Scritto per noi da
Gianluca Ursini
Nella capitale sudanese è stata una giornata di scontri di piazza dopo
la conferma della morte di John Garang, vice presidente sudanese e per
anni
leader dei ribelli del Sud cristiano; il carismatico ex militare è
morto sabato mentre rientrava
in
elicottero dall'Uganda, dove aveva svolto una visita di Stato al
presidente Yoweri Museveni. A Khartoum al momento è stato dichiarato il
coprifuoco dalla polizia locale, senza indicazioni sul termine finale.
La giornata conta al momento sette morti confermati ufficialmente, in
scontri avvenuti nei pressi di un mercato cittadino. Parecchi negozi,
secondo fonti contattate da PeaceReporter,
vengono presi d'assalto dalla folla e saccheggiati, se appartenenti a
commercianti di origine araba, popolazione dominante in Sudan fino agli
accordi di pace del dicembre scorso. I rivoltosi che hanno seminato
oggi lo scompiglio nelle strade della capitale sarebbero invece
provenienti dal Sud, terra d'origine anche del leader scomparso. Alle
17, ora italiana, la calma sembrerebbe ritornata in gran parte della
città, tranne alcuni quartieri a settentrione, dichiarati off limits e sulla cui situazione non si può essere aggiornati.
Un maledetto incidente. Secondo un comunicato diramato dal
presidente Omar el Bashir, "Il velivolo di John Garang si è schiantato su di un
rilievo delle montagne Amatonji dopo aver perso quota a causa di una
tempesta di sabbia". Con Garang sono morte altre 13 persone. Dopo il
decollo alle 15.30 da Kampala, l'atterraggio era previsto alle 19 di
sabato sera, ora locale, in Sudan. Il leader della formazione ribelle
'Splm' era diretto all'aeroporto meridionale di 'New Site', dove si
trova l'ex residenza del leader deceduto. Il suo corpo è stato portato nella sua
ex abitazione. Stamattina
nella
capitale Khartoum, dopo la conferma della morte di Garang, sono
iniziati diversi scontri causati da persone originarie
delle regioni meridionali.
Un comunicato ufficiale del Movimento indipendentista meridionale ha
invitato "tutti i sudanesi alla calma", ribadendo più volte che la
morte di Garang va attribuita ad un incidente. Secondo uno dei
negoziatori della pace di Abuja, il generale keniota Lazaro Sumbeiywo,
"non vi sono dubbi che chi assume la carica
di leader dello Splm, diviene automaticamente anche vice Presidente,
garante del processo di pace per le regioni meridionali". Ad assumere
il comando nel partito che ha rappresentato per 21 anni le
rivendicazioni politiche dei cristiani meridionali, al momento è andato
il vice di Garang, Salva Kiir Mayardit.
Sassaiole in centro. PeaceReporter
ha raggiunto telefonicamente a Khartoum un cooperante
italiano, che per motivi di sicurezza preferisce restare anonimo. Ecco
quello
che ci ha raccontato. "Stamattina è stata confermata la notizia del
ritrovamento
dell’elicottero di John Garang, la voce ha cominciato a passare fra la
gente,
perché nei campi profughi non si trovano parecchie radio, quindi erano
in
parecchi gli abitanti del sud a non sapere ancora cosa fosse successo.
Man mano
che la voce si è sparsa si sono concentrati in vari punti della città,
nella
zona centrale, dove si trovano tutti gli edifici governativi, e poi
nelle
zone a più alta densità di popolazione che viene dal sud. Gruppi
consistenti di persone hanno cominciato a tirare sassi alla macchine
che passavano sulle
strade principali e poi si sono allargati alle strade secondarie. Noi
abbiamo
l’ufficio in Namura, che è appunto una di queste zone, normalmente
tranquillissima, però è circondata di posti dove vivono i sudanesi
meridionali.
Da qui la nostra decisione di andare via, su suggerimento del nostro
staff,
perché il problema arriverà probabilmente stanotte. A Khartoum ci sono
tanti
posti dove si vende alcool, quindi quando i manifestanti cominceranno a
bere si
sentiranno in diritto di fare quello che vogliono. Dopo aver deciso di
lasciare questo quartiere, abbiamo
pensato di spostarci nella zona di
‘Riad’, molto più tranquilla, e per spostarci abbiamo dovuto passare attraverso
questa fitta cortina di gente che lancia sassi; anche a noi sono arrivate
alcune sassate sulla macchina. I manifestanti sono persone senza un fine
politico, ma semplicemente con una volontà generale di riscatto delle proprie
condizioni di vita...il che vuol dire
che ridono, vanno in giro con i badili, e hanno voglia di spaccare quel che
capita sottomano.."
Puro e semplice odio represso. "Quel che possiamo notare è il puro e semplice astio, che
viene da dentro, che dà voglia di spaccare roba e basta; per esempio, anche
quando attaccano le macchine non fanno in modo di bloccarle per tirare fuori la
gente: non che pensino ad ammazzare qualcuno, vogliono soltanto distruggere,
distruggere e rubare. Fino a venti minuti fa c’erano delle colonne di fumo,
emanate da macchine che bruciavano in giro per la città, però adesso (intorno
alla una ora italiana, ndr) non si vede niente; va detto che la zona di Riad,
in cui
ci troviamo, è un pò più defilata dal centro. Al momento si vede ancora del
fumo nero salire dalla zona a nord dell’aeroporto, e sicuramente ancora ci
saranno delle sassaiole in giro per la città, però allo stesso tempo il Governo
sta dispiegando i primi poliziotti. Ho visto degli squadroni di polizia con le
baionette innestate, e poco alla volta si può star sicuri che li
dispiegheranno, però c’è da credere che lo facciano con molta calma per evitare
rivolte, perché bisogna anche considerare che ci sono quasi un milione di
sudanesi che vengono dal sud nei campi, quindi se si organizzano e
si mettono tutti insieme diventa un vero problema gestirli.
Adesso tutti i mezzi
di trasporto sono assolutamente fermi,
immobili, quindi la gente si può muovere
solo a piedi e dai campi si devono fare magari 15 chilometri per venire in città.
Tutti gli abitanti che si trovano in città hanno lo stesso problema, ossia che
per
tornare a casa o andare da qualche parte devono muoversi a piedi: a loro
disposizione non c’è un solo mezzo pubblico, e con questo intendo anche i taxi:
tutti fermi per non rischiare di esser presi a sassate. Quindi ci troviamo di
fronte una città bloccata. Stanotte staremo tutti qui in questa casa, per quello
che ci
hanno detto la zona di casa nostra non era consigliabile, visto che nell'area
alle
nostre spalle si trova un grandissimo spazio non costruito dove ci sono tutte
le
baracche dei profughi, e in cui si produce anche alcool. Ed era già successo,
il giorno in
cui era arrivato John Garang, che in casa nostra entrassero una quindicina di
persone ubriache fradice che hanno spinto via le guardie e sono entrate nel
nostro complesso. Hanno cominciato a ballare, senza avere comportamenti aggressivi,
però si sono piazzate lì e hanno cominciato a chiedere soldi per poter comprare
altri alcolici. Gli abbiamo detto di no,
a quel punto le donne si sono inferocite, ma per fortuna gli uomini ci hanno pensato da
soli a portarle fuori.
Stamattina è passato uno con un paio di bastoni dicendo che oggi avrebbero
messo a ferro e fuoco la città e ci siamo dovuti spostare in un posto più
tranquillo.."
Dall'esercito alla ribellione. John Garang era nato nel 1945 in un villaggio dell’etnia
Dinka, da una famiglia agiata e cristiana. Dopo gli studi superiori in
Tanzania, si trasferisce per studiare economia in una università americana, il
Grinnell college, nello stato dell’Iowa. Oltre a un dottorato (PhD) in
‘Economia dell’agricoltura’, completerà anche la sua formazione militare alla
accademia di Fort Bennings nello stato della Georgia. Viene inviato dal Governo
di Khartoum per la prima volta a sopire una ribellione della tribù meridionale
degli AnyaAnya nel 1962. Dopo dieci anni arriva la pace con questa popolazione,
ma nel 1978 la scoperta del petrolio porta ad una sollevazione generalizzata
delle tribù meridionali, animiste o cristiane, che rivendicano maggiore
autonomia dal nord musulmano. Nel 1983 Garang viene di nuovo inviato a
reprimere la ribellione. Non tornerà più a Khartoum, se non a firmare un
armistizio come capo dei ribelli. Appena arrivato in territorio insorto,
l’ufficiale inquadra i dispersi squadroni di ribelli e li porta in Etiopia,
dove fonda lo Spla (Sudan’s People Liberation Army, l’Esercito di liberazione
del popolo sudanese’) e il suo braccio politico Splm (Sudan’s People Liberation
Movement); il suo esercito conterà 12.500 soldati nel 1986, oltre 20mila
nell’89, tra i 50 e i 60mila nel 1991. Nel dicembre scorso arrivano in Nigeria
i primi veri accordi di pace, dopo un armistizio indetto a inizio 2004; il 9
luglio John Garang aveva giurato come vicepresidente – non unico – sudanese,
sciogliendo poco dopo il Consiglio legislativo, l’esecutivo e il direttorio
politico dello Splm e sostituendo i dieci governatori che amministravano le
province ribelli con amministratori ad interim. Secondo gli accordi di pace, il
Sud avrebbe dovuto godere di piena autonomia per sei anni, per poi decidere con
referendum se adire alla vera indipendenza da Khartoum.