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Al quarto tentativo, i golpisti hanno fatto centro. Da ieri pomeriggio Maaouya
Ould Taya, sopravvissuto negli ultimi due anni a ben tre falliti colpi di stato,
non è più il presidente della Mauritania. Lo ha dichiarato il nuovo Comitato Militare
per la Democrazia e la Giustizia, che alle 14.07 di martedì 3 agosto ha assunto
il potere rovesciando il “regime totalitario” del presidente. Un locale attivista
per i diritti umani che preferisce rimanere anonimo ha riferito a PeaceReporter di come la situazione in città sia di una calma quasi surreale, tanto che il
colpo di stato non avrebbe provocato morti né feriti.
Le reazioni internazionali. Secondo quanto riferito a PeaceReporter il Comitato avrebbe riconosciuto tutti i trattati firmati dalla Mauritania con
i paesi stranieri, ma è difficile che questa misura possa placare le proteste
internazionali. La nuova politica dell’Unione Africana di ferma opposizione ai
colpi di stato e la stretta alleanza tra il presidente Taya ed il governo americano
fanno presagire tempi duri per la nuova giunta al potere. Il presidente Taya,
rientrato frettolosamente dall’Arabia Saudita, è ora ospite a tempo indeterminato
del suo omologo Mamadou Tandja a Niamey, in Niger.
Un golpe annunciato. Quello ai danni del presidente Taya era comunque un golpe previsto da tempo,
e non solo per i precedenti poco incoraggianti: negli ultimi due anni infatti
Taya è sopravvissuto a ben tre colpi di stato, il più cruento dei quali nell’estate
del 2003 fu caratterizzato da 3 giorni di violenti scontri per le strade della
capitale e causò decine di vittime. La disinvolta politica estera del presidente
aveva portato da tempo il governo mauritano ai ferri corti con la maggioranza
islamica della popolazione: salito al potere proprio grazie ad un colpo di stato
nel 1984 all’inizio degli anni ’90 Taya, fino allora strenuo sostenitore dei progetti
egemonici di Saddam Hussein in Medio Oriente, in occasione della prima Guerra
del Golfo decise una virata a 180 gradi della sua politica estera, diventando
uno dei più fedeli alleati degli Stati Uniti nella regione. Una virata completata
negli anni successivi con il riconoscimento di Israele che ha causato non pochi
problemi a Nouakchott nei rapporti con gli altri membri della Lega Araba. Barcamenatosi
negli ultimi anni grazie alle frequenti epurazioni ai vertici delle Forze Armate,
il boccheggiante regime di Taya ha dato più volte l’impressione di avere i giorni
contati.Matteo Fagotto