Gli Usa e le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Sessanta anni dopo
scritto per noi da
Matteo Colombi

La Reuters AlertNet commenta che, mentre nel mondo si preparano varie commemorazioni
dell’esplosione della prima bomba atomica, in America si continuano a sopprimere
le immagini della devastazione e della morte delle guerre in Iraq e Afghanistan,
così come si fece per la atomica su Hiroshima. Filmati giapponesi in bianco e
nero e americani in technicolor furono sequestrati e messi sotto segreto dalle
autorità di Washington, per evitare critiche e dibattiti durante i successivi
anni di sviluppo di un arsenale atomico e di test nucleari ad aria aperta nei
deserti americani e nelle isole del Pacifico. Nelle scuole si tenevano esercitazioni
di protezione civile, invitando i bambini a nascondersi sotto ai banchi in caso
di attacco atomico. La vergogna della morte, e la paura della morte, di così tanta
morte, rischia di uccidere le ragioni della guerra, della sua accettabilità. La
realtà della morte, della sua immensa facilità rischia di innescare una repulsione,
un senso di introspezione. E’ un intralcio pericoloso.
I filmati giapponesi furono restituiti al Giappone negli anni ‘60, ma quelli
americani non furono resi pubblici fino agli anni ‘80 e tuttora non sono stati
mostrati nella loro interezza. Alcune di queste immagini saranno mostrate questo
sabato su un canale ‘no-profit’ via cavo in un documentario su Hiroshima. La voglia
di manipolare la popolazione, di tenerla all’oscuro per avere le mani libere ha
marcato la spregiudicatezza dei politici e dei militari nella gestione dell’orrifico
potere dell’era nucleare. Ma è difficile evitare il senso che l’obliterare una
città in pochi secondi, con un solo aereo, sia un atto orribile e disumano, che
ci ha proiettati in una nuova epoca. Un equipaggio per eliminare una popolazione.
E’ un precedente storico che ci attanaglia tuttora nelle sue conseguenze.

Il 6 agosto si avvicina ma vedo ben poco che ne ricordi l’importanza, la valenza.
Devo cercare su Internet. Il Manhattan Project si sviluppò prima nelle strade
dove vivo, sotto la direzione di Enrico Fermi ed altri importanti fisici europei
in fuga dall’Europa nazi-fascista. Una volta che Fermi innescò una reazione a
catena controllata a pochi isolati da dove scrivo, la fase di sviluppo e realizzazione
di un ordigno nucleare si spostò da Chicago al deserto del Nuovo Messico. L’Università
che ebbe un ruolo così importante nella storia dei nostri incubi è in letargo.
E’ agosto. Al dipartimento di studi orientali, tra le centinaia di annunci, sporge
un invito arrivato dall’Università di Hiroshima, per una conferenza e commemorazione
sulla bomba e la pace. In qualche strada ho scorto un’affissione: qualche gruppuscolo
organizza una commemorazione. In primavera il sindaco di Hiroshima è venuto alla
Loyola University, dai gesuiti. Una presenza tutto sommato in sordina.
Hiroshima, e Nagasaki, sono da sempre difficili da inquadrare, da comprendere,
senza sviluppare discorsi ampi che sembrano sempre inadeguati, e che incrinano
le certezze storiche. Poiché i regimi nazista e giappponese sono visti come il
male assoluto, poiché le perdite di militari da ambedue i lati nella ‘reconquista’
americana del Pacifico erano già immense, le atomiche sembrano quasi giustificabili.
Orrende ecatombe che, da sole, posero fine ad una sanguinosissima guerra. E del
resto, la pira di Tokio costò centinaia di migliaia di vittime senza spaccare
l’atomo. E quasi nessuno la ricorda. Forse è sbagliato concentrarsi sui mezzi
con cui si uccide, se sono tutti orribili nel loro risultato. E’ assai probabile
che, senza le atomiche, la conquista del Giappone sarebbe costata altre centinaia
di migliaia di morti sommando ambedue le parti. Però Hiroshima e Nagasaki rimangono
tuttora le uniche città dissolte in pochi secondi, senza preavviso, senza ultimatum,
senza dimostrazioni. L’uccisione intenzionale di centinaia di migliaia di civili
è un crimine di guerra, oppure non esistono crimini di guerra. La facilità nel
commettere tale atto ne aumenta l’orrore, ed il tabù della guerra atomica è legato
a questo connubio: la grande, facile, istantanea potenza distruttiva riversata
su intere popolazioni.

La convenienza, morale e strategica, di usare le bombe atomiche nel 1945 è stata
e rimane discussa, anche e specialmente negli Stati Uniti, in certi circoli intellettuali.
Ma tale persistente dibattito si deve confrontare con una generale mancanza di
attenzione al tema, che del resto si unisce alla mancanza di attenzione verso
la sempre più aggressiva postura del Pentagono e dei burocrati e dei politici
a Washington, che lavorano a nuovi arsenali, a ‘micro-bombe’ da utilizzare in
guerre ‘non-nucleari’, e a far saltare il Trattato di Non-Proliferazione.