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Nel timore di essere bollato come antipatriottico in tempo di guerra, l’offesa
più grave per un americano dopo l’11 settembre, per il partito democratico statunitense
la guerra in Iraq è stata un brutto colpo. Sempre in bilico tra criticare il comandante
in capo, battersi per la sicurezza degli Stati Uniti e al tempo stesso riconoscere
l’impegno dei soldati: è dura. Ma ora dallo stesso Stato in cui George W. Bush
vinse la battaglia decisiva contro John Kerry alle ultime elezioni, l’Ohio, per
i democratici potrebbe essere appena partita la riscossa. Almeno per le strategie
da seguire nella rincorsa verso la Casa Bianca. Paul Hackett, un marine che ha servito sette mesi in Iraq e ha criticato fortemente Bush sulla guerra,
si è candidato come democratico alle elezioni suppletive per un posto al Congresso
in un collegio della periferia di Cincinnati considerato un feudo repubblicano.
Nel voto del 2 agosto ha perso ma di poco, conquistando il 48 per cento dei voti
in un collegio dove i democratici di solito potevano anche fare a meno di presentarsi.
Avvocato riservista. Hackett ha prestato servizio attivo nei marines dal 1989 al 1992 e poi è entrato a far parte della riserva. E’ diventato un
avvocato di successo, ha moglie e tre figli, ma nel 2004 ha scelto di andare come
volontario in Iraq. Era di stanza a Ramadi e ha preso parte all’assedio di Falluja.
Al ritorno negli Usa, ha scelto di candidarsi nel collegio vacante dell’Ohio.
E ha definito Bush “la più grande minaccia per questo Paese”. Pur sconfitto, Hackett
ha attirato l’attenzione dei media americani. Un soldato che critica Bush per
come ha condotto il conflitto: sembra fatto apposta per conquistare i cuori di
quella fetta crescente di americani convinta che la guerra in Iraq non fosse giustificata,
e che sia venuto il tempo di ritirarsi. “Se i democratici potessero creare un
immaginario candidato che capitalizzasse le perplessità del Paese sulla guerra
in Iraq, questo sarebbe un alto, telegenico riservista dei Marine che ha appena
concluso una missione di sette mesi in Iraq”, ha scritto Usa Today.
Critico ma fino a un certo punto. E’ probabilmente così. Ma attenzione a non fare l’errore di considerarlo un
soldato pentito: come la maggioranza dei soldati americani scontenti di come stanno
andando le cose in Iraq, Hackett non è contro questo conflitto a priori. “Non
ho detto che è una guerra ingiusta – ha dichiarato in un’intervista alla radio
Democracy Now –. Ho detto che è stata gestita male da questa amministrazione”. Se venisse
richiamato in Iraq, ci andrebbe senza esitazioni: “Sono innanzitutto un americano”.
Che considera i marines “la mia seconda famiglia: laggiù ci sono dei soldati che combattono e muoiono,
e sento che dovrei essere lì con loro”. Hackett non vuole il ritiro immediato
delle truppe – un argomento tabù negli Usa – ma crede che l’amministrazione Bush
dovrebbe puntare tutto sull’addestramento delle forze di sicurezza irachene, per
poter così pianificare un ritiro nel tempo.
Primo atto delle elezioni? E’ quello che pensano in tanti, solo che detto da un Marine che lì ci è stato
fa più effetto. E per gli avversari politici attaccarlo è più difficile. Per questo,
molti osservatori hanno considerato la candidatura di Hackett come il primo round
delle elezioni di medio termine del 2006, che rinnoveranno il Congresso. E perché
no, anche di quelle presidenziali del 2008, dove comunque Bush non potrà candidarsi
per un terzo mandato. La linea dei democratici nei prossimi anni potrebbe insomma
essere già segnata. E più gli Usa rimarranno in Iraq, peggio rischia di essere
per Bush e i repubblicani. Il 3 agosto, solo un giorno dopo la sconfitta di Hackett,
14 marines sono morti quando il mezzo su cui viaggiavano è saltato su una bomba, nel più
cruento incidente alle truppe Usa dall’inizio del conflitto.Alessandro Ursic