03/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le questioni scottanti che attendono il nuovo presidente iraniano
Scritto per noi  da
Lara Vettipio
 
Qom, Iran centrale - Oggi per Mahmud Ahmadinejad è il giorno più importante: l’ex sindaco di Teheran ha ricevuto stamattina l’investitura ufficiale al Parlamento Islamico da parte del Leader Supremo Ali Khamenei, e da subito dovrà cominciare un duro lavoro, visti gli ultimi avvenimenti nel Paese. Non si è dovuto attendere molto per il primo attacco del neopresidente alle nazioni occidentali per quanto riguarda la gestione dell'industria nucleare persiana; "Non sopporteremo discriminazioni da parte di Paesi che godono di privilegi scientifici e tecnologi e che vogliono impedirli ad altri Paesi". Infatti, sono molte le preoccupazioni che scuotono l’establishment iraniano, a partire dalla questione del nucleare, il cui esito rimane davvero incerto, per arrivare all’attacco di ieri alle agenzie britanniche e all’omicidio del giudice Massud Moghadassi, avvenuto anch’esso ieri a Teheran.
A Qom, roccaforte conservatrice e città santa iraniana da dove l’ayatollah Ruhollah Khomeini iniziò la Rivoluzione, l’atmosfera che si respira è molto diversa da quella della capitale, Teheran. Qui è difficile trovare qualcuno che dichiari la propria dissidenza; anzi, tutti hanno fiducia nel nuovo esecutivo. Ahmadinejad però non è amato all’estero quanto a Qom.
 
Il neo presidente Mahmud AhmadinejadNucleare che scoppia. Secondo la Costituzione iraniana, la posizione del presidente è debole: deve sottostare a moltissime decisioni del Rahbar, organo che ha la responsabilità legale per ciò che concerne diverse questioni tra le quali, importantissima oggi, è la politica estera, e quindi le negoziazioni con gli europei sul nucleare. Il presidente ha comunque un compito fondamentale, ossia quello di promuovere l’immagine del Paese. Per questo in molti predicono che Ahmadinejad sarà un presidente più che mai “domestico”, e proprio per volontà della Guida Suprema, che sa quanto sarebbe difficile per lui riuscire a riscuotere la fiducia della quale godeva l’ex presidente. L’Iran è attualmente in rottura con la comunità internazionale, proprio a causa della dichiarata intenzione di riprendere il ciclo di arricchimento dell’uranio. Da parte europea, è stato minacciato il ricorso al Consiglio di sicurezza, nel caso in cui il Paese non abbandonasse tale proposito. Da parte iraniana, il presidente ha dichiarato che si andrà avanti con il progetto, scagliandosi contro la discriminazione che permette ad alcuni Paesi nell’area di potersi dotare di armi nucleari, mentre ad altri tale obiettivo viene negato anche se con obiettivi civili. E’ opinione di molti analisti che in realtà Khamenei stia aspettando una offerta vantaggiosa per il Paese, che renda conveniente rinunciare al progetto nucleare: tale proposta potrebbe essere l’entrata nell’Organizzazione mondiale del Commercio, cosa che l’Iran chiede dal 1991. Tuttavia, l’escalation di conflittualità che caratterizza le leadership dei Paesi coinvolti fa temere una soluzione di tipo diverso, che potrebbe mettere in ginocchio l’Iran.
 
Feriti degli attentati del 7/7 di LondraLe bombe e l’inquisitore. Ma per Ahmadinejad vi sono altre due questioni che scottano. Si tratta degli attentati di ieri alle europee ‘British Airways’ e ‘British Petroleum’, oltre all’assassinio di Massud Moghadassi, giudice che ha sentenziato la condanna del giornalista Akbar Ganji, tuttora incarcerato ed in gravissime condizioni di salute a causa dello sciopero della fame che porta avanti da 52 giorni.
Le bombe alla Torre Sayeh, sul viale Val-i-Asr, che ospita le due aziende britanniche, non hanno causato alcuna vittima ma hanno alzato la tensione nel Paese a livelli altissimi. Il collegamento tra l’Iran e l’attacco a Londra diventa pericoloso a questo punto e sono in molti a preoccuparsi. L’ambasciata britannica non ha avanzato tuttavia ipotesi in merito alle responsabilità di tali azioni, anzi ha dichiarato la propria soddisfazione per la pronta reazione da parte delle autorità iraniane.
Per gli intellettuali del Paese, tuttavia, la questione più preoccupante rimane l’assassinio di Moghadassi. “Abbiamo paura: ora avranno una scusa per poterci accusare ed attaccare deliberatamente”, dice Falamak, 40 anni, editore di Tehran. Secondo fonti ufficiali, i killer si sarebbero avvicinati al giudice, appena uscito dal palazzo di giustizia della capitale, in sella ad una motocicletta, e così lo avrebbero freddato. L’elemento della motocicletta farebbe pensare ad un attacco da parte dei “Mujaheddin del popolo”, formazione marxista che si oppone al regime teocratico. Sono tante tuttavia le opinioni che vorrebbero i Mujaheddin troppo deboli attualmente, in particolare dopo la caduta del dittatore iracheno Saddam Hussein, per poter colpire un obiettivo importante all’interno del Paese. Tuttavia, è una strategia ricorrente del regime quella di additarli come i responsabili di qualsiasi attacco. Moghadassi era il capo della sezione ‘Ershad’ della magistratura di Teheran: ossia la “guida islamica” della sezione giudiziaria, e per questo era un personaggio particolarmente in vista. Aveva giudicato una ventina di intellettuali che nel 2000 avevano partecipato ad un seminario sulla democratizzazione dell’Iran, organizzato dalla Fondazione ‘Einrich Boll’, a Berlino. Tra di loro, che finirono tutti in carcere, vi erano nomi di risonanza internazionale come quello di Shirin Ebadi e Shahla Sherkat.
 
La Guida suprema Ali KhameneiTutti con il Leader. In Iran pochi temono l’avvento di un regime che tolga le libertà sociali acquisite con l’ex presidente  Muhammad Khatami, ma la maggiore preoccupazione riguarda la scomparsa del pluralismo istituzionale inaugurato dalla precedente presidenza: con Ahmadinejad, infatti, il sistema è completamente nelle mani del Leader Supremo. La questione più disputata rimane la linea che Khamenei sceglierà per il Paese, se quella di una contrapposizione ideologica e rivoluzionaria all’Occidente e al mondo arabo, che potrebbe causare al Paese molte noie, oppure una condotta realista, pragmatica, che potrebbe valere all’Iran l’entrata da potenza regionale nella comunità internazionale.
 
Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: Iran
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