08/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un’analisi delle origini sociali e culturali del boom economico cinese
Scritto per noi da
Fabio Mini*
 
 
(Segue dalla seconda parte
Il generale Fabio Mini
La più grande quota di fabbricazione e vendita di computer in Cina non è da tempo l’Ibm ma la Legend di Hong Kong nata nel 1984 da un’iniziativa statale dell’Accademia delle Scienze. Un’altra fabbrica civile, sorta a Shenzhen con capitale militare di circa centomila yuan (venti milioni di lire), nel 1994, quando l’ho visitata, era già leader mondiale nella produzione di hard disk e aveva una delle più grandi “camere pulite” del mondo.
 
Non è sfruttamento. Che i cinesi producano a poco prezzo perché la mano d’opera costa poco o per effetto dell’economia sommersa è una sciocchezza. Ogni fabbrica si deve far carico di un sistema di protezione sociale perché manca quello nazionale. Il fatto è che negli ultimi vent’anni c’è stato un fortissimo svecchiamento delle maestranze e degli impianti. Oggi ci sono operai giovani con scarsa qualificazione e dunque con basse retribuzioni perché le linee di produzione sono modernissime, acquistate da noi e dai giapponesi, svizzeri, tedeschi, francesi, canadesi, australiani, israeliani e dagli stessi americani ‘chiavi in mano’, in cui bisogna solo pigiare bottoni.
 
Operai cinesi in fabbricaLe ragioni sociali. La mano d’opera giovane non ha carichi familiari e non ha malattie invalidanti, il sistema quasi militarizzato evita l’assenteismo e le fabbriche hanno ancora trent’anni davanti prima di cominciare a pagare una pensione. Inoltre, la gente è frugale, si accontenta di poco, perché quel poco è già molto rispetto al nulla di pochi decenni fa. C’è una estrema attenzione a non provocare improvvisi salti di benessere generalizzato che potrebbero scatenare le invidie o le disparità sociali, mentre si promuove l’accumulo di ricchezza da parte di pochi (in senso relativo) come incentivo motivazionale.
 
Poster di propaganda sul progressoModello coinvolgente. E’ stato anche superato il problema generazionale: i vecchi che non producono o gli impiegati statali che sono pagati poco non si vergognano di avere figli che guadagnano più di loro (come invece succede nei Balcani toccati dal benessere occidentale). I lavoratori non vivono in condizioni di schiavitù, a meno di quelli in mano alle cosche mafiose o alla criminalità organizzata. Come da noi. Hanno piuttosto un modello ‘coinvolgente’, difficile da concepire, per noi. Per costruire una diga, ad esempio, tutto un villaggio si è trasferito da 700 chilometri di distanza, ed il capo villaggio funge da regolatore, da funzionario di polizia, da organizzatore dei turni… Questo sistema li porta certamente a contrarre i costi, ma il beneficio ricade su tutti.
 
Contadini cinesiRicchi e poveri. La Cina ha 1 miliardo e 350milioni di persone. La parte viva della società, chi partecipa alla produzione di reddito ed al consumo sono 350 milioni, tutti dislocati nella fasce costiere e nei centri urbani. Gli altri vivono in una economia di autosufficienza: consumano quanto producono. Lentamente però si muovono verso le periferie delle città, penetrano nel tessuto produttivo e del consumo. Si sviluppano ricchezza e risparmio.
 
ShanghaiGioco d’azzardo.  Le riserve della Banca centrale cinese ammontano a 800 miliardi di dollari in valuta straniera: quanto il debito pubblico americano. I titoli del debito pubblico statunitense sono per il 70 percento  in mano  alle banche asiatiche, che comprano bond e azioni americane. Prima o poi rivaluteranno lo yuan, ma lo faranno in modo da influire il meno possibile sul dollaro perché, in caso contrario, si autodanneggerebbero (è esattamente quello che è appena successo, ndr). Intanto lavorano per il futuro: acquistano in tutto il mondo acciaio, zinco, piombo. Comprano futures sul petrolio a 7 anni e lo pagano 60 dollari a barile. Il che la dice lunga sulle prospettive di prezzo per questa materia prima. Intendono svincolarsi lentamente dal dollaro e non “impiccarsi” all’euro. Perché neanche dell’Europa si fidano troppo. E comunque rischiano, falliscono anche. E’ sbagliato pensare che la loro sia un’economia stabile: se nascono 50 aziende al giorno, ne muoiono 40. Hanno la straordinaria mobilità che avevamo noi al tempo del boom. Solo che noi avevamo cambiali (un grande segno di fiducia nel futuro) e loro oltre alla fiducia e all’entusiasmo hanno  grandi capitali e un regime che rischia tutto il suo passato di rigore puntando sulla ricchezza.
(Continua...) 
 
Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: Cina
Articoli correlati:
26/07/2005 Il made in China: Il parere di Fabio Mini rispetto al timore verso l'export cinese
31/08/2005 ''Una potenza stabilizzatrice'': L’egemonia cinese in Asia e i rapporti con Stati Uniti, Russia, India e Giappone
25/08/2005 Generale Fabio Mini: La Cina ha un prezioso ruolo di equilibrio. Se non verrà provocata su Taiwan
14/07/2005 La Nato dell’Est: Intervista a Francesco Sisci sulla Sco, l'alleanza tra Cina, Russia ed ex repubbliche sovietiche
21/06/2005 Il gigante è malato: Aumento vertiginoso in Cina degli infetti da Hiv, ma il governo frena la lotta alla malattia
20/06/2005 Rivolte contadine: Scontri e morti nei villaggi della Cina rurale, dove la situazione è sempre più tesa
17/05/2005 Il bimbo rubato al Tibet: Decimo anniversario della sparizione del Panchen Lama, prigioniero politico a sei anni
29/04/2005 Pechino trema: Due libri di contro- propaganda minacciano il regime comunista cinese
01/04/2005 L’informazione clandestina: Intervista a T. Dodin, direttore di Tibet Information Network (TIN)
22/02/2005 Diario di torture: Ngawang, monaca tibetana arrestata a 13 anni e liberata nel 2002
21/02/2005 Cina perduta: In vista delle Olimpiadi il volto di Pechino cambia e antichi quartieri vengono distrutti
09/02/2005 Il grande esodo: Per il Capodanno cinese milioni di migranti tornano nelle campagne d'origine
27/01/2005 Vite interrotte: Commutata in carcere a vita la condanna a morte contro il monaco tibetano Tenzin Delek
18/01/2005 La morte di Zhao Ziyang: Un ex professore di piazza Tienanmen ricorda il leader che difese i giovani dell'89
27/12/2004 Miniere di morte: Ogni anno migliaia di minatori cinesi muoiono sul lavoro. Il bilancio del 2004
20/12/2004 Il libro nero della Cina: Guerini e Associati, 2004
09/12/2004 Malattie delle campagne: Migliaia di contadini cinesi si ammalano per scarsa igiene. La maggior parte sono donne
16/11/2004 Troppo difficile essere donne in Cina: Rapite, sfruttate fino alla morte, discriminate dal potere
10/11/2004 Musulmani in Cina: Repressione, scontri, ma anche convivenza pacifica. Vita di una minoranza
04/11/2004 Tibet perduto: La cancellazione di una cultura millenaria. Parla Stefano Dallari
12/08/2004 Lazzaretto Cina: Episodi di discriminazione sistematica nei confronti dei malati di Aids
04/08/2004 Torture cinesi: Cinque anni fa ha avuto inizio una delle più brutali persecuzioni degli ultimi anni
09/04/2004 Tibet, quando si uccide la cultura: Viaggio attraverso i campi profughi di India e Nepal
30/03/2004 Madri senza pace: Dopo 15 anni, tre mamme di Piazza Tienanmen sono state arrestate
10/03/2004 Grida dall'esilio: A 45 anni dall'insurrezione tibetana, due esiliati parlano di pace e giustizia
13/02/2004 Battaglie silenziose: La storia di un monaco tibetano nel braccio della morte in Cina
29/12/2003 Kaixian, si continua a morire: Salgono a 233 i morti per le esalazioni di gas fuoriuscito da un pozzo petrolifero
23/12/2003 Shanghai, da dove cambia la Cina: Molti considerano la Cina un Paese comunista. In realtà non lo è più
19/12/2003 In Cina gli esuli finiscono all'inferno: Una donna nordcoreana ripercorre i tre mesi trascorsi in una prigione cinese
12/12/2003 Xinjiang, il far west cinese: Un reportage sull’estremo occidente cinese abitato dagli Uyguri
11/12/2003 Pechino in silenzio cancella l'islam: Continuano le repressioni contro la popolazione Uygur nell'ovest cinese
28/11/2003 Internet sfugge alla censura: Arginare la Rete è un’impresa difficile anche per le autorità di Pechino
Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: