Intervista a Marco Rovelli sui Cpt, luoghi dove il diritto, e la libertà, sono sospesi
Marco Rovelli è il cantante del gruppo 'Les Anarchistes', vincitore del Premio
Ciampi per il miglior debutto discografico del 2002 e al suo secondo album, uscito
due mesi fa. La band è da sempre attenta alle tematiche sociali e, come nella
migliore tradizione anarchica, si batte per l'affermazione della libertà e contro
ogni forma di abuso del potere nei confronti dell'individuo. In "La musica nelle
strade" (questo il titolo della nuova raccolta, che si avvale, tra le altre, della
collaborazione di Giovanna Marini, Moni Ovadia, Erri De Luca) sono contenuti brani
realizzati con i carcerati della compagnia teatrale della Fortezza di Volterra
e parte dell'incasso del disco è devoluto proprio a loro. L'interesse di Marco,
autore musicale ma anche scrittore, si è rivolto da qualche tempo verso le difficili
realtà dei centri di permanenza temporanea, istituti (letteralmente) di pena e
luoghi di smarrimento per la maggior parte dei migranti che vi vengono 'accolti'.
Il materiale per un volume di prossima pubblicazione è contenuto in dieci interviste
ad altrettanti protagonisti di 'permanenze' nei Cpt.
Marco, perché raccogliere le voci dei migranti?
Anzitutto perché sono senza voce, e c'è bisogno di qualcuno che la susciti. Personalmente,
ho intrapreso questo lavoro in seguito alla lettura delle opere del filosofo Giorgio
Agamben, che individua nella 'forma campo' il paradigma principale della biopolitica
del '900. La forma campo è la sospensione del diritto e la produzione di 'non-persone',
è il diritto che include escludendo. Questa è la forma moderna della biopolitica,
un concetto creato da Foucalt per definire il salto di qualità della politica
della nostra modernità rispetto a quanto la precedeva. La biopolitica è la presa
in carico della vita dell'uomo e delle popolazioni da parte del potere. Non è
più un potere che sta in alto, ma si esprime invece attraverso una microfisica,
che penetra il corpo sociale con una serie di micro-snodi. E' la politica che
si impadronisce del corpo dell'individuo. Il corpo viene sottoposto alla disciplina,
normato, regolato, e il carcere diventa il paradigma della società biopolitica
e disciplinare. Agamben dà un'ulteriore torsione al concetto e lo mette in relazione
con la politica occidentale, con l'idea stessa del diritto: il Novecento è segnato
dalla 'forma campo', che sono tutti quei luoghi dove c'è una reclusione di individui
che non vengono riconosciuti come tali dal diritto. Non a caso, nel campo di concentramento
si veniva privati della cittadinanza ebraica, e la cittadinanza è un requisito
indispensabile in uno stato-nazione. La 'forma campo' rivela che i diritti universali
sono una finzione. Se non si è cittadini, nello stato-nazione, non si hanno diritti.
Privando l'individuo della sua nazionalità, i Cpt lo privano anche della sua
identità. E' cosi?
I Cpt sono l'emergenza di questa logica che sorregge la biopolitica, cioè l'emergenza
della crisi e della finzione dell'universalità dei diritti. I diritti non sono
universali
ma, come diceva Hanna Harendt, appartengono esclusivamente al cittadino, al garantito,
sono riconosciuti a qualcuno solo in virtù della sua appartenenza. Questa appartenenza
è appartenenza alla fortezza degli stati d'Europa, e in generale del nord del
mondo. E se non sei un cittadino sei un bandito, etimologicamente parlando, e
oggi i banditi sono i migranti. Nei Cpt la finzione dell'universalità dei diritti
emerge allo scoperto. Il luogo-non luogo dei Cpt è la concrezione fisica della
privazione universale dei diritti, dimensioni in cui gli individui non hanno personalità
giuridica e dunque sono esposti a ogni tipo di abuso. Diciamo che il fatto di
essere sottoposti ad abuso è la condizione normale del migrante. Una volta, uno
degli argomenti di propaganda contro i regimi dell'est era che i cittadini non
potevano uscire da quei Paesi. Oggi la situazione è esattamente rovesciata, nel
senso che chi si è trovato a nascere nel sud del mondo non può varcare le frontiere
perché siamo noi, proprio noi, che glielo impediamo. L'individuo è confinato nel
suo sud, non può venire qui neanche in vacanza. Non a caso, se pensiamo a una
genealogia dei campi, scopriamo che i primi campi di concentramento sono nati
in situazioni coloniali.
Quali esempi di abuso da parte del potere hai riscontrato nelle varie esperienze
e nei racconti che ti sono stati fatti?
Anziutto il Cpt stesso è un abuso, una forma detentiva per quella che è un'infrazione
amministrativa, ovvero l'essere senza visto nel nostro territorio. E' un abuso
perché ti priva della libertà senza che tu abbia commesso un reato, cosa che a
un cittadino italiano non potrebbe mai accadere. Prima con la Turco-Napolitano
per un mese, poi con la Bossi-Fini per due mesi, la libertà del migrante può essere
sospesa, senza che ve ne sia un motivo sotto il profilo penale. Va detto che io
ho parlato con coloro che hanno avuto la sventura di entrare nei Cpt avendo anche
la ventura di uscirne in territorio italiano, e ho potuto verificare di fronte
a storie già di per sé drammatiche, pesanti, come i Cpt siano un buco nero che
va a sradicare ulteriormente queste persone già sradicate. Se avessi potuto parlare
con persone che sono state espulse avrei trovato situazioni ancora peggiori, ancor
più inumane. La maggior parte degli immigrati non viene espulsa, perché non ha
documenti, quindi questi sfortunati non possono essere rimandati a casa e per
due mesi si trovano scaraventati nel nulla, senza nemmeno immaginare l'esistenza
dei Cpt. Mi diceva uno di loro: si sta tutto il giorno aspettando che passi il
tempo, piangendo, ripetendosi 'sono rovinato'. Magari capita che tu sei venuto
in Italia esclusivamente per lavorare, per fare quei due soldi che ti consentano
di cominciare una vita più degna nel paese da cui provieni e a cui desideri tornare,
perché molti questo vogliono, e magari, dopo aver accettato lavori di ogni tipo,
in ogni parte del Paese, per un caso assolutamente arbitrario, vieni recluso e
rischi di venir espulso senza aver fatto nulla a nessuno. Tutto a un tratto i
tuoi sforzi vengono disciolti nel nulla, per l'arbitrarietà della pattuglia che
t'incontra, o perchè si è liberato un posto nei Cpt, a seguito magari di qualche
rimpatrio.
Quali sono le testimonianze più drammatiche che hai raccolto nelle tue interviste?
Quella di un ragazzo, che tuttavia non ha potuto raccontarmela perchè è morto,
ma della quale ho appreso dal suo avvocato. E' un ragazzo marocchino che stava
già molto male quando è entrato nel Cpt. Il padre era qui e lavorava già, credo
con permesso. Lui a 18 anni l'hanno trovato con del fumo ed è iniziata l'odissea,
aveva già dei dolori per una malattia incurabile. Nel bel mezzo di questa malattia
è stato preso e portato nel Cpt, dove non gli è stato permesso di curarsi, nel
sud Italia. Poco dopo essere uscito dal Cpt è morto. Oppure la storia di Montassar,
ragazzo marocchino anche lui, già protagonista del video 'Mare Nostrum' del giornalista
Stefano Mencherini, un video-denuncia nei confronti dei Cpt in generale e del
'Regina Pacis' di Lecce in particolare. Egli mi ha raccontato, proprio una settimana
fa, quando l'ho incontrato a Como, gli abusi cui è stato sottoposto, di essere
stato picchiato sia dai carabinieri del centro che dal prete che lo gestiva, don
Cesare Lodeserto. Insieme ad altri compagni, dopo aver tentato una fuga, sono
stati ripresi e picchiati molto duramente. Su questo c'è un processo in corso.
Il giorno dopo è scappato dall'ospedale, è stato ripreso e nuovamente picchiato.
Mi ha raccontato poi di come sia stato ostacolato con ogni mezzo nel tentativo
di sporgere denuncia e solo un caso, cioè la manifestazione del Social Forum
che passava sotto le finestre del centro, ha permesso di far emergere la sua situazione.
I casi come il suo risultano essere molto frequenti. Ogni persona che ho incontrato
mi ha raccontato di aver visto pestaggi, di vivere in una situazione di tensione
insostenibile. Quando ci si trova in quel vuoto, in cui si pensa 'sono rovinato,
sono rovinato', l'unica cosa che si vuol fare è tentare di scappare. Gente ingoia
lamette, o pile elettriche, per essere portata in ospedale e fuggire. Per sedare
gli animi è molto comune accettare le terapie offerte dagli infermieri, sotto
forma di pilloline che fanno dormire tutto il giorno, e dormire è l'unica cosa
che tu possa fare per non pensare. E' chiaro che tutti questi abusi si ripercuotono
sulla loro vita quotidiana, sul loro futuro, nel senso che, se tu vieni mandato
in un Cpt e ricevi un decreto di espulsione, poi trovi qualcuno disposto a metterti
in regola, e fai domanda per regolarizzarti, magari grazie a una sanatoria, il
permesso
di soggiorno non te lo dà nessuno. Se sei stato in un Cpt, sei marchiato. Montassar,
che ha una trentina d'anni, mi raccontava che non lo vogliono più da nessuna parte.
Nella mia indagine mi interessava individuare appunto la connessione tra l'esistenza
di queste persone, con tutti i loro problemi, e il Cpt, quindi come il Cpt si
innesti in queste vite e venga a rappresentare il picco all'interno di una storia
di esclusione.
Come mai le storie dei migranti fanno fatica a venire alla luce?
Perchè i migranti sono per definizione esclusi. Perché la stampa generalista
non ne parla. Io insegno a scuola e quando posso infilo un modulo didattico sulla
biopolitica, faccio vedere un video sulla biopolitica. Non è mai successo che,
quando ho chiesto - e parlo di ragazzi del liceo - cosa è un Cpt, qualcuno mi
abbia mai risposto. Ora, è vero che c'è un'ignoranza diffusa, ma che non l'abbiano
mai nemmeno sentito dire... Come meravigliarsi quando si pensa che la televisione,
che è la prima fonte di informazione per molti, forse per tutti, non ne parla
mai. A maggior ragione la battaglia sui Cpt diventa il punto nodale di una battaglia
più ampia, che è quella per i diritti dei migranti. Se si combatte una battaglia,
la si comincia a combattere dal punto più grave, ovvero i Cpt come negazione assoluta
dei diritti. Il punto è che la battaglia da condurre è anche una battaglia di
ordine culturale e mi sembra che neanche il centro-sinistra la stia combattendo.
La Turco-Napolitano è una legge di centro-sinistra e la Bossi-Fini persegue una
logica similare. Dall'altro canto non c'è il coraggio di dire con chiarezza che
l'immigrazione non costituisce un pericolo, ma una risorsa, non solo economica,
ma soprattutto culturale. Anche il centro-sinistra si muove con logiche
di chiusura che sono logiche proprie del centro-destra. Alla fine di tutto io
credo che vi sia un'incapacità di comprendere la diversità e un'incapacità di
ragionare al di fuori degli stereotipi. Tutti coloro che agitano il rischio dell'immigrazione
non hanno mai avuto a che fare con un migrante, se non sfiorandolo mentre vende
le borse, o ne hanno avuto notizia dai mass media, che sono un fantasma della realtà.
Il mio libro vuole far quello, porsi in un'ottica diversa e smettere di considerare
i fantasmi, sconfessare l'equazione di Pisanu, immigrazione uguale criminalità.
Il Cpt è distruzione di legami familiari, di esistenze, la maggior parte di loro
è venuto qui mica per far del male a qualcuno. Qualcuno, leggendolo, magari si
porrà dei problemi, delle domande, e comincerà a ragionare in maniera diversa.
Con i 'Les Anarchistes', il gruppo di cui tu fai parte, hai avuto un'esperienza
diretta all'interno di un carcere italiano. Quali analogie con un Cpt?
Il nostro disco è un itinerario nei luoghi di esclusione, realizzato con la collaborazione
della Compagnia della Fortezza, una tra le più importanti compagnie teatrali di
carcerati, che ha vinto il premio Ubu. Questi ragazzi hanno un'intensità spaventosa,
si trovano a dover buttar fuori una serie di cose compresse che devono essere
espresse e questo li rende degli attori potentissimi, incomparabilmente potenti.
Il brano che apre il disco è un brano recitativo di Leo Ferrè, che abbiamo deciso
di far interpretare a loro. Dopodiché nel disco c'è anche un brano composto e
cantato
da un altro attore della compagnia. Si parlava di rapporto tra il carcere e il
Cpt. Sono due cose diverse, in un carcere tu sei garantito, il campo è una situazione
emergenziale, non si hanno i diritti che si hanno in carcere. Nei Cpt non si è
accusati di reato e non si ha un avvocato. In un campo c'è un continuo afflusso
di persone, in carcere ci si sta anni, in un Cpt c'è una precarietà, un'emergenza
che rende la vita assai peggiore di quella di un carcere, perché ti vengono meno
quelle poche certezze che puoi esserti invece costruito in prigione. Dopodiché,
diciamo che nelle carceri italiane si vive comunque in maniera indecente, magari
eccezion fatta per Volterra, grazie all'esperienza del teatro. A Volterra si è
riusciti a creare un rapporto diverso, anche perché non è un carcere di lunga
permanenza. Anche delle carceri italiane si parla davvero poco, di come si vive
lì non ne parla nessuno. Anche il carcere italiano è spesso completamente occultato.