08/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un veterano dell'Iraq si candida con i democratici in un feudo repubblicano
Paul HackettNel timore di essere bollato come antipatriottico in tempo di guerra, l’offesa più grave per un americano dopo l’11 settembre, per il partito democratico statunitense la guerra in Iraq è stata un brutto colpo. Sempre in bilico tra criticare il comandante in capo, battersi per la sicurezza degli Stati Uniti e al tempo stesso riconoscere l’impegno dei soldati: è dura. Ma ora dallo stesso Stato in cui George W. Bush vinse la battaglia decisiva contro John Kerry alle ultime elezioni, l’Ohio, per i democratici potrebbe essere appena partita la riscossa. Almeno per le strategie da seguire nella rincorsa verso la Casa Bianca. Paul Hackett, un marine che ha servito sette mesi in Iraq e ha criticato fortemente Bush sulla guerra, si è candidato come democratico alle elezioni suppletive per un posto al Congresso in un collegio della periferia di Cincinnati considerato un feudo repubblicano. Nel voto del 2 agosto ha perso ma di poco, conquistando il 48 per cento dei voti in un collegio dove i democratici di solito potevano anche fare a meno di presentarsi.
 
Hackett quando era in servizio attivo in IraqAvvocato riservista. Hackett ha prestato servizio attivo nei marines dal 1989 al 1992 e poi è entrato a far parte della riserva. E’ diventato un avvocato di successo, ha moglie e tre figli, ma nel 2004 ha scelto di andare come volontario in Iraq. Era di stanza a Ramadi e ha preso parte all’assedio di Falluja. Al ritorno negli Usa, ha scelto di candidarsi nel collegio vacante dell’Ohio. E ha definito Bush “la più grande minaccia per questo Paese”. Pur sconfitto, Hackett ha attirato l’attenzione dei media americani. Un soldato che critica Bush per come ha condotto il conflitto: sembra fatto apposta per conquistare i cuori di quella fetta crescente di americani convinta che la guerra in Iraq non fosse giustificata, e che sia venuto il tempo di ritirarsi. “Se i democratici potessero creare un immaginario candidato che capitalizzasse le perplessità del Paese sulla guerra in Iraq, questo sarebbe un alto, telegenico riservista dei Marine che ha appena concluso una missione di sette mesi in Iraq”, ha scritto Usa Today.
 
Critico ma fino a un certo punto. E’ probabilmente così. Ma attenzione a non fare l’errore di considerarlo un soldato pentito: come la maggioranza dei soldati americani scontenti di come stanno andando le cose in Iraq, Hackett non è contro questo conflitto a priori. “Non ho detto che è una guerra ingiusta – ha dichiarato in un’intervista alla radio Democracy Now –. Ho detto che è stata gestita male da questa amministrazione”. Se venisse richiamato in Iraq, ci andrebbe senza esitazioni: “Sono innanzitutto un americano”. Che considera i marines “la mia seconda famiglia: laggiù ci sono dei soldati che combattono e muoiono, e sento che dovrei essere lì con loro”. Hackett non vuole il ritiro immediato delle truppe – un argomento tabù negli Usa – ma crede che l’amministrazione Bush dovrebbe puntare tutto sull’addestramento delle forze di sicurezza irachene, per poter così pianificare un ritiro nel tempo.
 
Hackett in campagna elettoralePrimo atto delle elezioni? E’ quello che pensano in tanti, solo che detto da un Marine che lì ci è stato fa più effetto. E per gli avversari politici attaccarlo è più difficile. Per questo, molti osservatori hanno considerato la candidatura di Hackett come il primo round delle elezioni di medio termine del 2006, che rinnoveranno il Congresso. E perché no, anche di quelle presidenziali del 2008, dove comunque Bush non potrà candidarsi per un terzo mandato. La linea dei democratici nei prossimi anni potrebbe insomma essere già segnata. E più gli Usa rimarranno in Iraq, peggio rischia di essere per Bush e i repubblicani. Il 3 agosto, solo un giorno dopo la sconfitta di Hackett, 14 marines sono morti quando il mezzo su cui viaggiavano è saltato su una bomba, nel più cruento incidente alle truppe Usa dall’inizio del conflitto.

Alessandro Ursic

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