Scritto per noi da
Fabio Mini*
In materia di sicurezza la Cina ha un approccio ‘asiatico’
moto diverso da quello occidentale.
Ad
esempio, siamo abituati a osservare che, a prescindere dalle intenzioni o dalle
dichiarazioni pubbliche, laddove arrivano gli statunitensi, dove nascono dal
nulla grandi basi militari ed importanti ambasciate Usa, là si verificano dei
problemi. Quelli che erano latenti fino a quel punto, presto si innescano ed
esplodono diventando quasi sempre crisi internazionali o guerre.
Anche la Cina aveva e ha tuttora problemi etnici, di
terrorismo e di frontiera, che avrebbero potuto esplodere. Ma si è mossa con
grande astuzia nell’isolarli. Negli ultimi 60 anni ha affrontato ben undici
conflitti armati e non se n’è accorto nessuno. Per quasi mezzo secolo ha
esportato rivoluzione ed è apparsa come un paese povero e non allineato.
Asia centrale e
meridionale. Negli ultimi venti anni ha stipulato accordi con i Paesi
confinanti, perché non dessero asilo ai suoi nemici interni, ed ha così
impedito che nascessero ‘santuari di riferimento’ protetti. Così facendo si è,
nel contempo, costruita un grande ponte verso l’Asia centrale. Non ha curato,
infatti, solo accordi di polizia, ma anche intensi rapporti commerciali,
facendo arrivare i suoi prodotti a prezzi molto bassi nelle aree più bisognose
e quindi destabilizzabili dell’Asia. Collegandosi con Asia centrale,
subcontinente indiano e Asia meridionale, fa da ago della bilancia in un’ampia
parte del globo che interessa gli Stati Uniti facendoli apparire come elefanti
in una cristalleria. Una posizione che proprio agli occhi di molti paesi
asiatici, compresi quelli che si dichiarano amici e alleati, li rende poco
affidabili e credibili nel loro progetto di gestire autonomamente l’ordine
mondiale fintanto che non riusciranno ad assumere un ruolo equilibratore in
Asia ed Europa. E tale ruolo sembra sempre più difficile: per ora in Europa gli
Stati Uniti possono ancora contare sul ‘ponte atlantico’. In Asia continentale
invece non hanno niente.
Usa e Russia. Il
rapporto che gli Stati Uniti hanno con i cinesi è ancora di contenimento.
Vorrebbero creare un nuovo ordine mondiale dal quale escluderli. Sanno di
essere sottoquota sul piano commerciale e tecnologico e vorrebbero arginare la
Cina escludendola dalla plancia di comando. D’altra parte, la Cina non vuole
strafare, vuole solo partnership strategiche con i grandi del mondo.
Quanto poi al controllo dell’area asiatica, non vuole un
muro contro muro: sta nella sua cultura essere elemento di equilibrio, di
aprire canali per far passare l’acqua, non di mettere argini invalicabili.
Dunque vuole essere elemento di equilibrio e di stabilizzazione. Oggi è in
grado di mediare con la Corea del nord e con l’India.
La Russia è nella condizione di rivestire interesse solo
potenziale e futuro. Ed anzi la Cina ritiene di potersela ‘comprare’ quando vuole. Non so fino a
quando.
India. La Cina non
nutre particolari interessi nei confronti dell’India, che resta un paese
povero.
L’India aveva un ruolo dominante quando era appoggiata
dall’Unione sovietica, oggi non è in grado di sviluppare una partnership
strategica, ma piuttosto una sorta di concordato per gestire parti dell’Asia.
Secondo gli analisti indiani e cinesi, poi, la minaccia nucleare indiana è del
tutto regionale: una minaccia che si esaurisce nell’ambito del Pakistan.
India e Cina, per il numero dei loro abitanti e per la
possibile concordanza di interessi potrebbero, in prospettiva, costituire una
macropotenza di livello mondiale, ma solo per stabilire un regime di equilibrio
regionale, asiatico, e questo potrebbe non essere un male. Unendosi per un
progetto
egemonico globale dovrebbero scendere a troppi compromessi
con la stessa concezione dei rispettivi ruoli. L’India sa di esprimere potenza
fintanto che i mercati globali sono aperti, ma con la demografia e con l’unico
strumento strategico di cui dispone ora, quello nucleare, non può pensare di
esercitare alcuna pressione. La Cina ha potenza nucleare e demografica, ma sta
correndo più in fretta in campo tecnologico e nell’acquisizione delle risorse
strategiche. Non ha i vincoli di democrazia che in una certa misura ha l’India
e, al contrario di essa, si trova nel Consiglio di sicurezza. Da sola può
aspirare ad un ruolo globale e mettere il veto a tutto ciò che propongono
statunitensi e russi. Se l’attuale ordine mondiale viene confermato, un
possibile tandem India-Cina in senso egemonico li porrebbe in concorrenza, in
conflitto, in subordinazione reciproca e soprattutto rischierebbe di alienare
ad entrambe l’unica cosa di cui hanno bisogno: il mercato.
Giappone. Quanto
al Giappone, eterno nemico, io non credo che la Cina manifesterebbe particolare
ostilità, anche se non accetterà,
sic et
simpliciter, un suo ruolo internazionale. Però vuole negoziare. Le basta
che non entri fra i cinque del Consiglio di sicurezza.
Sa che c’è un vecchio ordine mondiale sotto il controllo del
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Dei cinque Paesi che siedono in
permanenza in quel Consiglio la Cina fa parte e la cosa le va benissimo. Ora
però ci sono grandi sommovimenti per introdurre il Giappone, la Germania ed
altri paesi. I cinesi pensano allora che, se si vuole cambiare il vecchio
ordine, si deve dire chiaramente in che direzione lo si vuol fare. Germania e
Giappone, poi, erano stati suoi nemici nella seconda guerra mondiale e il loro
eventuale inserimento non può avvenire con un puro passaggio burocratico.
Bisognerà trattare, anche con la Cina, sulle nuove regole della convivenza
internazionale ed il mondo dovrà capire che ruolo dovrà avere questo paese nel
nuovo panorama. Mi pare che su questo, invece, non ci sia chiarezza.