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Avevano fatto un patto per togliersi la vita insieme. Estrarre un numero a sorte
e uccidersi, uno dopo l'altro. Così le famiglie li hanno trovati, uno dopo l'altro,
impiccati nelle loro stanze. Un patto di sangue scellerato, stretto tra gli adolescenti
cheyenne, nella riserva di Eagle Butte, South Dakota. Qui, tra il 2002 e il 2003,
si sono suicidati 17 ragazzi. Nella riserva di Standing Rock, North Dakota, dall'inizio
del 2004, si sono invece tolti la vita 10 giovani indiani. Ma l'episodio che -
a differenza degli altri - ha attratto la morbosa attenzione dei media è stato
il suicidio di Jeff Weise, il sedicenne che il 21 marzo 2005 si sparò alla tempia
in una scuola della Red Lake Reservation, Minnesota, dopo aver tolto la vita ad
altre 9 persone, in maggioranza studenti.
Via di fuga 'eroica'. Molti sostengono che ciò che spinge i giovani nativi al suicidio, e in molti
casi al suicidio rituale, è la ricerca di una 'via di fuga eroica', un desiderio
di autoaffermazione altrimenti negato in vita. Depressione, isolamento geografico,
alcolismo, ma anche (e soprattutto) perdita della propria identità, ignoranza
delle proprie radici storiche, assenza di riferimenti e di modelli positivi sono
invece i fattori ai quali Julie Garreau, direttrice esecutiva del progetto 'Cheyenne
River Youth', imputa lo smarrimento dei giovani della comunità nella quale opera
come educatrice volontaria. "Una vita senza cinema, bowling, luoghi d'incontro,
centri commerciali. Poco lavoro, inverni lunghi e freddi. Indifferenza da parte
del mondo esterno, che spesso non guarda o non vuole guardare ciò che la comunità
indiana nasconde". Dietro un muro invisibile, eretto dalla cecità di chi sta fuori,
la comunità nasconde una male oscuro che spinge gli adolescenti a fuggire dalla
vita. Nella riserva 'Cheyenne River' di Eagle Butte, la media è di cinque tentati
suicidi alla settimana. Le statistiche che Julie Garreau ha esposto il 15 giugno
scorso alla Commissione del Senato sulla questione indiana rivelano che, a livello
nazionale, tra i teen-agers indiani il tasso dei suicidi è dalle due alle tre
volte più elevato della media nazionale. Un rapporto che diventa sette volte più
alto per i ragazzi della comunità di Eagle Butte, 15mila anime, 10mila delle quali
con sangue indiano nelle vene. Julie e i suoi volontari hanno reagito all'ondata
di impotenza e rassegnazione che sembrava aver soggiogato la comunità andando
direttamente alla radice del problema e organizzando una serie di incontri nelle
scuole della riserva.
La speranza non muore. "Abbiamo chiesto ai ragazzi quali erano le loro necessità, cosa volevano concretamente,
cosa poteva rendere più desiderabile la loro vita. Ci è stato risposto: un posto
dove poter studiare, avere accesso a internet (un lusso nella nostra comunità)
e imparare la lingua indiana, il Lakota. Poi un campo da basket, un corso di educazione
artistica, un consultorio". Il Teen Center, che sarà terminato nel 2006, avrà
tutto quanto è stato richiesto dai giovani di Eagle Butte. "Ma un centro per i
teen-agers non è né la sola risposta - tiene a precisare Julie -, né la soluzione
per la comunità. Ci sono così tante necessità, da un consultorio per i problemi
legati a droga e alcool, al sostegno e all'assistenza anche legale per i minori,
fino alla consulenza psichiatrica. Ciononostante, i nostri adolescenti sono eccitati
all'idea del nuovo centro. Lo abbiamo visto dai loro volti e lo abbiamo ascoltato
dalle loro voci. Anche se ancora non è terminato, sta già dando loro ciò di cui
hanno più bisogno: la speranza".
Luca Galassi