All’ospedale della Croce Rossa Italiana di Baghdad il personale italiano è sparito.
Per le corsie non si nota un cambiamento rilevante, e non si respira neppure aria
di smobilitazione. I medici e gli infermieri iracheni sono all’opera, ma da due
giorni ormai l’intero staff di nazionalità italiana, che di solito lavora nell’ospedale,
è irreperibile. Potrebbe essere un cambio di personale, ma così non è.
Potrebbe
anche essere finalmente arrivato il passaggio di consegne tra gli
italiani e gli iracheni. Ma perché farlo di nascosto, spostando il
personale di notte e portandolo in fretta e furia sotto l'ala
protettrice dell'esercito degli Stati Uniti?
Di sicuro non c'è stato alcun allarme attentati. Lo smentiscono sia da Baghad
che dall'ufficio stampa della Cri.
La Cri a Baghdad. Quella italiana è la sola sezione della Croce Rossa Internazionale
che negli ultimi anni, fin dall’ottobre del 2003, ha mantenuto una presenza attiva
nella capitale irachena nonostante la precaria situazione di sicurezza.
Lo staff italiano presso l’ospedale Medical City di Baghdad contava di una quindicina
di persone: infermieri, operatori sanitari generici e, a quanto ci risulta, un
solo medico. Unitamente al personale iracheno, svolgono attività di pronto soccorso,
visite specialistiche, interventi chirurgici e trattamenti in ambiente protetto,
per casi di gravi ustioni.
"Sono semplicemente spariti". A raccontare della sparizione è un’esponente della
Mezzaluna Rossa a Baghdad che, solita ad avere contatti con i colleghi italiani,
ha confermato di non avere idea né dei motivi per cui gli operatori della Cri
siano improvvisamente scomparsi, né su dove si trovino attualmente. La fonte afferma
anche di avere telefonato diverse volte all’ospedale per chiedere spiegazioni
e di non averne mai ricevute.
“Sono tutti partiti” le hanno detto al telefono, in arabo, dal quartier generale
della Croce Rossa Italiana a Baghdad.
Nascosti. Oggi sono circolate voci discordanti che vedono l’intero
staff italiano in un luogo indefinito della zona verde - l’area iperprotetta della diplomazia a Baghdad - in attesa di espatriare con
un volo dall’aerporto cittadino o addirittura con un convoglio via terra verso
la Giordania.
Ma la situazione è resa ancor più fumosa dal fatto che non è più sicuro nemmeno
il ricambio del personale ospedaliero pervisto per il tre di agosto.
Insistenti voci da Baghdad affermano infatti che il volo sarebbe stato sospeso.
E fonti di
PeaceReporter, che con quel volo sarebbero dovute rientrare in Italia, hanno confermato
di non avere più notizie certe del loro rientro che sarebbe stato sospeso.
Gli operatori delle Cri in attesa di partire dall’Italia per raggiungere
Baghdad, e dare il cambio ai colleghi non sanno se partiranno, dove troveranno
i propri colleghi e se potranno effettivamente rilevarne il posto.
Conferme. Dall'ufficio stampa della Cri di Roma il dottor Fabozzo conferma: "Si, effettivamente
gli italiani stanno smobilitando, daremo notizia del come e del perché con un
comunicato ufficiale entro poche ore.
Non è certamente per un allarme terrorismo che gli italiani stanno lasciando
l'ospedale. Diciamo per un cambio della politica del nostro intervento".
Sempre dall'ufficio stampa della Cri infatti confermano:
il volo previsto per il prossimo tre di agosto, che avrebbe dovuto portare materiale
e personale (e portare indietro il personale attualmente a Baghdad) è stato cancellato.
Dalla Croce Rossa non confermano e non smentiscono nulla di più, ma non è infondata
la notizia che il gruppo di italiani verrà trasportato con un convoglio, attraverso il pericolosissimo deserto
iracheno, verso la Giordania.
Red.