SOCIETA’
Per descrivere la società statunitense si usa spesso l’espressione melting pot, ovvero il crogiolo in cui si mescolano i metalli: ciò per dare l’idea che negli Usa trovano spazio popolazioni originarie di ogni parte del mondo che si sono fuse in una tipologia di “uomo americano”. Altri autori hanno proposto la metafora della “minestra di pomodoro”, per dire che l’identità fondamentale della società statunitense è rimasta quella datale dai coloni anglosassoni, e che gli immigrati arrivati in oltre due secoli hanno più che altro fornito le “spezie” per insaporirla, adeguandosi ai valori già dominanti.
In generale, si possono distinguere quattro grandi ondate di immigrazione. La prima fu quella dei coloni europei, nel Seicento e nel Settecento, provenienti in gran parte dalla Gran Bretagna. In una seconda fase, milioni di africani furono portati a forza negli Usa e ridotti in schiavitù. Nella seconda parte dell’Ottocento si verificò un terzo afflusso massiccio di europei, prevalentemente irlandesi, tedeschi, scandinavi e italiani. Dopo fortissime limitazioni all’immigrazione introdotte nel 1924, una quarta fase è iniziata nel 1965, con l’arrivo di asiatici e ispanici. Questi ultimi costituiscono oggi la maggioranza dei nuovi arrivi: molti di loro passano entrano illegalmente dal confine con il Messico. Si calcola che tra il 1820 e il 2000 siano giunti negli Usa 66 milioni di immigrati.
Oggi, su 293 milioni di abitanti, i “bianchi” di origine europea costituiscono il 64%, gli ispanici e gli afro-americani entrambi il 13%, gli asiatici il 4%. Negli ultimi anni gli ispanici hanno superato di numero gli afro-americani, diventando la più grande minoranza del Paese.
Pur avendo il più alto reddito pro-capite al mondo (superato solo dal Lussemburgo), gli Stati Uniti sono un Paese di grandi squilibri sociali: il 12,7 per cento della popolazione (oltre 30 milioni di persone) vive al di sotto della soglia di povertà, il 10% più ricco della popolazione possiede il 30,7% della ricchezza nazionale (in Europa questa percentuale è generalmente più bassa: Francia 25%, Germania 23,7%, Italia 21,8%)
Se si considerano le altre nazioni ricche, gli Stati Uniti sono uno dei Paesi più religiosi al mondo. In diversi sondaggi condotti negli ultimi anni, il 92% degli interpellati ha risposto di credere in Dio, il 65% ha detto che la religione ha un ruolo molto importante nella loro vita, il 66% ha dichiarato di frequentare regolarmente una chiesa o una sinagoga, il 37% almeno una volta alla settimana.
Fondati dai discendenti dei primi coloni anglosassoni, in generale gli Usa hanno mantenuto nei secoli un’identità protestante, con forti connotazione puritane. L’etica del lavoro, della responsabilità individuale e della libertà personale ha dato vita a un Paese operoso, con una popolazione che si riunisce in una miriade di associazioni formate dal basso, e una società che in linea di massima vuole un governo piccolo e flessibile, che non limiti i diritti degli individui. Il risvolto di questi principi è che la punizione per chi ha sbagliato è socialmente accettata. Ancora oggi, 38 Stati su 50 prevedono la pena di morte per il reato di omicidio, e gli Usa sono il Paese con il più alto numero di detenuti al mondo: al momento sono circa 2 milioni, cioè 715 ogni 100.000 abitanti.