06/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal 3 al 13 di agosto il festival del Cinema

Scritto per noi da

Enza Roberta Petrillo

 "Io non penso mai che sto rappresentando la mia cultura o il mio paese.
Ma sarebbe strano che il risultato non fosse questo.
Ogni artista ha il dovere di rappresentare la sua realtà e il suo popolo, ma senza proporselo come fine.
I sentimenti umani vanno oltre i decenni e non appartengono a una sola terra.
I problemi immediati non hanno molta importanza; materia per l'artista è l'uomo con i suoi problemi profondi, non quelli della superficie del vivere...
Amo l'Iran, perché il suo caos è piacevole.
Continuo a preferire questo nostro disordine che ha un'anima, all'ordine senz'anima...
Raccontando i piccoli episodi e i piccoli dolori della vita quotidiana,
io parlo dei problemi più profondi dell'uomo..."
Abbas Kiarostami

 
Tutto è cominciato nel 1946. Alla prima edizione del  Festival di Locarno  i film in cartellone sono quindici, tra cui quattro italiani, tra loro c’è “Roma città aperta” di Rossellini. Un pezzo di storia del cinema che alla 58° edizione non sembra smentire le aspettative. Cinema d’autore ma non solo. Il Festival di Locarno, in programma dal 3 al 13 di agosto, rappresenta per molti l’occasione di apprezzare il valore di un cinema di qualità, che ha scelto di raccontare chi è senza voce. Una posizione precisa confermata anche quest’anno dalla presenza di una sezione sui diritti umani. Niente di retorico. Le storie raccontate da cineasti spesso giovanissimi sono piuttosto storie di diritti umani negati o sottratti. Come quelle delle donne e degli uomini costretti a vivere nell’Iraq dilaniato dalle bombe o quelle delle vittime delle mine antiuomo in Afghanistan. Violazioni che inaspettatamente si ripropongono anche in realtà democratiche. Giappone, Israele, Stati Uniti. Stessa violenza imposta e subita. Una carrellata di immagini che raccontano lo stato dei diritti dei bambini in Giappone, ma anche la condizione delle donne prigioniere nelle carceri statunitensi e delle donne omosessuali in Israele. Concorso Video. Storie di nicchia  che a Locarno si intrecceranno con  la decima edizione del Concorso Video il cui pubblico si ritrova annualmente per assistere alla proiezione di film sperimentali, fiction, documentari o docu-fiction, girati o post-prodotti in video e destinati alla programmazione nei circuiti video. Opere che nelle scorse edizioni hanno confermato la forte vocazione sociale. Come quella, attesissima, del regista bosniaco Miroslav Mandic, “Ljubav na granici – Amanti sul confine”. Un documentario che racconta i risvolti complicati e comici dei rapporti sentimentali  tra uomini e donne che vivono in paesi diversi della ex Jugoslavia. Interpretare la carica dolente e insieme surreale di storie come questa di Mandic, ma anche le inquietudini dalla gente slovena da poco entrata in Europa e già alle prese con i dilemmi e la paura di un nuovo di cui se ne percepisce solo l’incertezza, è forse la dote migliore degli autori presenti al Festival. Per loro un riconoscimento anche da parte degli organizzatori, tutti d’accordo nel sottolineare che il festival è decisamente“cresciuto con i suoi autori”. Del resto, è difficile dimenticare che a Locarno registi del calibro dell’iraniano Abbas Kiarostami hanno trovato la propria consacrazione ufficiale (Pardo di Bronzo 1989 con Khaneh-ye dust kojast). Proprio a Kiarostami quest’anno sarà offerto il Pardo d’onore. Uno speciale riconoscimento al talento di chi ha reso possibile il coinvolgimento emozionale tra l’autore, il “soggetto” e il pubblico. In fondo il Festival Internazionale di Locarno è soprattutto questo. Una vetrina di un altro cinema possibile rispetto all’imperversare di prodotti cinematografici privi di spessore e qualità. Rispetto ad un’idea di cinema concepito come evasione, il Festival di Locarno ha scelto la riflessione attiva e cosciente sul mondo e le sue contraddizioni.Attraverso le opere selezionate nel Concorso Internazionale, il Festival offre annualmente una panoramica sulle novità e sulle tendenze emergenti nelle diverse cinematografie del mondo. Il valore assoluto della multiculturalità viene sottolineato anche dal sostegno  alla valorizzazione delle cinematografie che meritano di essere «riscoperte» e sostenute. Quest’anno è la volta del Maghreb. Nell’ambito della sezione Porte Aperte, registi provenienti dall’Algeria, dal Marocco e dalla Tunisia avranno occasione di presentare i propri progetti e di discuterne con produttori europei. Un’occasione per i cineasti maghrebini, ma anche per un pubblico che ha fatto dell’intercultura il proprio tratto distintivo. A pensarci bene hanno ragione gli organizzatori del festival, “Locarno è la diversità trasformata in identità”.
Categoria: Costume, Media
Luogo: Svizzera
Pubblicità