In una mattina di settembre il contadino Zhu Zhengliang e la moglie sedevano
in piazza Tienanmen, a Pechino. Davanti al ritratto di Mao, l’uomo si cosparse
di benzina e si diede fuoco. Per fortuna, fu soccorso in tempo e ricoverato con
ustioni non gravi. Zhu aveva compiuto questo gesto estremo per protestare contro
lo sfratto forzato dalla sua casa nella provincia rurale dell’Anhui. Dalle campagne
remote alle metropoli futuristiche, in Cina il progresso avanza inarrestabile,
sostituendo le abitazioni di pietra con quartieri di villette a schiera, centri
commerciali e campi da golf. A pagare il prezzo più alto della modernizzazione
sono decine di migliaia di famiglie che si vedono costrette da un giorno all’altro
ad abbandonare le proprie case, siano esse in affitto o di proprietà. L’ultima
denuncia è di
Human rights watch (Hrw) che ha compilato il rapporto: “
Demolished: forced evictions and the tenant’s rights movement in China”.

Brad Adams, direttore della divisione Asia di Hrw, dichiara: “A causa del
boom delle costruzioni, le autorità cinesi hanno sfrattato con la forza centinaia
di migliaia di persone senza dar loro la possibilità di far ricorso alla legge.
A Pechino tutti sono concentrati sulle prossime Olimpiadi (2008) e non sulle persone
che vengono imprigionate anche solo per aver chiesto il permesso di manifestare
contro gli sfratti”.
In vista dei giochi olimpici, la capitale sta subendo un
restyling. Le imprese di costruzione hanno avviato diversi cantieri sopra le macerie delle
case distrutte. Tra queste c’era quella di Ye Guoqiang che, il primo ottobre di
un anno fa, durante il
China’s national day, è saltato da un ponte per la disperazione. Si è salvato, ma è ancora agli arresti
con il fratello Ye Guozhu, attivista per i diritti degli sfrattati. In agosto
Guozhu aveva chiesto il perme
sso di organizzare una marcia di 10mila persone nella capitale. Nonostante molti
manifestanti siano già finiti in carcere con l’accusa di “sovversione dello Stato”,
il movimento di protesta continua a crescere. Non sono bastati neanche gli arresti
di due avvocati difensori degli sfrattati, Xu Yonghai e Zheng Enchong, a fermare
la denuncia su Internet di tante storie personali.
Gli attori coinvolti nelle demolizioni sono diversi. I costruttori ottengono
i permessi

per demolire e ricostruire da un dipartimento apposito dell’amministrazione locale.
Lo sgombero delle aree viene appaltato a compagnie private. La regolamentazione,
quasi mai rispettata, stabilisce il preavviso di sfratto e la contrattazione di
un compenso con gli inquilini. Il più delle volte non si arriva a un accordo e
le autorità locali danno il via ai
bulldozer. “Spesso arrivano di notte”, dice Zhang, emigrato negli Stati Uniti. “Alcuni
miei amici, che abitano a Pechino, furono sfrattati l’anno scorso. Ad agosto arrivò
loro un avviso che dovevano andarsene entro un mese. Il governo voleva costruire
nella zona un grande centro commerciale. Propose un compenso ridicolo. Quando
i miei amici rifiutarono, passò alle maniere forti. Nel mezzo della notte un gruppo
di persone distrusse la cinta del cortile e piombò nella casa mentre gli inquilini
stavano dormendo. Dopo avermi raccontato questa brutta storia al telefono, mi
dissero di non chiamarli più. Temevano ulteriori ripercussioni”.
Altre volte le persone non vengono nemmeno avvisate. Tornano a casa dal lavoro
e trovano o un cartello con scritto “
cha”, “demolire”, o l’abitazione già distrutta. “Quando rientrai, la mia casa non
c’era più, era stata abbattuta, ridotta a un mucchio di rovine”, dice Xu Yonghai,
oggi in prigione. “Ho perso tutto quello che avevo”. Il boom delle costruzioni
è iniziato negli anni ’80, quando la Cina si è aperta al libero mercato. Da allora
la domanda di immobili è cresciuta insieme alle speculazioni delle autorità locali.
Nelle demolizioni avrebbero perso la vita anche diverse persone.