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Scritto per noi da
Enza Roberta Petrillo
"Io non penso mai che sto rappresentando la mia cultura o il mio paese.
Ma sarebbe strano che il risultato non fosse questo.
Ogni artista ha il dovere di rappresentare la sua realtà e il suo popolo, ma
senza
proporselo come fine.
I sentimenti umani vanno oltre i decenni e non appartengono a una sola terra.
I problemi immediati non hanno molta importanza; materia per l'artista
è l'uomo con i suoi problemi profondi, non quelli della superficie del
vivere...
Amo l'Iran, perché il suo caos è piacevole.
Continuo a preferire questo nostro disordine che ha un'anima, all'ordine senz'anima...
Raccontando i piccoli episodi e i piccoli dolori della vita quotidiana,
io parlo dei problemi più profondi dell'uomo..."
Abbas Kiarostami

Concorso
Video. Storie di nicchia che a Locarno si intrecceranno con
la decima edizione del Concorso Video il cui pubblico si ritrova
annualmente
per assistere alla proiezione di film sperimentali, fiction,
documentari o docu-fiction,
girati o post-prodotti in video e destinati alla programmazione nei
circuiti video.
Opere che nelle scorse edizioni hanno confermato la forte vocazione
sociale. Come
quella, attesissima, del regista bosniaco Miroslav Mandic, “Ljubav na
granici
– Amanti sul confine”. Un documentario che racconta i risvolti
complicati e comici
dei rapporti sentimentali tra uomini e donne che vivono in paesi
diversi della ex Jugoslavia.
Interpretare la carica dolente e insieme surreale di storie come questa
di Mandic,
ma anche le inquietudini dalla gente slovena da poco entrata in Europa
e già alle
prese con i dilemmi e la paura di un nuovo di cui se ne percepisce solo
l’incertezza,
è forse la dote migliore degli autori presenti al Festival. Per loro un
riconoscimento
anche da parte degli organizzatori, tutti d’accordo nel sottolineare
che il festival
è decisamente“cresciuto con i suoi autori”. Del resto, è difficile
dimenticare che a Locarno registi del calibro dell’iraniano Abbas
Kiarostami hanno trovato la propria
consacrazione ufficiale (Pardo di Bronzo 1989 con Khaneh-ye dust kojast).
Proprio a Kiarostami quest’anno sarà offerto il Pardo d’onore. Uno speciale riconoscimento
al talento di chi ha reso possibile il coinvolgimento emozionale tra l’autore,
il “soggetto” e il pubblico. In fondo il Festival Internazionale di Locarno è
soprattutto questo. Una vetrina di un altro cinema possibile rispetto all’imperversare
di prodotti cinematografici privi di spessore e qualità. Rispetto ad un’idea di
cinema concepito come evasione, il Festival di Locarno ha scelto la riflessione
attiva e cosciente sul mondo e le sue contraddizioni.Attraverso le opere selezionate
nel Concorso Internazionale, il Festival offre annualmente una panoramica sulle novità e sulle tendenze
emergenti nelle diverse cinematografie del mondo. Il valore assoluto della multiculturalità
viene sottolineato anche dal sostegno alla valorizzazione delle cinematografie che meritano di essere «riscoperte»
e sostenute. Quest’anno è la volta del Maghreb. Nell’ambito della sezione Porte
Aperte, registi provenienti dall’Algeria,
dal Marocco e dalla Tunisia avranno occasione di presentare i propri progetti
e di discuterne con produttori europei. Un’occasione per i cineasti maghrebini,
ma anche per un pubblico che ha fatto dell’intercultura il proprio tratto distintivo.
A pensarci bene hanno ragione gli organizzatori del festival, “Locarno è la
diversità
trasformata in identità”.