27/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



"Erano civili i 50 morti ieri sotto le bombe Usa". E a Bagram non hanno sparato solo in aria
Soldati Usa in Afghanistan“Non erano combattenti, erano civili, gente normale”. Una fonte autorevole locale di PeaceReporter contattata nel sud dell’Afghanistan afferma di sapere per certo che le cinquanta vittime dei bombardamenti aerei americani avvenuti lunedì notte nel distretto di Dehrawud, nel sud della provincia di Uruzgan, erano civili, non miliziani del mullah Omar. A dare notizia dei 50 talebani uccisi era stato ieri il governatore provinciale Jan Mohammed Khan, aggiungendo che 25 miliziani erano stati fatti prigionieri e che alcuni soldati afgani sono morti nell’azione. I comandi militari Usa non hanno confermato né smentito la vicenda. Il raid, condotto dalle forze Usa assieme alle truppe governative afgane, era stato deciso al termine di una giornata di violenti scontri avvenuti in un villaggio del Dehrawud, nell’alta valle del fiume Helmand: un soldato statunitense e undici talebani erano rimasti uccisi nella battaglia a terra, e così l'esercito Usa ha deciso di usare i bombardieri per chiudere la partita.
Il moltiplicarsi di azioni militari, rastrellamenti e arresti compuiti dalle forze Usa in Afghanistan stanno provocando un crescente sentimento antiamericano tra la popolazione, che fino ad ora aveva mostrato un atteggiamento tutto sommato tollerante verso le truppe d’occupazione straniere.
 
La manifestazione di BagramA Bagram, fuoco Usa sui manifestanti. La conferma di questo cambiamento, già dimostrato dalle manifestazioni antiamericane di maggio, è venuta dalla massiccia protesta di ieri davanti alla base Usa di Bagram, a nord di Kabul. Urlando “Morte agli Usa!”, una folla di un migliaio di persone ha provato a forzare l’ingresso della base. Secondo la versione ufficiale i militari americani e afgani hanno reagito solo sparando in aria. Ma evidentemente i soldati hanno aperto il fuoco anche sulla folla. Ieri pomeriggio un manifestante è stato portato in condizioni gravissime all’ospedale di Emergency a Kabul, con l’intestino perforato da una pallottola. “Il paziente, di nome Nassir, 18 anni, appena ha ripreso coscienza ci ha detto che erno i soldati americani a sparare sulla gente”, spiega da Kabul il chirurgo di Emergency, Marco Garatti. “La pallottola estratta era una pallottola di pistola, non di kalashnikov”.
 
La base Usa di BagramCase abbattute per ingrandire la base. Il motivo scatenante della protesta di Bagram sembrava essere stato l’arresto di un ex ‘commander’ del famigerato signore della guerra Gubuddin Hekmatyar, oggi alleato dei talebani. “Ma oggi – spiega Garatti – sta circolando la notizia che la vera scintilla sia stata in realtà l’esproprio di alcune abitazioni civili a ridosso della base americana che dovrebbero essere abbattute per ampliare il perimetro dell’installazione militare”.
La base Usa di Bagram, costruita dai sovietici nel 1976 e occupata dagli americani nel dicembre 2001, è la base operativa delle forze Usa in Afghanistan e ospita circa diecimila soldati. E’ anche il principale carcere militare Usa nel paese, dove sono rinchiusi almeno 500 prigionieri di guerra, tra talebani e miliziani di al Qaeda.
 
Il mullah OmarIl ritorno del mullah Omar. Intanto a Kabul e in tutto il paese si continua a parlare del messaggio del mullah Omar, che in una registrazione audio di cui ha riferito lunedì il portavoce dei talebani, Abdul Latif Hakimi, ha chiamato gli afgani a unirsi mettendo da parte le divisioni e a intensificare la jihad contro le forze d’occupazione Usa e quelle del governo afgano da esse sostenuto. Il mullah Omar ha ordinato ai suoi combattenti di non colpire la popolazione civile, e di rivolgere le armi solo contro il nemico: l’esercito Usa e quello governativo afgano. Il leader spirituale dei talebani ha poi detto di aver riorganizzato la guida militare della resistenza talebana, inserendo otto nuovi membri nella Rahbari Shura, il Consiglio di comando da lui creato nel giugno 2003 e dividendo i comandi in due fronti, quello meridionale e quello orientale.

Enrico Piovesana

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