01/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la morte di Garang, la capitale del Sudan è in preda ai saccheggi
Scritto per noi da
Gianluca Ursini
Nella capitale sudanese è stata una giornata di scontri di piazza dopo la conferma della morte di John Garang, vice presidente sudanese e per anni leader dei ribelli del Sud cristiano; il carismatico ex militare è morto sabato mentre rientrava in elicottero dall'Uganda, dove aveva svolto una visita di Stato al presidente Yoweri Museveni. A Khartoum al momento è stato dichiarato il coprifuoco dalla polizia locale, senza indicazioni sul termine finale. La giornata conta al momento sette morti confermati ufficialmente, in scontri avvenuti nei pressi di un mercato cittadino. Parecchi negozi, secondo fonti contattate da PeaceReporter, vengono presi d'assalto dalla folla e saccheggiati, se appartenenti a commercianti di origine araba, popolazione dominante in Sudan fino agli accordi di pace del dicembre scorso. I rivoltosi che hanno seminato oggi lo scompiglio nelle strade della capitale sarebbero invece provenienti dal Sud, terra d'origine anche del leader scomparso. Alle 17, ora italiana, la calma sembrerebbe ritornata in gran parte della città, tranne alcuni quartieri a settentrione, dichiarati off limits e sulla cui situazione non si può essere aggiornati.
 
Il presidente Omar el BashirUn maledetto incidente. Secondo un comunicato diramato dal presidente Omar el Bashir, "Il velivolo di John Garang si è schiantato su di un rilievo delle montagne Amatonji dopo aver perso quota a causa di una tempesta di sabbia". Con Garang sono morte altre 13 persone. Dopo il decollo alle 15.30 da Kampala, l'atterraggio era previsto alle 19 di sabato sera, ora locale, in Sudan. Il leader della formazione ribelle 'Splm' era diretto all'aeroporto meridionale di 'New Site', dove si trova l'ex residenza del leader deceduto. Il suo corpo è stato portato nella sua ex abitazione. Stamattina nella capitale Khartoum, dopo la conferma della morte di Garang, sono iniziati diversi scontri causati da persone originarie delle regioni meridionali. Un comunicato ufficiale del Movimento indipendentista meridionale ha invitato "tutti i sudanesi alla calma", ribadendo più volte che la morte di Garang va attribuita ad un incidente. Secondo uno dei negoziatori della pace di Abuja, il generale keniota Lazaro Sumbeiywo, "non vi sono dubbi che chi assume la carica di leader dello Splm, diviene automaticamente anche vice Presidente, garante del processo di pace per le regioni meridionali". Ad assumere il comando nel partito che ha rappresentato per 21 anni le rivendicazioni politiche dei cristiani meridionali, al momento è andato il vice di Garang, Salva Kiir Mayardit.
 
ribelli anti Khartum attivi in DarfurSassaiole in centro. PeaceReporter ha raggiunto telefonicamente a Khartoum un cooperante italiano, che per motivi di sicurezza preferisce restare anonimo. Ecco quello che ci ha raccontato. "Stamattina è stata confermata la notizia del ritrovamento dell’elicottero di John Garang, la voce ha cominciato a passare fra la gente, perché nei campi profughi non si trovano parecchie radio, quindi erano in parecchi gli abitanti del sud a non sapere ancora cosa fosse successo. Man mano che la voce si è sparsa si sono concentrati in vari punti della città, nella zona centrale, dove si trovano tutti gli edifici governativi, e poi nelle zone a più alta densità di popolazione che viene dal sud. Gruppi consistenti di persone hanno cominciato a tirare sassi alla macchine che passavano sulle strade principali e poi si sono allargati alle strade secondarie. Noi abbiamo l’ufficio in Namura, che è appunto una di queste zone, normalmente tranquillissima, però è circondata di posti dove vivono i sudanesi meridionali. Da qui la nostra decisione di andare via, su suggerimento del nostro staff, perché il problema arriverà probabilmente stanotte. A Khartoum ci sono tanti posti dove si vende alcool, quindi quando i manifestanti cominceranno a bere si sentiranno in diritto di fare quello che vogliono. Dopo aver deciso di lasciare questo quartiere, abbiamo pensato di  spostarci nella zona di ‘Riad’, molto più tranquilla, e per spostarci abbiamo dovuto passare attraverso questa fitta cortina di gente che lancia sassi; anche a noi sono arrivate alcune sassate sulla macchina. I manifestanti sono persone senza un fine politico, ma semplicemente con una volontà generale di riscatto delle proprie condizioni di vita...il che vuol dire che ridono, vanno in giro con i badili, e hanno voglia di spaccare quel che capita sottomano.."
 
Soldato dello Splm nel SudPuro e semplice odio represso. "Quel che possiamo notare è il puro e semplice astio, che viene da dentro, che dà voglia di spaccare roba e basta; per esempio, anche quando attaccano le macchine non fanno in modo di bloccarle per tirare fuori la gente: non che pensino ad ammazzare qualcuno, vogliono soltanto distruggere, distruggere e rubare. Fino a venti minuti fa c’erano delle colonne di fumo, emanate da macchine che bruciavano in giro per la città, però adesso (intorno alla una ora italiana, ndr) non si vede niente; va detto che la zona di Riad, in cui ci troviamo, è un pò più defilata dal centro. Al momento si vede ancora del fumo nero salire dalla zona a nord dell’aeroporto, e sicuramente ancora ci saranno delle sassaiole in giro per la città, però allo stesso tempo il Governo sta dispiegando i primi poliziotti. Ho visto degli squadroni di polizia con le baionette innestate, e poco alla volta si può star sicuri che li dispiegheranno, però c’è da credere che lo facciano con molta calma per evitare rivolte, perché bisogna anche considerare che ci sono quasi un milione di sudanesi che vengono dal sud nei campi, quindi se si organizzano e si mettono tutti insieme diventa un vero problema gestirli.

Adesso tutti i mezzi di trasporto sono assolutamente fermi, immobili, quindi la gente si può  muovere solo a piedi e dai campi si devono fare magari 15 chilometri per venire in città. Tutti gli abitanti che si trovano in città hanno lo stesso problema, ossia che per tornare a casa o andare da qualche parte devono muoversi a piedi: a loro disposizione non c’è un solo mezzo pubblico, e con questo intendo anche i taxi: tutti fermi per non rischiare di esser presi a sassate. Quindi ci troviamo di fronte una città bloccata. Stanotte staremo tutti qui in questa casa, per quello che ci hanno detto la zona di casa nostra non era consigliabile, visto che nell'area alle nostre spalle si trova un grandissimo spazio non costruito dove ci sono tutte le baracche dei profughi, e in cui si produce anche alcool. Ed era già successo, il giorno in cui era arrivato John Garang, che in casa nostra entrassero una quindicina di persone ubriache fradice che hanno spinto via le guardie e sono entrate nel nostro complesso. Hanno cominciato a ballare, senza avere comportamenti aggressivi, però si sono piazzate lì e hanno cominciato a chiedere soldi per poter comprare altri alcolici. Gli abbiamo detto di no, a quel punto le donne si sono inferocite,  ma per fortuna gli uomini ci hanno pensato da soli a portarle fuori. Stamattina è passato uno con un paio di bastoni dicendo che oggi avrebbero messo a ferro e fuoco la città e ci siamo dovuti spostare in un posto più tranquillo.." 
 
John GarangDall'esercito alla ribellione. John Garang era nato nel 1945 in un villaggio dell’etnia Dinka, da una famiglia agiata e cristiana. Dopo gli studi superiori in Tanzania, si trasferisce per studiare economia in una università americana, il Grinnell college, nello stato dell’Iowa. Oltre a un dottorato (PhD) in ‘Economia dell’agricoltura’, completerà anche la sua formazione militare alla accademia di Fort Bennings nello stato della Georgia. Viene inviato dal Governo di Khartoum per la prima volta a sopire una ribellione della tribù meridionale degli AnyaAnya nel 1962. Dopo dieci anni arriva la pace con questa popolazione, ma nel 1978 la scoperta del petrolio porta ad una sollevazione generalizzata delle tribù meridionali, animiste o cristiane, che rivendicano maggiore autonomia dal nord musulmano. Nel 1983 Garang viene di nuovo inviato a reprimere la ribellione. Non tornerà più a Khartoum, se non a firmare un armistizio come capo dei ribelli. Appena arrivato in territorio insorto, l’ufficiale inquadra i dispersi squadroni di ribelli e li porta in Etiopia, dove fonda lo Spla (Sudan’s People Liberation Army, l’Esercito di liberazione del popolo sudanese’) e il suo braccio politico Splm (Sudan’s People Liberation Movement); il suo esercito conterà 12.500 soldati nel 1986, oltre 20mila nell’89, tra i 50 e i 60mila nel 1991. Nel dicembre scorso arrivano in Nigeria i primi veri accordi di pace, dopo un armistizio indetto a inizio 2004; il 9 luglio John Garang aveva giurato come vicepresidente – non unico – sudanese, sciogliendo poco dopo il Consiglio legislativo, l’esecutivo e il direttorio politico dello Splm e sostituendo i dieci governatori che amministravano le province ribelli con amministratori ad interim. Secondo gli accordi di pace, il Sud avrebbe dovuto godere di piena autonomia per sei anni, per poi decidere con referendum se adire alla vera indipendenza da Khartoum.
  
Categoria: Elezioni, Guerra, Pace, Politica
Luogo: Sudan
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