" MOGLIE mia carissima,
dopo la serena incoscienza dell'addio eccomi qua: in Giappone... Ho mangiato
per la prima volta in un ristorante giapponese divertendo tutti i miei vicini
con la mia ostinazione a usare i bastoncini. Non fosse stato per una famigliola
che mi sedeva davanti e di cui ho cercato d'imitare ogni gesto, avrei finito per
pagare il conto senza aver toccato che qualche chicco di riso. Qui non solo gli
strumenti e gli oggetti del mangiare sono diversi, ma anche il modo in cui questi
vengono disposti sulla tavola: non ci sono piatti, ma ciotole in cui galleggia
qualcosa... La fine e l'inizio dell'anno si celebrano qui con una sorta di grande
saturnale che dura due settimane: le strade sono coronate di paglia di riso, le
donne portano kimono da festa, le macchine fanno sventolare bandierine cariche
di affascinanti iscrizioni che non capisco. Negli uffici si beve birra e si mangia
da scatole di legno ben confezionate e decorate con fiori e ideogrammi."
“In Asia”, Tokyo 1965 (una delle prime lettere dall'Asia)
“La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l’abitudine.
Il primo morto quando l’ho visto io, stamani, rovesciato sull’argine… Gli altri
li ho semplicemente contati come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare
le quantità”
“Pelle di Leopardo”, Vietnam 1973
“...Come tutte le dittature, quella birmana non ama i giornalisti e la copia dell'unico
quotidiano stampato qui, che mi viene consegnata con la chiave della camera nello
Strand Hotel, ha un editoriale che attacca ‘le false informazioni messe in giro
da certi corrispondenti stranieri che, sotto mentite spoglie, s'infiltrano nel
Paese e che il popolo birmano ha il dovere di scovare". Sono uno di quelli. Per
ottenere un visto ho mentito sulla mia professione, per essere aggregato a un
gruppo di turisti ho pagato una cifra esorbitante. Poi, una volta qui, con qualche
dollaro in più, mi sono comprato un po' di libertà di movimento e, grazie all'aiuto
di tanti normali birmani, tutt'altro che interessati a denunciarmi, ho cercato
di gettare uno sguardo dietro la facciata di ordine e pulizia che la dittatura
militare ha messo in piedi per turlupinare il mondo.”
“In Asia”, Birmania 1991
"...A vederla dall'alto della mia finestra sull'Amur, Habarovsk, con le sue luci,
le sue navi alla rada, la sagoma elegante dei tetti verdi di rame, sembra una
città non toccata da questi problemi, sembra ferma nella bellezza senza tempo
del fiume. Eppure so che fra quelle luci, quelle strade, anche questa, come tutte
quelle che ho visto finora, è una città di tombini scoperchiati, di buche non
riempite, di rifiuti, di rottami e soprattutto di gente delusa, affaticata e spenta.
Il cadavere del comunismo? Forse è qui, tutto attorno a me, morto da tempo."
"Buonanotte, Signor Lenin" 1992

"... ‘Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare.
Non volare mai’, m'aveva detto un indovino. Era successo a Hong Kong. Avevo incontrato
quel vecchio cinese per caso. Sul momento quelle parole m'avevano ovviamente colpito,
ma non me ne ero fatto un gran cruccio. Era la primavera del 1976, e il 1993 pareva
ancora lontanissimo. Quella scadenza però non l'avevo dimenticata. 1977... 1987...
1990... 1991. Sedici anni, specie se visti dalla prospettiva del primo giorno,
sembrano tanti, ma, come tutti gli anni, tranne quelli dell'adolescenza, passarono
velocissimi e presto mi ritrovai alla fine del 1992. Che fare? Prendere sul serio
quel vecchio cinese e riorganizzare la mia vita, tenendo conto del suo avvertimento?
O far finta di niente e tirare avanti dicendomi: ‘Al diavolo gli indovini e le
loro fandonie’? Fino a quel punto avevo vissuto in Asia, ininterrottamente, per
più
di un ventennio - prima a Singapore, poi a Hong Kong, Pechino, Tokyo, infine a
Bangkok - e pensai che il miglior modo di affrontare quella ‘profezia’ fosse il
modo asiatico: non mettercisi contro, ma piegarcisi.”
"Un Indovino mi disse", Thailandia 1995
"...Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni
come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità...
Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano
e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più
quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli
ad essere onesti, non furbi.
È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori
in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto
più che con nuove armi."
"Lettere contro la guerra", 2002
“Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia
come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non
avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che
di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.”
"Un altro giro di giostra", 2003