che Telesur non ha nulla da temere a patto che non emetta nulla
di contrario agli interessi degli Stati Uniti. Tuttavia, ha minacciato
l’ambasciatore, in caso di messaggi “inappropriati”, gli Stati Uniti
reagiranno.
Spettatori pericolosi. Quello che preoccupa
gli Stati Uniti è che Telesur sta trovando proseliti in ogni dove. Ogni giorno
vi sono annunci, in tutto il continente.
Il sindaco di Bogotá per esempio, il socialdemocratico
Luís Eduardo Garzón, ha acquistato un canale televisivo per
permettere la trasmissione gratuita di Telesur in tutta la regione
della capitale colombiana. Per non parlare del Brasile che, nonostante
lo scoglio della lingua, vede migliaia di comunità isolate impegnate ad
attrezzarsi, autofinanziandosi per poter ricevere
via satellite il segnale di Telesur.
Un “segnale” che preoccupa. Come preoccupa terribilmente
il fatto che l’emittente abbia un accordo di cooperazione con
Al Jaazera che permetterà di trasmettere fuori del mondo arabo
le immagini e le notizie provenienti dalle 18 troupe che la televisione
tiene in Iraq. Così per la prima volta anche negli Stati Uniti, dove basta
una parabola per accedere al segnale di Telesur, ci sarà un controcanto
al monopolio informativo sui trionfi bellici in Iraq. Sopratutto, ed è la colpa
imperdonabile, che impone
a Washington lo scontro frontale contro Telesur, per la prima volta
l’informazione alternativa esce dai circuiti ristretti della stampa
scritta o di Internet ed entra in tutte le case, puntando alle
masse.
Indigesta libertà di scelta. Il terreno di scontro tra Telesur e il punto di vista espresso
da CNN e affiliate è il telecomando di centinaia di milioni
di latinoamericani. Preoccupa, indigna, che con Telesur questi possano
scegliere. Telesur, molto prima del previsto, e molto prima
di poter essere materialmente efficace nel suo mandato di orientare
verso sud la bussola del sistema informativo continentale, è già la
cartina tornasole di un fenomeno molto più ampio.
Per la prima volta
dopo
molti decenni gli Stati Uniti vedono altri soggetti attivi in politica
estera, ingerire nel giardino di casa. Ed è isteria.