Scritto per noi da
Paolo Lezziero
A portarci direttamente a contatto con la gente del Muro di Berlino, il cui crollo
è stato l’avvenimento storico più importante della fine del millenovecento, sono
i personaggi di “Salam Berlino”, un volume edito dalle edizione e/o.
L’autrice è una giornalista, ex attrice e insegnante, Yadé Kara, nata in Turchia
e che vive a Berlino.
E’ il suo primo romanzo e ha lasciato il segno, finalista del prestigioso “Deutscher
Bucher preiss” e vincitrice del premio Adalbert-von-Chamisso Forderpreiss.
Il protagonista è il diciannovenne Hasan Kazan, nato a Istambul e iscritto dalla
madre alla scuola tedesca della città. I turchi sono fra i primi immigrati, per
numero e anni di presenza, nella Germania dell’Ovest. Il padre di Hasan, Said,
che lui chiama baba, era emigrato come giovane turco socialista, laureato e pieno
di sogni con lo zio Breznev (omonimo del presidente russo Leonid), convinto
di fare politica e carriera. “Ma aveva sbagliato aereoporto”, ironizza Hasan,
“era finito nella capitalista Berlino Ovest e ci si era adeguato aprendo un’agenzia
di viaggi con lo zio”.
E’ il crollo del muro, nel 1989, a far decidere Hasan di correre e di restare
definitivamente a Berlino, perché Istambul, ormai, come diceva il padre, “era
come una odalisca attempata… con la pelle rugosa e una bellezza ormai sfiorita”.
Se il padre ama l’ordine e l’efficienza tedesca e il nord, la madre è invece
tutta orientale, per i cibi, le rotondità fisiche, “non sono mica una svedese”,
la cultura e giudica cafoni i berlinesi, che non hanno alle spalle la storia
dell’antico impero ottomano.
Purtroppo però anni dopo l’emigrazione del padre, i berlinesi li avrebbero chiamati
kanaki e a Istambul almanci, né carne né pesce. Il quartiere berlinese di Kreuzberg,
dove abita la famiglia di Hasan, viene descritto dall’autrice come la somma dei
conflitti fra immigrati e tedeschi, fra democratici e naziskin, con qualche bastonatura
che manda all’ospedale lo zio Hanim. E Hasan, fondamentalmente contro la violenza,
reagisce quando vede un gruppo che porta gli anfibi con teste rasate e coi baffetti
alla Hitler e arriva anche lui alla violenza.
La novità del muro sono però i tedeschi dell’est, che arrivano quasi tutti uguali
nell’aspetto, biondi e con scarpe di plastica, che spendono tutti la cifra che
il governo ha assegnato, come benvenuto, in tonnellate di cibi. Tanto da convincere
il padre di Hasan e lo zio ad aprire di corsa un negozio di frutta e verdura al
posto dell’agenzia, facendo affari d’oro.
La fine dell’isolamento, il ritrovarsi fra parenti e amici, il rimettere assieme
una Germania prima divisa crea scompensi e sussulti profondi nelle due società
cittadine. Nonno Wessel, un anziano generoso vicino di casa che con la moglie
si era affezionato al protagonista e alla sorella quando erano ancora bambini,
quando sente la notizia in Tv e vede i berlinesi festanti, per la gioia improvvisa
subisce un grave attacco cardiaco e finisce all’ospedale. Il popolo della metropolitana
del quartiere di Berlino, che ha visto l’infanzia e la giovinezza del protagonista,
viene spazzato via dall’ondata dei nuovi berlinesi e i Punk e altri gruppi contestatori
e alternativi cambiano zona e scappano in altri ambienti.
Il libro prosegue con le varie avventure del protagonista, con figure di donne
molto determinate nella loro carriera e affascinanti che lo aiutano per arrivare
al cinema, o per frequentare ambienti borghesi…”anche se ha i capelli scuri e
spesso si deve coprire i suoi occhi nerissimi con gli occhiali Rayban”.
Con le novità che porta il muro cambia il modo di vivere e di essere per tutti
e c’è chi non regge.
Lo zio Breznev molla tutto e insulta la nuova società, la famiglia di Hasan arriva
alla disfatta perché il padre rivela di avere un’altra donna e un bambino avuto
da lei, la madre torna definitivamente a Istambul dopo il suo ultimo soggiorno
berlinese. Hasan affronta il padre accusandolo di averli ingannati …”ma era sangue
del mio sangue, cerca di capire…” spiega al figlio che scopre che sotto la patina
tedesca il padre è rimasto con la sua cultura della famiglia patriarcale dove
le mogli (al plurale) come i figli non si abbandonano, sono sacri. “Come musulmano”,
suggerisce ad Hasan l’amica del cuore,”avrebbe diritto a quattro mogli…e questa
è solo la seconda…”.
Alla fine, il protagonista capisce che la società è ormai multiculturale, che
la vecchia Europa sta radicalmente cambiando e il segnale più forte arriva dalla
nuova Berlino e dalla nuova Germania, e che fra est e ovest il distacco è ormai
minimo. Capisce che ormai Berlino è la città della sua vita futura e ci collega
col pensiero all’energia …”di baba e dello zio Breznev quando arrivarono con
i capelli lunghi, i basettoni, il colletto della camicia sbottonato, per cercare
fortuna lontano da casa…”. Un’energia che a lui manca e che adesso doveva trovare
per accettare la sfida e farsi strada”.
Ironica, quasi sempre sopra le parti, solare nella sua scrittura e brava caratterista
nel descrivere personaggi così diversi per etnia, educazione religiosa, abitudini
di vita e cultura, Yadé Kara, l’autrice, si lascia leggere piacevolmente e ti
scatena la voglia di vedere o di rivedere la nuova realtà berlinese nata e stravolta
o vivificata da questi nuovi incroci.