scritto per noi da
Paolo Lezziero
"Per avere la pace
bisogna conoscere la guerra"
Gaston Bouthoul
Più o meno emarginate dagli uomini sul lavoro ( dove fanno una carriera più lenta),
in politica (ogni tanto qualche capo prestigioso di governo, qualche ministro,
o responsabile regionale o di grosso comune si vanta, sulla stampa, di averne
utilizzate un numero elevato, che è sintomo di ammissione sul loro poco uso),
le donne emergono prepotentemente come ruolo sociale per i fatti drammatici delle
guerre e delle dittature.
A rilanciare questa terribile realtà e a riproporla agli occhi del mondo è lo
splendido volume arrivato in libreria dalle Edizioni Paoline, “ Donne contro
le guerre”, scritto e curato da Marlène Tuininga, con la prefazione di Giuliana Martirani.
L’autrice è una giornalista della rivista La Vie. Ha già pubblicato numerosi
volumi.
Le esperienze raccolte per questo libro dedicato alle donne impegnate le ha raccolte
girando 18 paesi del mondo calcando le orme “ dei colleghi uomini, quelli che
viaggiano in tuta mimetica e giubbetto antiproiettile”. Ha cercato soprattutto
“le donne di pace”, quelle che raccontano, anche con poesie terribili e crudeli,
le vicende dei loro mariti e figli, del loro Paese e le ragioni storico-politiche
che hanno portato guerre e conflitti. “ L’unico modo per contrastare la guerra”,
è il senso dei racconti, “è contrastare l’apatia, la rassegnazione, l’odio e la
paura”.
“Quando ho letto questo libro”, scrive Giuliana Martirani nella presentazione,
“ mi è sembrato di stare nel mezzo di una assemblea di donne…che si confondevano
con figure bibliche dell’antico e nuovo testamento”. “ Leggevo delle colombiane,
delle
afghane delle ruandesi e mi venivano in mente figure bibliche in tutta la loro
imponenza.”
E per le prime cinquanta pagine racconta di Rut ( e altri simbolici nomi biblici
dati alle donne dei paesi citati) e del suo sforzo di creare nell’Irlanda del
Nord una società multiculturale, multireligiosa e multietnica, tra cattolici e
protestanti. E di Rachele e delle donne sudanesi solidali contro la guerra degli
uomini. E pescando tra altre donne coraggiose abbiamo Giuditta impegnata in Serbia
per vincere i nazionalismi. E Noemi, nome dato alle donne ruandesi per ricordare
la biblica suocera di Rut, impegnata a ricostruire un paese a pezzi. E Marta e
Maria, che rappresentano indiane e Pakistane unite nella stessa lotta.
Prosegue Marlène Tuininga con le pagine del capitolo “Nascita del
femminile plurale”. Il tutto dovuto alla manifestazione di un gruppo di
ragazze delle periferie francesi, “ né puttane né sottomesse”,
che denunciavano il modo in cui venivano trattate dai fratelli. Un
insegnante, commentando la lunga marcia, ha osservato che essa
segnava “ il ritorno al femminile plurale”. Perché ormai” le donne di
tutti i continenti esistono, sul piano politico e sociale, molto
diverse tra loro ma solidali…”
Poi viene l’analisi e la storia per tulle le altre pagine del libro. Abbiamo
le Donne contro le guerre d’Africa, contro le guerre d’America, contro le guerre
d’Asia, contro le guerre d’Europa. E l’arricchimento dato da poesie scritte da
donne, forse più incisive delle storie raccolte perché belle e immediate.” Amanda”,
le cui tre figlie più grandi sono “sparite” negli anni ottanta.( El Salvador).
E poi” Rivelazione di Julia Esquivel ( Guatemala) e “ Pace, dicono le donne” di
Ghislaine Leloup (Francia).
Un diario impressionante dei disastri perpetuati da uomini dittatori, presidenti,
comandanti, con stragi, come sempre, per donne anziani e bambini, con la sequenza
degli interventi e degli aggiustamenti delle donne, mai di parte, sempre unite
fra loro dal dolore e dalla disperazione ma mai dome e sempre coraggiose. Formichine
che si muovono, pur rischiando di essere schiacciate, in mezzo ad ostacoli enormi
e a trappole incredibili create per fermarle. A volte ci lasciano la vita, come
è successo di recente in Afganistan ad una ragazza responsabile di una Tv locale
troppo “moderna”, ma non si fermano mai. Creando gruppi e organizzazioni sempre
più riconosciute e inserite nel contesto internazionale. L’autrice le ha fatte
parlare e conoscere.