02/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, dove la violenza è di casa: i caschi blu della Minustah non sono in grado di contrastarla
Ribelli in città a Port au PrinceJean Marie Guehenno, il capo della missione di pace delle Nazioni Unite ad Haiti,  dice che i caschi blu presenti sull’isola non sono in grado di contrastare le continue violenze che quotidianamente sono costretti ad affrontare.
 
La “scena del crimine”. Che ad Haiti il bisogno maggiore in questo momento sia una forza di polizia che abbia il controllo della situazione e che possa affrontare operazioni pericolose in ambienti ostili, come i quartieri più disagiati della capitale Port au Prince, è un dato di fatto.
Che ad Haiti il governo provvisorio capeggiato dal primo ministro ad interim Gerard Latortue sia in difficoltà e che non riesca del tutto a gestire il Paese, è certo.
Che Haiti sia una nazione pericolosa in questo momento, forse più per se stessa che per gli altri, è fuori da ogni dubbio.
Ma se lontano dalla capitale e nei piccoli villaggi rurali la violenza è arrivata solo in parte, a Port au Prince si vive nell'inquietudine e nella paura quotidiana. I rapimenti sono all’ordine del giorno e la Minustah non è mai riuscita ad evitarne uno, tanto meno a mettere un freno alle violenze.
La popolazione benestante, circa l’1 per cento del totale, gira per la capitale con la scorta armata e pronta a fare fuoco. Le sparatorie, gli omicidi e i furti riempiono e scandiscono le giornate dei cittadini della capitale. La paura regna sovrana. Come ci racconta Francesco Fantoli, popolare giornalista che ad Haiti vive da molto tempo ma che adesso si trova in Europa. “Ho paura nel dover rientrare ad Haiti. Probabilmente lascerò il paese fino ad elezioni avvenute (novembre 2005). Nonostante il privilegio della mia fortunata popolarità ritengo che le condizioni di totale anarchia non mi permettano più di vivere e lavorare decentemente”. Dello stesso Un uomo della polizia haitiana.avviso Massimiliano Salierno, presidente di Anpil, Ong che ha diversi progetti nel mondo, uno imponente a Port de Paix, nel nord del paese, che proprio in questi giorni si trova a Haiti, che ci racconta: “Effettivamente ho parlato con persone di Port au Prince pochi giorni fa e mi hanno detto che c’è tensione. Comunque ho anche notizie che mi dicono che la dogana nella capitale è tornata a funzionare senza intoppi e che a nord del Paese la situazione è abbastanza tranquilla”.
Intanto, venerdì scorso, i caschi blu della Minustah sono rimasti coinvolti nell'ennesima sparatoria che è costata la vita ad almeno una persona. Secondo i primi accertamenti una pattuglia, composta da soldati brasiliani, di ronda nelle vicinanze dell'aeroporto, sarebbe stata oggetto di un'intensa pioggia di proiettili proveniente da un gruppo ben armato, composto da cinque o sei persone. La reazione non si è fatta attendere, e un rivoltoso è stato colpito a morte. Ma con questo tipo di avvenimenti i caschi blu devono fare i conti quasi ogni giorno e in molti quartieri della capitale.
 
Le critiche di Amnesty. Anche Amnesty International ha esaminato la situazione haitiana, arrivando alla conclusione che laddove non c’è una presenza massiccia dello stato (quindi praticamente in nessun angolo di Haiti), la delinquenza imperversa colpendo la popolazione indifesa . “Le armi di piccolo calibro sono usate da gruppi armati illegali ed ex militari per rapire, sottoporre ad abusi sessuali e uccidere cittadini haitiani nella più completa impunità. Senza il disarmo e un’effettiva giustizia per le vittime, Haiti precipiterà ancora di più nella sua crisi”, ha fatto sapere un  portavoce della celebre organizzazione che si occupa di diritti umani.
“Una pace duratura ad Haiti non verrà mai raggiunta se i responsabili dei diritti umani non saranno chiamati a rispondere delle loro azioni e le vittime non saranno risarcite”.
Nel rapporto redatto di recente Amnesty chiede al governo ad interim di assumersi Uomini della Minustah (foto PeaceReporter/A.Grandi)delle responsabilità e di “attuare senza indugio un programma completo di disarmo, smobilitazione e reintegrazione e di indagare su tutte le denunce di violazioni dei diritti umani e portare i responsabili di fronte alla giustizia”, ma non solo. L’organizzazione si rivolge anche alla Minustah chiedendo di “indagare sulle violazioni dei diritti umani ed emettere rapporti frequenti e pubblici sulla situazione".
 
Armi per le strade. Si dice che le armi di piccolo calibro ancora nella mani degli uomini fedeli all’ex presidente Jean Bertrande Aristide, ai semplici delinquenti e alle centinaia di persone che sono riuscite a venirne in possesso in qualche modo, siano centinaia di migliaia. Una delle usanze della popolazione di Haiti è quella di possedere e mettere in mostra la pistola. 
Haiti, che è il paese più misero del continente latinoamericano, è da oltre un anno controllato da quasi 7mila uomini delle forze di pace della Minustah, ma la violenza è tale che anche gli analisti più ottimisti mettono in forse il fatto che si possano svolgere le elezioni generali, previste per il prossimo mese di novembre.

Alessandro Grandi

Articoli correlati:
18/06/2005 Sequestro lampo ad Haiti: Ore di paura a Port au Prince per il rapimento di Gigliola Martino, rapita e rilasciata nel giro di 24 ore
14/06/2005 Évacuées: Le espulsioni di haitiani dalla Repubblica Dominicana creano una grave emergenza al confine
05/06/2005 Vivere e morire a Haiti: Storia di Zida, la dura realtà delle condizioni di vita della popolazione haitiana.
31/03/2005 Hotel Olofsson, interno notte: Testimonianze di vita vissuta ad Haiti. Racconto di una giovane donna che vive a Port au Prince.
12/02/2005 Artigiano....in fiera: Molti lavoratori si improvvisano artisti. Per sopravvivere
05/01/2005 L'inferno in paradiso: Viaggio a Port au Paix, Haiti del nord, dove il tutto e il niente si confondono
25/12/2004 La missione di Anna: Da cinquant’anni aiuta i bambini di strada. E ha conosciuto tutti i potenti dell'isola
18/12/2004 Poveri bimbi: La drammatica situazione dei bambini nel continente latino americano
02/12/2004 Il rubino di Haiti: Un gioiello nei dintorni di Port au Prince. Petionville, regno dei bianchi ricchi.
15/11/2004 Il vudu profonda religiosità africana: Una tradizione tramandata da generazioni. Dall'Africa ad Haiti, sulla rotta degli schiavi.
11/11/2004 L'infanzia rubata: Storia di Andreè, ragazzo paraplegico per le strade di Port de Paix
09/11/2004 Quattro angeli a Port au Paix: Baraccopoli di Port de Paix. Volontari italiani aiutano la popolazione e costruiscono una nuova scuola
27/10/2004 Operazione Baghdad: Le decapitazioni sono macabre affinità fra la guerriglia irachena e le bande pro Aristide ad Haiti.
08/03/2004 Golpe bianco: Le sensazioni delle Ong presenti sull'isola caraibica
03/03/2004 E ora tocca alla politica: Fuggito Aristide, Haiti torna alla normalità. O almeno ci prova
01/03/2004 Marines ad Haiti: Jean-Bertrand Aristide ha lasciato Haiti
15/01/2004 Haiti in mezzo al guado: "Dopo i disordini, anche il vuoto politico"
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità