scritto per noi
da Matteo Fagotto
E’
salito a 42 vittime e più di 200 feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri
nella capitale Khartoum, scontri scoppiati alla notizia della morte del
vice-presidente sudanese e leader dell’ex-gruppo ribelle del Spla (Sudan
People’s Liberation Army) John Garang. Secondo fonti ospedaliere citate
dall’Afp le vittime potrebbero però essere molte di più, visto che alcuni
cadaveri si troverebbero ancora per le strade della città in attesa di essere
trasportati all’obitorio. Nonostante i tentativi delle forze di sicurezza per
mantenere una parvenza di ordine, per tutta la mattinata di martedì si sono
registrati nuovi scontri tra i sostenitori cristiani di John Garang e la
popolazione a maggioranza musulmana della capitale, mentre la situazione rimane
critica anche nei campi profughi di Soba Aradi e Mayo a sud di Khartoum. Non è
ancora chiaro se gli ultimi scontri abbiano provocato vittime o meno. I
disordini di Khartoum contrastano con la calma quasi irreale di New Site, la
roccaforte meridionale di John Garang dove al momento si sta tenendo una veglia
funebre che durerà fino a sabato prossimo, quando il corpo del defunto leader
del Spla verrà tumulato a Juba.
Prime reazioni. La comunità internazionale si
è attivata per gettare acqua sul fuoco, nel tentativo di non far deragliare il
processo di pace che negli ultimi mesi ha faticosamente messo la parola fine a
una guerra civile durata più di 20 anni. Il presidente americano George Bush e
il Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan hanno chiesto alle autorità sudanesi
di far riprendere al più presto il dialogo istituzionale per non fare
deteriorare ulteriormente i rapporti già tesi tra le comunità musulmana e
cristiana. Bush ha reso noto di aver inviato due assistenti del segretario di
Stato Condoleeza Rice per assicurarsi che il processo di pace vada avanti, uno
nella capitale e uno al Sud: Connie Newman, assistente del Segretario di Stato
per gli '
African affairs',
sta raggiungendo Khartoum, mentre l'inviato Speciale del presidente Roger
Wintern sta arrivando a New Site. I due inviati americani dovrebbero
incontrarsi a breve con Salva Kiir Mayardit, scelto come successore di Garang
dai vertici del Spla. Il presidente ugandese Yoweri Museveni, che aveva
ricevuto sabato la visita di Stato di Garang, ha ordinato la creazione di una
commissione d'inchiesta per accertare che si sia trattato di un incidente
"e non di un attentato o di un complotto", cosa che non aiuterà certo
a rispettare l'atmosfera di cordoglio stabilita dal Governo di Khartoum, che ha
chiesto ai suoi cittadini di rispettare per tre giorni il lutto nazionale. Per
il presidente Museveni se ne è andato "uno dei più grandi leader rivoluzionari
e nazionalisti che l'Africa abbia mai avuto nella sua storia".

Diario dalla città. PeaceReporter ha contattato, come
già aveva fatto ieri, alcuni cooperanti umanitari italiani che lavorano in
Sudan, presenti in città in questi giorni. Questo il loro resoconto
dell’atmosfera che si respirava stamane a Khartoum. Hanno chiesto per ragioni
di sicurezza di mantenere l'anonimato.
“Abbiamo
fatto un giro in città. Per quel che abbiamo visto non ci sono stati grandi
disastri stanotte. C'è stato il coprifuoco, e qui non scherzano, se con il
coprifuoco qualcuno si muove la polizia spara. Noi comunque non siamo stati
nelle zone che ieri erano state più colpite dai saccheggi. La città adesso è
tranquilla, hanno ricominciato a circolare i mezzi pubblici ma è semideserta.
Per essere del tutto tranquilli si deve aspettare la tarda mattinata. Gli
abitanti dei campi profughi, infatti, ci mettono delle ore ad arrivare in
centro. Adesso comunque la polizia è schierata ovunque con camionette e
mitragliatrici. Mi pare difficile che qualcuno possa riuscire a riunirsi in
gruppo... Al momento la situazione sembra sotto controllo. Il governo ha già
raggiunto un accordo con lo ‘Splm’, che ha nominato, come era previsto, il
successore di Garang, ossia il suo vice, Silva Kiir. Risolto questo problema le
cose potrebbero mettersi anche bene".
"Ieri
sera invece è arrivata una delle nostre guardie, che abita ad Ondurman, una
zona a 18 chilometri da qui. Lo scenario che ci ha raccontato era di grandi
devastazioni. Negozi distrutti, macchine bruciate, cadaveri abbandonati per le
strade di persone uccise dalla polizia. Non girano “vox populi” sulle cause
della caduta dell’elicottero di Garang. Continuano a dire che è caduto per una
tempesta di sabbia. E anche quelli del ‘Movimento’ del Sud dicono di credere
alla versione del governo. Del resto, avessero detto che non credevano alla
versione ufficiale la situazione sarebbe davvero diventata incontrollabile per
tutti, anche per gli stessi capi ‘Splm’".
Incognite. "Resta l'incognita del futuro. Capire se il successore di
Garang verrà riconosciuto da tutti. Al sud non sono tutti amici e fratelli. Ci
sono tante fazioni che non si sopportano l'una con l'altra. E Garang era
riuscito bene o male a coordinare tutti. Sono rimaste in sospeso parecchie questioni.
Diciamo che
questo è stato un accordo sul genere di quelli tra israeliani e palestinesi.
Hanno firmato qualsiasi cosa, pur di accordarsi. Pur di firmare. Ma è un
accordo superficiale. Le questioni importanti sono ancora tutte da discutere.
Stanno definendo i confini. Non solo quelli tra sud e nord. Anche quelli tra le
diverse tribù del sud. Hanno creato una commissione per la definizione dei confini,
ma è assolutamente in alto mare. Il primo rapporto della commissione non è
stato accettato da nessuna parte. C’è il petrolio da spartire, ci sono le zone
dove
probabilmente il petrolio c‘é ma non si sa ancora".
Secessione immediata? "Qui, insomma hanno tutti paura. Oggi più di ieri. Perché quello che è
stato salutato dalla comunità internazionale come un accordo fondamentale è
stato, nella sostanza, importante per principio, ma non sulle cose concrete.
Adesso che non c'è più Garang, la discussione su queste questioni potranno creare
enormi problemi: tutti i punti fondamentali sono ancora da discutere. Anche
perché il vice, e successore di Garang, Silva Kiir, è sempre stato un
sostenitore della secessione immediata del Sud".