Scritto per noi da
Fabio Mini*
La più grande quota di fabbricazione e vendita di computer
in Cina non è da tempo l’Ibm ma la Legend di Hong Kong nata nel 1984 da
un’iniziativa statale dell’Accademia delle Scienze. Un’altra fabbrica civile,
sorta a Shenzhen con capitale militare di circa centomila yuan (venti milioni
di lire), nel 1994, quando l’ho visitata, era già leader mondiale nella
produzione di hard disk e aveva una delle più grandi “camere pulite” del mondo.
Non è sfruttamento. Che
i cinesi producano a poco prezzo perché la mano d’opera costa poco o per
effetto dell’economia sommersa è una sciocchezza. Ogni fabbrica si deve far
carico di un sistema di protezione sociale perché manca quello nazionale. Il
fatto è che negli ultimi vent’anni c’è stato un fortissimo svecchiamento delle
maestranze e degli impianti. Oggi ci sono operai giovani con scarsa
qualificazione e dunque con basse retribuzioni perché le linee di produzione
sono modernissime, acquistate da noi e dai giapponesi, svizzeri, tedeschi,
francesi, canadesi, australiani, israeliani e dagli stessi americani ‘chiavi in
mano’, in cui bisogna solo pigiare bottoni.
Le ragioni sociali. La
mano d’opera giovane non ha carichi familiari e non ha malattie invalidanti, il
sistema quasi militarizzato evita l’assenteismo e le fabbriche hanno ancora
trent’anni davanti prima di cominciare a pagare una pensione. Inoltre, la gente
è frugale, si accontenta di poco, perché quel poco è già molto rispetto al
nulla di pochi decenni fa. C’è una estrema attenzione a non provocare
improvvisi salti di benessere generalizzato che potrebbero scatenare le invidie
o le disparità sociali, mentre si promuove l’accumulo di ricchezza da parte di
pochi (in senso relativo) come incentivo motivazionale.
Modello coinvolgente.
E’ stato anche superato il problema generazionale: i vecchi che non
producono o gli impiegati statali che sono pagati poco non si vergognano di
avere figli che guadagnano più di loro (come invece succede nei Balcani toccati
dal benessere occidentale). I lavoratori non vivono in condizioni di schiavitù,
a meno di quelli in mano alle cosche mafiose o alla criminalità organizzata.
Come da noi. Hanno piuttosto un modello ‘coinvolgente’, difficile da concepire,
per noi. Per costruire una diga, ad esempio, tutto un villaggio si è trasferito
da 700 chilometri di distanza, ed il capo villaggio funge da regolatore, da
funzionario di polizia, da organizzatore dei turni… Questo sistema li porta
certamente a contrarre i costi, ma il beneficio ricade su tutti.
Ricchi e poveri. La
Cina ha 1 miliardo e 350milioni di persone. La parte viva della società, chi
partecipa alla produzione di reddito ed al consumo sono 350 milioni, tutti
dislocati nella fasce costiere e nei centri urbani. Gli altri vivono in una
economia di autosufficienza: consumano quanto producono. Lentamente però si
muovono verso le periferie delle città, penetrano nel tessuto produttivo e del
consumo. Si sviluppano ricchezza e risparmio.
Gioco d’azzardo. Le riserve della Banca centrale cinese
ammontano a 800 miliardi di dollari in valuta straniera: quanto il debito
pubblico americano. I titoli del debito pubblico statunitense sono per il 70 percento in mano
alle banche asiatiche, che comprano bond e azioni americane. Prima o poi
rivaluteranno lo yuan, ma lo faranno in modo da influire il meno possibile sul
dollaro perché, in caso contrario, si autodanneggerebbero (
è esattamente quello che è appena successo, ndr). Intanto lavorano per il futuro: acquistano in tutto il mondo
acciaio, zinco, piombo. Comprano futures sul petrolio a 7 anni e lo pagano 60
dollari a barile. Il che la dice lunga sulle prospettive di prezzo per questa
materia prima. Intendono svincolarsi lentamente dal dollaro e non “impiccarsi”
all’euro. Perché neanche dell’Europa si fidano troppo. E comunque rischiano,
falliscono anche. E’ sbagliato pensare che la loro sia un’economia stabile: se
nascono 50 aziende al giorno, ne muoiono 40. Hanno la straordinaria mobilità
che avevamo noi al tempo del boom. Solo che noi avevamo cambiali (un grande
segno di fiducia nel futuro) e loro oltre alla fiducia e all’entusiasmo
hanno grandi capitali e un regime che
rischia tutto il suo passato di rigore puntando sulla ricchezza.