02/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un reportage dalla Siria di oggi
 
 
scritto per noi da
Karim Metref
(seconda parte, vai alla prima)
 
 
Moschea degli Ommayadi, DamascoDopo il primo discorso alla nazione fatto da Bashar Al Assad, neo Presidente della Repubblica, all’occasione della cerimonia di giuramento nel luglio del 2000, in cui ha riconosciuto la durezza del regime e promesso delle riforme, soffia una ventata d’aria fresca sul paese in genere e sulla città di Damasco in particolare. Nelle università si creano dei forum spontanei  di discussione. Ovunque si parla di riforme, di democratizzazione...di fine dello stato d’emergenza in vigore dal 1963. L’ondata di libertà si chiama primavera di Damasco e le rondini che lo annunciano sono gruppi di intellettuali indipendenti che vogliono credere in un futuro migliore e trascinano con loro tanti giovani.
 
“Ci abbiamo creduto” dice Hassan, intellettuale e funzionario della televisione nazionale. “Ovunque si parlava di cambiamento. In TV non c’era quasi più censura. Potevamo far vedere e sentire quasi di tutto…è stata una parentesi bellissima.” Una parentesi bella ma breve che viene chiusa violentemente all’inizio del 2002, con l’arresto dei principali animatori della primavera tra cui i parlamentari liberali: Riadh Saif e Mamun Homsi e l’intellettuale comunista Arif Dalila. Il sistema Bathista ha visto le sue basi minacciate dalla permissività del nuovo leader e si è ribellato. Il “principe” è stato richiamato all’ordine: vanno bene il liberalismo economico soprattutto se tutto il business è tra le mani dei baroni del partito e dell’esercito, va bene un’illusione di apertura. Ma niente riforme politiche e niente pluralismo o condivisione del potere.
“Resta che in Siria oggi si respira una aria diversa” continua Hassan. “All’epoca del padre, per i testi che avevo scritto e le trasmissioni che ho mandato in onda nel 2001, il minimo per me sarebbe stato l’ergastolo. Oggi si sono accontentati di isolarmi e di non darmi accesso alla produzione. Sono libero di andare e venire al lavoro quando voglio. Non esisto più per i miei responsabili. Una specie di voce fantasma sul libro paga. Poi oggi la gente si fa prendere dall’illusione di libertà che offre la finta liberalizzazione del mercato. Ci sono i telefonini, c’è internet, la Coca cola sta per arrivare sul mercato. Cosa chiedere di più?”
 
Veduta di DamascoIn effetti, l’unico risultato tangibile delle riforme promesse è l’apertura del mercato al commercio internazionale. Lo scenario è il solito: smantellamento del settore pubblico, svendita dei beni pubblici e apertura del mercato alle merci d’importazione. Ma di libertà di mercato in realtà c’è solo l’illusione. I baroni dell’import sono generali dell’esercito, membri potenti del partito e soprattutto membri del potente clan presidenziale. L’esempio più significativo di questa egemonia lo si trova nella telefonia mobile. Apparentemente in Siria ci sono due compagnie che si fanno concorrenza sul mercato della telefonia mobile: Syriatel e 94. Ma se si va a vedere da vicino di concorrenza ce n’è ben poca. La compagnia 94 è proprietà di Maher Al Assad, fratello minore del presidente, e Syriatel è di Rami Makhlouf, cugino dalla parte della madre dei fratelli Al Assad. Qualche mala lingua è arrivata a dire che la primavera di Damasco è finita quando i forum hanno smesso di parlare di teoria e di filosofare e hanno cominciato ad interessarsi alla “cosa economica”. Vogliono per prova il fatto che i due parlamentari arrestati avevano introdotto pochi giorni prima un’interpellanza in parlamento sulle condizioni opache in cui sono stati concessi i contratti di telefonia.
 
Eppure nonostante la repressione e nonostante l’indifferenza internazionale, un'opposizione in Siria continua ad esserci. Ci sono i partiti, quelli più radicali: Lega dell’azione comunista (di Fateh Giamus e Aslan Abdelkarim tra altri) e i Fratelli musulmani, che si nominano ancora nel più grande segreto, che rimangono tabù e che contano ancora più di 20.000 prigionieri politici nelle carceri del regime, mentre altre correnti più moderate, anche se ancora informali, riescono ad attivarsi in qualche modo. Tra questi movimenti due correnti uscite dal Partito comunista Siriano. Il Partito Comunista Siriano ha conosciuto una prima rottura quando il suo allora segretario generale, Khaled Bagtash, incoraggiato da Mosca, decide in maniera unilaterale di dichiarare l’alleanza con il partito Baath al potere e di entrare nel “fronte”, la pseudo coalizione al potere, composta dal Partito Arabo Socialista del Baath, di una dozina di sigle fantasma (quasi tutte formate da combinazioni delle tre parole: Nazionale, Arabo e Socialista) e del Partito Comunista (Khaled Bagtash) diventato nel frattempo “Partito Del Popolo”.
 
Moschea degli Ommayadi, DamascoIl gruppo dei dissidenti, che in realtà erano la maggioranza nel Comitato Politico, continuò la strada dell’opposizione e adottò una posizione molto critica anche nei confronti dell’Unione Sovietica e delle sue posizioni ambigue in Medioriente. Questa corrente è conosciuta oggi come Partito Comunista (Political Office). L’altra scissione che si sta producendo in questo momento è quella di membri del Partito del Popolo, che hanno quindi in tasca un tesserino di un partito della coalizione al governo e che però hanno deciso di prendere le distanze dalla politica del governo, “troppo liberista e distruttrice del bene pubblico a favore della proprietà privata di pochi”, ma anche di non reazione nei confronti “del piano aggressivo dell’asse Israele-USA nella regione.” Questa tendenza è diffusa tra la classe media di Damasco e si è data il nome di corrente “Kassioun” (Kassioun è il monte che domina la città di Damasco e dal quale scendono 7 torrenti d’acqua limpida e fresca). La corrente Kassioun chiede un congresso nazionale per dare una svolta storica al Partito del Popolo, ma decide nel frattempo di ignorare il comitato Centrale costruito intorno alla persona di Khaled Bagtash e della sua famiglia (moglie, figli e entourage).
 
Altro partito molto presente nel dibattito nazionale è il Partito Nazionalista Sociale Siriano. Nato nel 1932, sotto l’ombra dell’uomo politico libanese Anton Saadeh (1904-1949), l’SSNP è un partito che si vuole nazionalista ma di una nazione che loro chiamano la Siria Naturale, cioè tutta la Mezzaluna Fertile. Il partito nasce come rifiuto della spartizione colonialista della regione e come alternativa ai nazionalismi (esclusivisti) su base religiosa o linguistica che si stavano sviluppando nella regione. Il Nazionalismo Siriano parla di Patria Naturale (terra) proprietà di tutti i popoli che la abitano. Rifiuta la partizione attuale degli stati ereditata dal colonialismo (Libano, Palestina-Israele, Siria, Giordania, Iraq, Kurdistan…) e rifiuta la divisione su base etnica della regione, che serve solo a chi vuole dividere per regnare. E' superfluo dire che principi del genere, pericolosi per i governi dei paesi della regione, per i capi dei gruppi etnici, per lo stato israeliano e per gli integralisti religiosi di tutti i bordi, sono combattuti da tutte le parti.
 
In effetti, libero dal vincolo dell’interesse nazionale (nel senso stretto riservato agli stati nazionali creati all’inizio del secolo scorso) e dal legame con un dato gruppo culturale o religioso l’SSNP è l’unica formazione che riesce a produrre una analisi della situazione della regione, a mio avviso, più completa.     
"La Siria non e' sola e non e' isolata dal resto del mondo. Subisce e interagisce con le situazioni nei paesi vicini e con il resto del mondo. La situazione irachena e quella libanese hanno delle ricadute dirette su di noi. Poi ci sono le pressioni dirette e indirette dell'America e di Israele per dominare la regione" dice il dottor Ali Abdallah, Segretario Regionale per la Siria (gli stati nazione sono chiamati regioni e lo stato è inteso come grande Siria) e primo vice presidente nazionale, dietro Giabran Arigi, il presidente Nazionale (con sede in Libano dove il partito è legale mentre rimane illegale in Siria e negli altri paesi della Grande Siria).
 
Dello stesso parere è anche S.K., giornalista molto vicino alle tesi del SSNP.  S.K vede, per esempio, un collegamento diretto tra le ultime uccisioni avvenute in Siria e in Libano. "Tanti vedono", dice, "la mano dei servizi siriani dietro l'uccisione di Samir Kasir e George Haoui in Libano e anche dietro la morte dell'Imam Al Khaznaoui. Io non credo che la Siria abbia, in questo momento, bisogno di attirare ancora di più l'attenzione su di sé. Il regime siriano ha bisogno di tranquillità più di qualsiasi altra cosa. Ha bisogno di farsi dimenticare un po'. Sa di essere nel mirino degli Stati Uniti. Io vedo un collegamento diverso su queste uccisioni mirate. Kassir era molto critico nei confronti della Siria, ma questo non basta a definire una personalità così interessante come la sua. Kassir e Haoui erano entrambi laici, progressisti, opposti all'etnicizzazione del Libano e ai signori dei gruppi etnici. Mentre Al Khaznaoui era un curdo sì, ma era soprattutto un’autorità religiosa sunnita moderata e aperta al dialogo. Al Khaznaoui era doppiamente pericoloso per chi vuole trascinare tutto l'Islam sunnita tra le braccia degli estremisti e chi vuole tagliare i ponti tra Curdi e Arabi". 
 
"Credo che nella situazione attuale ad essere più minacciati sono quei movimenti che cercano soluzioni democratiche, laiche e pluraliste nella regione", continua S. K. "Soffia un aria di etnicizzazione e di estremismo e chi non conferma la regola è minacciato da tutte le parti. E' la stessa strategia adottata dappertutto. E' come quando si cerca di mettere tutta la resistenza irachena sul conto del terrorismo di matrice islamica nascondendo il fatto che tra i resistenti ci siano nazionalisti arabi, comunisti e gruppi tribali assolutamente indipendenti dalle reti integraliste; oppure quando si vuol caricare tutta la resistenza palestinese sul conto di Hamas e Jihad Islamica, oscurando il ruolo delle formazioni laiche.Il governo siriano ha usato come tutti gli altri la carta dell'integralismo ma non e' nel suo interesse attualmente incoraggiarlo. Non sta giocando la carta dell'integralismo in questo momento, secondo me. Qualcuno la sta giocando al suo posto. Bisogna capire che il regime in Siria e' in mano ad una minoranza religiosa considerata dagli estremisti come apostasia, gli alauiti. Un arrivo al potere nella regione di una formazione di estrema destra religiosa metterebbe in pericolo l'intera popolazione alauita. Alle prese con una situazione internazionale molto delicata e una interna esplosiva, il regime siriano cerca di piacere all'America e fa sempre più concessioni al liberalismo e agli interessi degli Stati Uniti e di Israele. Ma sembra non basti e qualcuno (da cercare, contrariamente a quanto indica la stampa internazionale, non in Siria ma altrove) sta giocando molto sporco.” 
 
Effettivamente, viaggiando in Medioriente si fa fatica a capire con quale logica furono tracciate le frontiere. Sembra tutto un popolo unico. Non c’è una differenza culturale, religiosa, storica o geografica che determina queste divisioni. Molto spesso sono le stesse tribù, a volte anche le stesse famiglie ad essere divise in due da una frontiera tracciata su una cartina da qualche geometra francese o inglese. “E per questo che il coinvolgimento di tanti gruppi di giovani siriani, giordani, iracheni e libanesi (di tutti i credi religiosi e politici) nella resistenza palestinese è stato completamente naturale nei primi decenni dell’occupazione. Così come oggi, sono migliaia quelli che sono andati o vanno ancora a dare una mano alla resistenza irachena”, mi spiegano i miei vari interlocutori.
 
La Siria, così come gli altri paesi della regione, ha in sè il potenziale umano necessario per farcela e uscire dallo stato di degrado in cui l’ha trascinata un sistema violento, corrotto e corruttore, che regna senza condivisione da più di trent’anni. Solo che i pericoli più gravi vengono dall’estero. “Già ci sono dei movimenti strani negli Stati Uniti e in Gran Bretagna”, commenta Hamed, un militante della corrente Kassioun, “ci sono dei personaggi strani, mai conosciuti nell’opposizione siriana, che hanno creato dei partiti politici e organizzano degli incontri sul modello di quelli che nel 2002/2003 tenevano quei personaggi, come Alaoui e Pachachi, che poi sono arrivati a Baghdad a bordo dei blindati americani.”  
Il paese sente di essere nel mirino dell’imperialismo americano. “Siamo quasi sicuri che saremmo noi a pagare il conto, di tutto questo”, mi dice un vecchio signore in albergo, mentre guardiamo in TV le immagini degli attentati di Londra, “aspettiamo solo di capire come.” E ho avuto l’occasione di constatare che questa idea è molto condivisa in questo momento in Siria. Ma questo non vuol dire che regni nel paese un'aria pesante di odio o di sospetto. Nonostante tutto, il cittadino siriano non perde né la sua affabilità né il suo leggendario buon umore e Damasco rimane una città dove si scherza e si ride tantissimo, e il turista di passaggio, se ignaro delle tensioni politiche della regione, si trova davanti soltanto un paese bello, tranquillo, sicuro, e una popolazione molto accogliente.
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Siria
Articoli correlati:
13/07/2005 Profughi due volte: Storia di un palestinese che gli Stati Uniti vogliono fuori dall'Iraq
05/07/2005 I fantasmi di Quneitra: Un villaggio nel Golan siriano, dove memoria e propaganda si intrecciano
11/06/2005 La Siria non si riforma: Il presidente Al Assad non concede nulla a chi chiedeva una svolta
07/06/2005 Protesta, repressione e saccheggio: Scontri tra curdi e sunniti, il regime promette e reprime
21/05/2005 Il diritto di essere siriani. E anche curdi: Dopo decenni di discriminazioni, il regime cambia rotta?
06/12/2004 Manifestare a pagamento: Due cortei a Beirut. Perchè la Siria vada via, perchè la Siria resti. Entrambi per conto terzi
29/04/2004 Attentati e silenzio: Pochi mezzi di comunicazione indipendenti e nessuna libertà di stampa
17/03/2004 La Siria alle strette: Aumenta sempre più la pressione sul Paese di Assad
14/03/2004 Battaglia a Qameshli: Sarebbero 50 i morti degli scontri in Siria tra militari e curdi
03/02/2004 I hope and I feel: E' la frase che ci accoglie quando entriamo in una classe della scuola di Marie Instaar
03/02/2003 Marie: Incontriamo Marie Instaar nel suo ufficio
03/02/2004 Sordi, muti e profughi: Siamo in un campo profughi palestinese. Qui siriani e palestinesi vivono gomito a gomito
03/02/2004 Il viaggio: Viaggiare in Siria è facile: basta prendere uno dei tanti autobus e si può arrivare ovunque
03/02/2004 Welcome to Syria: Welcome è la parola che tutti i siriani ripetono agli stranieri
03/02/2004 Stop the war: "Penso che tra un anno faremo la stessa fine dell’Iraq"
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: