17/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un processo di pace ancora incerto. Intervista al direttore di Radio Publique Africaine
Con un processo di transizione promettente ma ancora incompleto e un futuro tutto da definire il Burundi sembra essere lo specchio delle attuali contraddizioni nei Grandi Laghi. I progressi compiuti negli ultimi sei mesi grazie alle prime elezioni comunali e politiche sono innegabili, ma sul Burundi pesa ancora l’incognita delle Fnl (Forze Nazionali di Liberazione), l’unico gruppo ribelle che non ha accettato di aderire al processo di pace e che continua ad insanguinare il distretto di Bujumbura Rural. Per fare il punto sulla situazione abbiamo contattato Alexis Sinduhije, direttore di Radio Publique Africaine, un’emittente indipendente che negli ultimi anni è stata chiusa più volte perché ritenuta troppo “critica” nei confronti del governo burundese.
 
L'attuale presidente burundese Domitien NdayizeyeSignor Sinduhije, alcune agenzie di stampa hanno riportato la denuncia della sua radio, secondo cui negli ultimi mesi almeno 300 persone sarebbero morte a causa degli scontri tra i ribelli delle Fnl e l’esercito burundese.
 
Il numero dei morti accertati sembra essere ancora maggiore: secondo le nostre fonti locali almeno 200 di queste vittime sarebbero civili, uccise durante i raid delle Fnl oppure a sangue freddo dagli  stessi ribelli con l’accusa di essere spie o collaborazionisti vicini all’esercito burundese. Oppure solo per vendetta nei confronti degli attacchi condotti dalle Forze Armate locali. Nel distretto di Bujumbura Rural, l’unico al momento controllato dai ribelli, si perpetrano assassinii, uccisioni di massa e mutilazioni ai danni dei civili come in Sierra Leone. Ogni giorno vediamo civili con braccia, gambe o nasi tagliati e i nostri contatti ci hanno riferito di almeno tre fosse comuni scoperte nella regione.
 
Ribelli delle FnlCrede che le continue azioni delle Fnl, che nelle ultime settimane hanno intensificato i propri attacchi, possano mettere in pericolo il processo di pace?
 
No, non lo credo. Il processo di pace è ormai irreversibile, anche alla luce delle recenti elezioni che metteranno la parola fine alla fase di transizione. Quella condotta dai ribelli è una guerriglia ma nulla di più: le Fnl sono nate negli anni ’80 come reazione al dominio politico e militare dei Tutsi, e la loro lotta come quella degli altri gruppi ribelli aveva una legittimità. Ma ora, con il processo di pace ormai in corso e le elezioni che hanno riportato al potere gli Hutu (che costituiscono circa l’85% della popolazione del paese, n.d.r.) le Fnl sono l’unico gruppo che non è riuscito a riconvertirsi in partito politico, e proprio per questo stanno perdendo terreno.
 
Ritiene che vi siano ancora le condizioni per proseguire le trattative di pace?
 
Certamente. Il futuro governo Hutu proverà a porsi nei confronti delle Fnl su un duplice piano: diplomatico, tentando di far uscire allo scoperto i ribelli attraverso leggi di amnistia e negoziati, per i quali il governo sudafricano si è già offerto come mediatore; e militare, attraverso un’intensificazione delle attività militari se le trattative dovessero fallire. La mia opinione è che, se non decideranno di sedersi al tavolo della pace, le Fnl verranno spazzate via militarmente in non più di tre mesi.
 
Miliziani Hutu festeggiano la firma dei trattati di paceEppure nei mesi passati le Fnl si erano dichiarate più volte disponibili a intavolare trattative di pace col governo.
 
La mossa delle Fnl è stata solo fumo negli occhi: i ribelli hanno aperto al governo di transizione troppo tardi, quando ormai l’esecutivo non aveva più credito politico visto che in poche settimane sarebbe stato sostituito dal nuovo governo uscito vincitore dalle elezioni. La mossa delle Fnl è stata abile dal punto di vista tattico, perché ha permesso ai ribelli di prender tempo e di rifarsi un’immagine agli occhi della comunità internazionale, ma senza la reale volontà di arrivare alla pace. Prova ne è il fatto che, approfittando del vuoto di potere creatosi in Burundi per la campagna elettorale e il passaggio di consegne a livello politico, i ribelli delle Fnl hanno cominciato a riarmarsi e continuano a arruolare nelle loro file bambini soldato.
 
Crede che le tensioni presenti nei paesi vicini, in primis la Rep. Dem. del Congo, potrebbero influenzare negativamente il processo di pace burundese?
 
Certamente i problemi di un vicino così grande e potente come il Congo potrebbero influenzare in qualche modo anche noi, ma non penso che possano portare a una destabilizzazione profonda. Preferisco pensare al contrario che la buona riuscita del processo di pace in Burundi possa servire da esempio anche per i vicini congolesi e che il nuovo governo di Bujumbura possa mediare tra Congo e Ruanda per abbassare il livello della tensione nei Grandi Laghi.
 
Profughi Hutu in fuga dal RuandaVeniamo alla questione dei profughi Hutu ruandesi: fuggiti in Burundi a metà marzo a séguito di presunte minacce e violenze ai loro danni da parte della popolazione Tutsi, sono stati rimpatriati a forza come immigrati clandestini dopo un incontro tra le autorità dei due paesi. Qual è il suo punto di vista su questa vicenda ancora oscura?
 
Se qualcuno fugge dal suo paese e abbandona la propria casa deve esserci una ragione. Per me gli Hutu ruandesi erano profughi, e come tali sarebbero dovuti essere trattati. D’altro canto sono realista, e ammetto che nella situazione attuale il Burundi non si può permettere uno scontro con il Ruanda. Siamo un paese fragile, che sta uscendo a fatica da una lunga guerra civile e l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno adesso è di uno scontro con il Ruanda dove, non ce lo dimentichiamo, sono i Tutsi ad avere il potere. Il problema è che l’ospitalità data ai profughi avrebbe potuto insospettire il governo di Kigali, e sappiamo quanto il Ruanda sia sensibile al problema dei guerriglieri Hutu presenti in Congo. Alla luce di queste considerazioni penso che, nel rimpatriare i profughi, le autorità burundesi abbiano preso la decisione giusta.

Matteo Fagotto

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