29/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ira annuncia la fine della lotta armata. Una svolta per il processo di pace nell'Ulster
una rete tra cattolici e protestantiUna svolta storica, lo ripetono in tanti. Se così sarà lo si vedrà con il passare dei mesi. Ma è sicuramente il cambiamento più importante nel laborioso processo di pace in Irlanda del Nord: l’Ira depone le armi. L’organizzazione paramilitare ha annunciato la sua nuova mossa ieri pomeriggio, con un comunicato rivolto a tutti i suoi membri e con effetto immediato. La lotta armata è finita, compagni repubblicani. Da oggi si punta all’obiettivo di un’Irlanda unita con mezzi pacifici. Dopo oltre 3.500 morti in trent’anni di scontri armati e attentati, due cessate il fuoco, una pace firmata sulla carta ma spesso traballante, l’Ulster forse ha veramente voltato pagina definitivamente.
 
Un murales cattolico lungo Falls RoadFuori dalla crisi. E’ stato un anno difficile, per l’Ira. Dopo la rapina alla Northern Bank di Belfast del dicembre scorso, un colpo da quasi 40 milioni di euro, la polizia guarda subito ai paramilitari cattolici. Tecnica già vista in altre occasioni, organizzazione ampia. Quaranta giorni dopo la rapina, in un pub cattolico di Belfast viene ucciso il cattolico Robert McCartney. Un omicidio non politico, una rissa da bar dopo qualche pinta di troppo. Cose che succedono in Irlanda del Nord, perché i paramilitari sanno di godere di un’impunità dovuta all’omertà delle comunità da cui provengono. Ma questa volta è diverso: le cinque sorelle dell’uomo accusano pubblicamente l’Ira dell’omicidio. La loro richiesta di giustizia fa il giro del mondo, l’Ira è in crisi. E dimostra il suo distacco dalla voglia di normalità dei nordirlandesi quando propone alle McCartney di vendicare il fratello ucciso, ammazzando gli omicidi. Offerta respinta, ma patatrac di immagine completo. Fino a ieri.
 
Gerry AdamsLe reazioni. “Un momento storico e cruciale per la ricerca di pace e giustizia”, l’ha definito Gerry Adams, il leader dello Sinn Fein che è considerato il braccio politico dell’Ira. “C’è un tempo per la guerra. Ma c'è anche un tempo per impegnarsi, per esporsi facendo per primi i passi avanti. C'è un tempo per la pace, per la giustizia, per la ricostruzione. Questo è il momento. È il momento di costruire una nazione”, ha aggiunto Adams. Anche il premier britannico Tony Blair ha elogiato la decisione dell’Ira: “E' un enorme passo avanti nella storia dell'Irlanda. Questo potrebbe essere il giorno in cui in Irlanda la pace prende il posto della guerra, la politica sostituisce il terrore”. Ma ci sono anche gli scettici, e non potevano che venire dal campo opposto. “Non hanno dichiarato la fine delle loro attività criminali che generano milioni di sterline – ha tuonato il reverendo Ian Paisley, leader del principale e più intransigente partito unionista – e non sono riusciti a garantire un livello di trasparenza necessario a dare al pubblico fiducia che le armi verranno abbandonate interamente. Trattiamo con disprezzo il loro tentativo di glorificare e giustificare la loro campagna assassina».
 
La tomba di Bobby SandsUn futuro pieno di incognite. Parole che non sorprendono, in bocca al fondatore del partito che si rifiuta di dividere il governo con lo Sinn Fein. Ma è vero che la mossa dell’Ira è solo un primo passo: esponenti delle chiese cattolica e protestante sono stati invitati a controllare che il disarmo sia effettivo, certo. Ma l’arsenale dei paramilitari repubblicani è enorme, e nessuno sa con precisione dove stanno tutti i depositi. Si parla di almeno 500 kalashnikov con relativi proiettili, nonché di 2-3 tonnellate di esplosivo al plastico gentilmente donato negli anni Ottanta dalla Libia di Gheddafi. Inoltre, l’Ira si è guardata bene dall’annunciare il proprio scioglimento. Non è da escludere che, in caso di stallo del processo di pace, mantenga la capacità di colpire. E a scanso di equivoci: l’obiettivo dichiarato è ancora quello di un’Irlanda unita, ipotesi contro cui i protestanti unionisti lottano da sempre. Il ripristino dell’assemblea di Stormont, cioè del governo condiviso della regione, per l’Ira è solo una tappa intermedia verso il traguardo finale. La palla in ogni caso ora passa ai paramilitari protestanti, ai politici unionisti e alla stessa Londra. I primi, rimasti senza scuse, dovranno dimostrare di voler veramente arrivare alla pace. Gli altri, fino a che punto sono disposti a spingersi sulla strada dell'autodeterminazione dell'Irlanda del Nord.

Alessandro Ursic

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