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I centri di permanenza temporanea in Gran Bretagna sono nell’occhio del ciclone.
Sotto accusa, dopo una relazione dell’ispettore preposto al controllo delle carceri,
sono in particolare le condizioni dei detenuti bambini nel centro di Yarl’s Wood.
Contemporaneamente, sempre nel centro del Bedfordshire al momento una trentina
di donne ugandesi avrebbero intrapreso uno sciopero della fame, circostanza negata
dai responsabili del centro. Ma è soprattutto un rapporto ufficiale a condannare
i Cpt d’oltremanica, citando una “sottocultura della malvagità” che comprende
abusi e atti di razzismo nei confronti dei detenuti di un altro centro, quello
di Oaxington, vicino a Cambridge. Ma con le parole dell’autore della relazione,
Stephen Shaw, “se accade in questo che dovrebbe essere uno dei migliori, può accadere
anche negli altri”.
Non un posto per bambini. L’obiettivo delle critiche, come altre volte in passato, rimane specialmente
Yarl’s Wood. E’ il fiore all’occhiello del governo di Tony Blair: costruito per
ospitare 900 richiedenti asilo con le loro famiglie e gestito da una società privata,
il centro è stato mezzo distrutto tre anni fa dalle fiamme appiccate dai prigionieri
in rivolta. Il più grande Cpt in Europa è ora al centro della relazione di Anne
Owers, ispettore capo delle prigioni di Sua Maestà. Secondo la Owers, il centro
“è dannoso” per i bambini che ospita; dice di aver parlato con una bambina autistica
di cinque anni che non aveva mangiato da quattro giorni. L’ispettore lamenta il
fatto che a Yarl’s Wood mancano le strutture per i bambini con bisogni particolari,
e che gli operatori sociali “sanno molto poco” riguardo i bambini. “Nessuno ha
analizzato bene la loro situazione prima di entrare nel centro e subito dopo”,
ha detto la Owers alla Bbc Radio. Inoltre, nel rapporto si parla di livelli di
istruzione “inadeguati” e “deprimenti”. “Speriamo che non serva una tragedia per
spingere il governo ad agire”, dice Tim Finch, un portavoce dell’organizzazione
Refugee Council.
Sciopero della fame. Ma evidentemente non sono solo i più piccoli a trovarsi a disagio nel Cpt. Dei
detenuti intervistati, quelli che hanno dichiarato di sentirsi insicuri a Yarl’s
Wood sono statisticamente il doppio rispetto agli altri centri. Molti detenuti,
e in particolare delle donne africane, parlano di un cattivo rapporto con il personale
del Cpt. La notizia degli ultimi giorni, anche se non confermata dalle autorità,
è che circa 30 detenute ugandesi hanno deciso di non mangiare più per richiedere
che le loro domande di asilo vengano riconsiderate. Lo sciopero della fame è stato
denunciato dal gruppo Legal Action for Women, che protesta contro le condizioni
in cui “le donne di tutti i Paesi sono detenute a Yarl’s Wood”. In precedenza,
a inizio luglio 55 detenuti dello Zimbabwe avevano “sospeso temporaneamente” il
loro sciopero della fame in attesa di un’udienza sul loro caso prevista per il
4 agosto.Alessandro Ursic