03/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi scontri in città, le forze di sicurezza faticano a mantenere l’ordine
scritto per noi
da Matteo Fagotto 
 
E’ salito a 42 vittime e più di 200 feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri nella capitale Khartoum, scontri scoppiati alla notizia della morte del vice-presidente sudanese e leader dell’ex-gruppo ribelle del Spla (Sudan People’s Liberation Army) John Garang. Secondo fonti ospedaliere citate dall’Afp le vittime potrebbero però essere molte di più, visto che alcuni cadaveri si troverebbero ancora per le strade della città in attesa di essere trasportati all’obitorio. Nonostante i tentativi delle forze di sicurezza per mantenere una parvenza di ordine, per tutta la mattinata di martedì si sono registrati nuovi scontri tra i sostenitori cristiani di John Garang e la popolazione a maggioranza musulmana della capitale, mentre la situazione rimane critica anche nei campi profughi di Soba Aradi e Mayo a sud di Khartoum. Non è ancora chiaro se gli ultimi scontri abbiano provocato vittime o meno. I disordini di Khartoum contrastano con la calma quasi irreale di New Site, la roccaforte meridionale di John Garang dove al momento si sta tenendo una veglia funebre che durerà fino a sabato prossimo, quando il corpo del defunto leader del Spla verrà tumulato a Juba.
 
Il defunto leader del SPLA John GarangPrime reazioni. La comunità internazionale si è attivata per gettare acqua sul fuoco, nel tentativo di non far deragliare il processo di pace che negli ultimi mesi ha faticosamente messo la parola fine a una guerra civile durata più di 20 anni. Il presidente americano George Bush e il Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan hanno chiesto alle autorità sudanesi di far riprendere al più presto il dialogo istituzionale per non fare deteriorare ulteriormente i rapporti già tesi tra le comunità musulmana e cristiana. Bush ha reso noto di aver inviato due assistenti del segretario di Stato Condoleeza Rice per assicurarsi che il processo di pace vada avanti, uno nella capitale e uno al Sud: Connie Newman, assistente del Segretario di Stato per gli 'African affairs', sta raggiungendo Khartoum, mentre l'inviato Speciale del presidente Roger Wintern sta arrivando a New Site. I due inviati americani dovrebbero incontrarsi a breve con Salva Kiir Mayardit, scelto come successore di Garang dai vertici del Spla. Il presidente ugandese Yoweri Museveni, che aveva ricevuto sabato la visita di Stato di Garang, ha ordinato la creazione di una commissione d'inchiesta per accertare che si sia trattato di un incidente "e non di un attentato o di un complotto", cosa che non aiuterà certo a rispettare l'atmosfera di cordoglio stabilita dal Governo di Khartoum, che ha chiesto ai suoi cittadini di rispettare per tre giorni il lutto nazionale. Per il presidente Museveni se ne è andato "uno dei più grandi leader rivoluzionari e nazionalisti che l'Africa abbia mai avuto nella sua storia".
 
 
Salva Kiir, successore di John Garang
Diario dalla città. PeaceReporter ha contattato, come già aveva fatto ieri, alcuni cooperanti umanitari italiani che lavorano in Sudan, presenti in città in questi giorni. Questo il loro resoconto dell’atmosfera che si respirava stamane a Khartoum. Hanno chiesto per ragioni di sicurezza di mantenere l'anonimato.
“Abbiamo fatto un giro in città. Per quel che abbiamo visto non ci sono stati grandi disastri stanotte. C'è stato il coprifuoco, e qui non scherzano, se con il coprifuoco qualcuno si muove la polizia spara. Noi comunque non siamo stati nelle zone che ieri erano state più colpite dai saccheggi. La città adesso è tranquilla, hanno ricominciato a circolare i mezzi pubblici ma è semideserta. Per essere del tutto tranquilli si deve aspettare la tarda mattinata. Gli abitanti dei campi profughi, infatti, ci mettono delle ore ad arrivare in centro. Adesso comunque la polizia è schierata ovunque con camionette e mitragliatrici. Mi pare difficile che qualcuno possa riuscire a riunirsi in gruppo... Al momento la situazione sembra sotto controllo. Il governo ha già raggiunto un accordo con lo ‘Splm’, che ha nominato, come era previsto, il successore di Garang, ossia il suo vice, Silva Kiir. Risolto questo problema le cose potrebbero mettersi anche bene".
 
"Ieri sera invece è arrivata una delle nostre guardie, che abita ad Ondurman, una zona a 18 chilometri da qui. Lo scenario che ci ha raccontato era di grandi devastazioni. Negozi distrutti, macchine bruciate, cadaveri abbandonati per le strade di persone uccise dalla polizia. Non girano “vox populi” sulle cause della caduta dell’elicottero di Garang. Continuano a dire che è caduto per una tempesta di sabbia. E anche quelli del ‘Movimento’ del Sud dicono di credere alla versione del governo. Del resto, avessero detto che non credevano alla versione ufficiale la situazione sarebbe davvero diventata incontrollabile per tutti, anche per gli stessi capi ‘Splm’".
 
La bandiera del SPLAIncognite. "Resta l'incognita del futuro. Capire se il successore di Garang verrà riconosciuto da tutti. Al sud non sono tutti amici e fratelli. Ci sono tante fazioni che non si sopportano l'una con l'altra. E Garang era riuscito bene o male a coordinare tutti. Sono rimaste in sospeso parecchie questioni. Diciamo che questo è stato un accordo sul genere di quelli tra israeliani e palestinesi. Hanno firmato qualsiasi cosa, pur di accordarsi. Pur di firmare. Ma è un accordo superficiale. Le questioni importanti sono ancora tutte da discutere. Stanno definendo i confini. Non solo quelli tra sud e nord. Anche quelli tra le diverse tribù del sud. Hanno creato una commissione per la definizione dei confini, ma è assolutamente in alto mare. Il primo rapporto della commissione non è stato accettato da nessuna parte. C’è il petrolio da spartire, ci sono le zone dove probabilmente il petrolio c‘é ma non si sa ancora".
 
Guerriglieri del SPLASecessione immediata? "Qui, insomma hanno tutti paura. Oggi più di ieri. Perché quello che è stato salutato dalla comunità internazionale come un accordo fondamentale è stato, nella sostanza, importante per principio, ma non sulle cose concrete. Adesso che non c'è più Garang, la discussione su queste questioni potranno creare enormi problemi: tutti i punti fondamentali sono ancora da discutere. Anche perché il vice, e successore di Garang, Silva Kiir, è sempre stato un sostenitore della secessione immediata del Sud". 
Categoria: Elezioni, Guerra
Luogo: Sudan
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