01/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Aumentano i suicidi di adolescenti nella riserva indiana
I volontari di Eagle ButteAvevano fatto un patto per togliersi la vita insieme. Estrarre un numero a sorte e uccidersi, uno dopo l'altro. Così le famiglie li hanno trovati, uno dopo l'altro, impiccati nelle loro stanze. Un patto di sangue scellerato, stretto tra gli adolescenti cheyenne, nella riserva di Eagle Butte, South Dakota. Qui, tra il 2002 e il 2003, si sono suicidati 17 ragazzi. Nella riserva di Standing Rock, North Dakota, dall'inizio del 2004, si sono invece tolti la vita 10 giovani indiani. Ma l'episodio che - a differenza degli altri - ha attratto la morbosa attenzione dei media è stato il suicidio di Jeff Weise, il sedicenne che il 21 marzo 2005 si sparò alla tempia in una scuola della Red Lake Reservation, Minnesota, dopo aver tolto la vita ad altre 9 persone, in maggioranza studenti.
 
Basket a Eagle ButteVia di fuga 'eroica'. Molti sostengono che ciò che spinge i giovani nativi al suicidio, e in molti casi al suicidio rituale, è la ricerca di una 'via di fuga eroica', un desiderio di autoaffermazione altrimenti negato in vita. Depressione, isolamento geografico, alcolismo, ma anche (e soprattutto) perdita della propria identità, ignoranza delle proprie radici storiche, assenza di riferimenti e di modelli positivi sono invece i fattori ai quali Julie Garreau, direttrice esecutiva del progetto 'Cheyenne River Youth', imputa lo smarrimento dei giovani della comunità nella quale opera come educatrice volontaria. "Una vita senza cinema, bowling, luoghi d'incontro, centri commerciali. Poco lavoro, inverni lunghi e freddi. Indifferenza da parte del mondo esterno, che spesso non guarda o non vuole guardare ciò che la comunità indiana nasconde". Dietro un muro invisibile, eretto dalla cecità di chi sta fuori, la comunità nasconde una male oscuro che spinge gli adolescenti a fuggire dalla vita. Nella riserva 'Cheyenne River' di Eagle Butte, la media è di cinque tentati suicidi alla settimana. Le statistiche che Julie Garreau ha esposto il 15 giugno scorso alla Commissione del Senato sulla questione indiana rivelano che, a livello nazionale, tra i teen-agers indiani il tasso dei suicidi è dalle due alle tre volte più elevato della media nazionale. Un rapporto che diventa sette volte più alto per i ragazzi della comunità di Eagle Butte, 15mila anime, 10mila delle quali con sangue indiano nelle vene. Julie e i suoi volontari hanno reagito all'ondata di impotenza e rassegnazione che sembrava aver soggiogato la comunità andando direttamente alla radice del problema e organizzando una serie di incontri nelle scuole della riserva.
 
Il Teen Centre di Eagle ButteLa speranza non muore. "Abbiamo chiesto ai ragazzi quali erano le loro necessità, cosa volevano concretamente, cosa poteva rendere più desiderabile la loro vita. Ci è stato risposto: un posto dove poter studiare, avere accesso a internet (un lusso nella nostra comunità) e imparare la lingua indiana, il Lakota. Poi un campo da basket, un corso di educazione artistica, un consultorio". Il Teen Center, che sarà terminato nel 2006, avrà tutto quanto è stato richiesto dai giovani di Eagle Butte. "Ma un centro per i teen-agers non è né la sola risposta - tiene a precisare Julie -, né la soluzione per la comunità. Ci sono così tante necessità, da un consultorio per i problemi legati a droga e alcool, al sostegno e all'assistenza anche legale per i minori, fino alla consulenza psichiatrica. Ciononostante, i nostri adolescenti sono eccitati all'idea del nuovo centro. Lo abbiamo visto dai loro volti e lo abbiamo ascoltato dalle loro voci. Anche se ancora non è terminato, sta già dando loro ciò di cui hanno più bisogno: la speranza".

Luca Galassi

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