29/07/2005
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Dopo 32 anni di guerre civili, i dubbi sui risultati delle prime vere elezioni
Scritto per noi da
Gianluca Ursini
Giovedì 28 luglio la Commissione elettorale indipendente ha dichiarato vincitore
ancora una volta l’uomo forte della politica guineana, l’ex dittatore Joao Bernardo
Vieira detto ‘Nino’, tra le proteste del rivale Malam Bacai Sanhà, e scontri tra
le due fazioni rivali per le vie della capitale Bissau. All’ex generale vengono
assegnati il 52 percento dei voti registrati nel ballottaggio, contro il 48 percento
del contendente, secondo quanto annunciato dal portavoce della commissione Al-Hadji
Malam Manè. Subito dopo l’annuncio ufficiale, i supporter dei due candidati si
sono fronteggiati in migliaia per le vie del centro con lancio di pietre e bottiglie,
ma senza che al momento risulti nessun ferito. La polizia ha disperso i guerriglieri
a colpi di gas lacrimogeno. In termini assoluti, il militare avrebbe conquistato
circa 158mila voti, contro i 135mila del politico Sanhà.
L’Inviato del Signore. Si
sovvertono così le posizioni del primo turno del 19 giugno, che aveva
visto Sanhà ottenere il 35 percento, contro il 29 percento del
generale. Terzo classificato a sorpresa il presidente deposto nel
2003, Kumba Yala, che ha in seguito invitato i suoi sostenitori a
fornire appoggio a Vieira. Decisione determinante per l’esito finale
delle consultazioni, che hanno coinvolto un alto tasso di votanti, l’87
percento dei 540mila elettori registrati. Porzione consistente di
popolazione in un Paese di un milione e 300mila persone, con degli
indicatori economici e sociali tra i peggiori del continente, a
indicare la fiducia riposta dai guineani nelle prime vere, libere
elezioni nella storia del Paese. La giornata elettorale dovrebbe
essersi svolta in maniera corretta, secondo quanto garantito da circa
300 osservatori nazionali e internazionali, tra i quali 87
professionisti della ‘Missione di monitoraggio elettorale’ dell’Unione europea.
Il suo responsabile, Johan Van Hecke, ha parlato
di “atmosfera pacifica e ordinata”. Vieira sente ormai la vittoria in
tasca e ha detto ai suoi concittadini di essere “un dono di Dio” per la
Guinea, inviato a riportare pace e prosperità. Come, visto che ha sulla
coscienza 17 anni di dittatura militare gestita con fucili e bastoni,
non si sa. Intanto si spera non ci siano nuovi morti, dopo che quattro
sostenitori di Kumba Yala che protestavano per la esclusione del
proprio candidato erano stati uccisi dalle cariche della polizia alla
manifestazione tenuta il giorno seguente il primo turno. O come i due
miliziani uccisi il 16 luglio, quando le sedi del ministero degli
Interni e della Procura di Bissau vennero prese d’assalto da un gruppo
di ribelli armati, rintuzzati dall’esercito. Kumba Yala, lo sconfitto
del primo turno, fu accusato di aver armato questi insorti, ma l’ex
presidente ha dichiarato pubblicamente di accettare la sua esclusione
dalla corsa presidenziale e ha dato il suo appoggio a uno dei
candidati rimasti in lizza. Pratiche democratiche per nulla scontate in
una nazione che ha alternato 32 anni di guerre civili e colpi di Stato.
Cinque capi di Stato e tre golpe. La storia della Guinea Bissau ha visto alternarsi colpi di stato e presidenti
deposti dall’indipendenza ottenuta dal Portogallo nel settembre 1974. Nessuno
dei presidenti scelti dai governanti ha mai portato a termine il mandato per il
quale era in carica. Dopo 7 anni al potere, il primo uomo a presiedere la Guinea
indipendente, Luis Cabral, fu deposto con le armi nel 1980 da ‘Nino’ Vieira. Il
regime del generale durò grazie a un pugno di ferro ben 17 anni, per poi dare
seguito a una guerra civile durata due anni. Era il 1997 quando Vieira rese le
armi a seguito di una insubordinazione militare; il potere passò per i due anni
seguenti nelle mani di un presidente ad interim, guarda caso proprio l’uomo battuto
in questi giorni, Malam Bacai Sanhà. Alle successive elezioni il vincitore fu
Kumba Yala, deposto poi nel 2003 dallo scoppio dell’ennesima guerra civile. A
garantire tra le fazioni in lotta da due anni è stato nominato un presidente ad
interim, Henrique Perreira Rosa, che adesso riconsegnerà la fascia presidenziale
al generalissimo Nino Vieira. Il palco potrebbe sembrare affollato, ma gli attori
sono sempre gli stessi da 30 anni; e non cambiano nemmeno tanto spesso i costumi
di scena.
Manca l’accordo. Prima del secondo turno di voto, i due candidati si erano impegnati a rispettare
l’esito delle votazioni, ma le parole sono cadute nel vuoto. Appelli alla responsabilità
erano venuti dalle più alte cariche, come il primo ministro Carlos Gomes Junior,
che aveva lanciato “un appello al senso civico. Chiedo ai candidati di accettare
il risultato dello scrutinio”. Forse fiutava l’aria che tirava. Mentre la Commissione
elettorale stava per annunciare i risultati, un portavoce dello sconfitto, Desejado
Lima da Costa, aveva reso noto che il signor Sanhà non “avrebbe accettato il risultato
elettorale” fino a che non fossero stati accertati i casi di due collegi elettorale
in cui ci sarebbero state delle “clamorose frodi elettorali”. Uno dei due seggi
si trovava nella stessa Bissau. Ma la portavoce della Commissione, Vera Cabral
Monteiro, ha ripetuto che “nessuna richiesta di conteggiare ancora le schede verrà
esaudita”. La stessa Cabral Monteiro aveva ammonito che i risultati non sarebbero
stati resi noti se “tutte le garanzie di sicurezza non fossero ottimali”, ma evidentemente
si è ritenuto di poter rendere pubblici i risultati. Sperando che la tensione
nei prossimi giorni non produca altri morti. Per il futuro sarà facile prevedere
che il governo in carica, espressione del partito del candidato sconfitto, il
Paigc (Partito africano per l’Indipendenza della Guinea e del Capo Verde) che
si battè contro Lisbona, possa rimanere a coabitare con l’ex dittatore. Tutti
i segnali dicono che non sia ancora giunta a Bissau l’ora della completa transizione
democratica.