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“Non erano combattenti, erano civili, gente normale”. Una
fonte autorevole locale di PeaceReporter contattata
nel sud dell’Afghanistan afferma di sapere per certo che le cinquanta vittime
dei bombardamenti aerei americani avvenuti lunedì notte nel distretto di
Dehrawud, nel sud della provincia di Uruzgan, erano civili, non miliziani del
mullah Omar. A dare notizia dei 50 talebani uccisi era stato ieri il
governatore provinciale Jan Mohammed Khan, aggiungendo
che 25 miliziani erano stati fatti prigionieri e che alcuni soldati afgani sono
morti nell’azione. I comandi militari Usa non hanno confermato né smentito la
vicenda. Il raid, condotto dalle forze Usa assieme alle truppe
governative afgane, era stato deciso al termine di una giornata di violenti
scontri avvenuti in un villaggio del Dehrawud, nell’alta valle del fiume
Helmand: un soldato statunitense e undici talebani erano rimasti uccisi nella
battaglia a terra, e così l'esercito Usa ha deciso di usare i bombardieri per
chiudere la partita.
A Bagram, fuoco Usa sui
manifestanti. La
conferma di questo cambiamento, già dimostrato dalle
manifestazioni antiamericane di maggio, è venuta dalla massiccia
protesta di
ieri davanti alla base Usa di Bagram, a nord di Kabul. Urlando “Morte
agli Usa!”,
una folla di un migliaio di persone ha provato a forzare l’ingresso
della base.
Secondo la versione ufficiale i militari americani e afgani hanno
reagito solo
sparando in aria. Ma evidentemente i soldati hanno aperto il fuoco
anche sulla
folla.
Ieri pomeriggio un manifestante è stato portato in condizioni
gravissime
all’ospedale di Emergency a Kabul, con l’intestino perforato da una
pallottola.
“Il paziente, di nome Nassir, 18 anni, appena ha ripreso coscienza ci
ha detto che erno i soldati americani a sparare sulla gente”, spiega da
Kabul il chirurgo di Emergency,
Marco Garatti. “La pallottola estratta era una pallottola di pistola,
non di kalashnikov”.
Case abbattute per
ingrandire la base. Il motivo scatenante della protesta di Bagram sembrava
essere stato l’arresto di un ex ‘commander’ del famigerato signore della guerra
Gubuddin Hekmatyar, oggi alleato dei talebani. “Ma oggi – spiega Garatti – sta
circolando la notizia che la vera scintilla sia stata in realtà l’esproprio di
alcune abitazioni civili a ridosso della base americana che dovrebbero essere
abbattute per ampliare il perimetro dell’installazione militare”.
Il ritorno del mullah
Omar. Intanto a Kabul e in tutto il paese si continua a parlare del
messaggio del mullah Omar, che in una registrazione audio di cui ha riferito
lunedì il portavoce dei talebani, Abdul Latif Hakimi, ha chiamato gli afgani a
unirsi mettendo da parte le divisioni e a intensificare la jihad contro le
forze d’occupazione Usa e quelle del governo afgano da esse sostenuto. Il
mullah Omar ha ordinato ai suoi combattenti di non colpire la popolazione
civile, e di rivolgere le armi solo contro il nemico: l’esercito Usa e quello
governativo afgano. Il leader spirituale dei talebani ha poi detto di aver riorganizzato
la guida militare della resistenza talebana, inserendo otto nuovi membri nella
Rahbari Shura, il
Consiglio di comando da lui creato nel giugno 2003 e dividendo i comandi in due
fronti, quello meridionale e quello orientale. Enrico Piovesana