31/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L’egemonia cinese in Asia e i rapporti con Stati Uniti, Russia, India e Giappone
Scritto per noi da
Fabio Mini*
 
(Segue dalla prima parte
Il generale Fabio Mini
In materia di sicurezza la Cina ha un approccio ‘asiatico’ moto diverso da quello occidentale. Ad esempio, siamo abituati a osservare che, a prescindere dalle intenzioni o dalle dichiarazioni pubbliche, laddove arrivano gli statunitensi, dove nascono dal nulla grandi basi militari ed importanti ambasciate Usa, là si verificano dei problemi. Quelli che erano latenti fino a quel punto, presto si innescano ed esplodono diventando quasi sempre crisi internazionali o guerre.
Anche la Cina aveva e ha tuttora problemi etnici, di terrorismo e di frontiera, che avrebbero potuto esplodere. Ma si è mossa con grande astuzia nell’isolarli. Negli ultimi 60 anni ha affrontato ben undici conflitti armati e non se n’è accorto nessuno. Per quasi mezzo secolo ha esportato rivoluzione ed è apparsa come un paese povero e non allineato.
 
Memebri e aspiranti tali della ScoAsia centrale e meridionale. Negli ultimi venti anni ha stipulato accordi con i Paesi confinanti, perché non dessero asilo ai suoi nemici interni, ed ha così impedito che nascessero ‘santuari di riferimento’ protetti. Così facendo si è, nel contempo, costruita un grande ponte verso l’Asia centrale. Non ha curato, infatti, solo accordi di polizia, ma anche intensi rapporti commerciali, facendo arrivare i suoi prodotti a prezzi molto bassi nelle aree più bisognose e quindi destabilizzabili dell’Asia. Collegandosi con Asia centrale, subcontinente indiano e Asia meridionale, fa da ago della bilancia in un’ampia parte del globo che interessa gli Stati Uniti facendoli apparire come elefanti in una cristalleria. Una posizione che proprio agli occhi di molti paesi asiatici, compresi quelli che si dichiarano amici e alleati, li rende poco affidabili e credibili nel loro progetto di gestire autonomamente l’ordine mondiale fintanto che non riusciranno ad assumere un ruolo equilibratore in Asia ed Europa. E tale ruolo sembra sempre più difficile: per ora in Europa gli Stati Uniti possono ancora contare sul ‘ponte atlantico’. In Asia continentale invece non hanno niente.
 
Il presidente cinese Hu Jintao con PutinUsa e Russia. Il rapporto che gli Stati Uniti hanno con i cinesi è ancora di contenimento. Vorrebbero creare un nuovo ordine mondiale dal quale escluderli. Sanno di essere sottoquota sul piano commerciale e tecnologico e vorrebbero arginare la Cina escludendola dalla plancia di comando. D’altra parte, la Cina non vuole strafare, vuole solo partnership strategiche con i grandi del mondo.
Quanto poi al controllo dell’area asiatica, non vuole un muro contro muro: sta nella sua cultura essere elemento di equilibrio, di aprire canali per far passare l’acqua, non di mettere argini invalicabili. Dunque vuole essere elemento di equilibrio e di stabilizzazione. Oggi è in grado di mediare con la Corea del nord e con l’India.
La Russia è nella condizione di rivestire interesse solo potenziale e futuro. Ed anzi la Cina ritiene di potersela  ‘comprare’ quando vuole. Non so fino a quando.
 
Testate missilistiche cinesi in parataIndia. La Cina non nutre particolari interessi nei confronti dell’India, che resta un paese povero.
L’India aveva un ruolo dominante quando era appoggiata dall’Unione sovietica, oggi non è in grado di sviluppare una partnership strategica, ma piuttosto una sorta di concordato per gestire parti dell’Asia. Secondo gli analisti indiani e cinesi, poi, la minaccia nucleare indiana è del tutto regionale: una minaccia che si esaurisce nell’ambito del Pakistan.
India e Cina, per il numero dei loro abitanti e per la possibile concordanza di interessi potrebbero, in prospettiva, costituire una macropotenza di livello mondiale, ma solo per stabilire un regime di equilibrio regionale, asiatico, e questo potrebbe non essere un male. Unendosi per un progetto
egemonico globale dovrebbero scendere a troppi compromessi con la stessa concezione dei rispettivi ruoli. L’India sa di esprimere potenza fintanto che i mercati globali sono aperti, ma con la demografia e con l’unico strumento strategico di cui dispone ora, quello nucleare, non può pensare di esercitare alcuna pressione. La Cina ha potenza nucleare e demografica, ma sta correndo più in fretta in campo tecnologico e nell’acquisizione delle risorse strategiche. Non ha i vincoli di democrazia che in una certa misura ha l’India e, al contrario di essa, si trova nel Consiglio di sicurezza. Da sola può aspirare ad un ruolo globale e mettere il veto a tutto ciò che propongono statunitensi e russi. Se l’attuale ordine mondiale viene confermato, un possibile tandem India-Cina in senso egemonico li porrebbe in concorrenza, in conflitto, in subordinazione reciproca e soprattutto rischierebbe di alienare ad entrambe l’unica cosa di cui hanno bisogno: il mercato.
 
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni UNiteGiappone. Quanto al Giappone, eterno nemico, io non credo che la Cina manifesterebbe particolare ostilità, anche se non accetterà, sic et simpliciter, un suo ruolo internazionale. Però vuole negoziare. Le basta che non entri fra i cinque del Consiglio di sicurezza.
Sa che c’è un vecchio ordine mondiale sotto il controllo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Dei cinque Paesi che siedono in permanenza in quel Consiglio la Cina fa parte e la cosa le va benissimo. Ora però ci sono grandi sommovimenti per introdurre il Giappone, la Germania ed altri paesi. I cinesi pensano allora che, se si vuole cambiare il vecchio ordine, si deve dire chiaramente in che direzione lo si vuol fare. Germania e Giappone, poi, erano stati suoi nemici nella seconda guerra mondiale e il loro eventuale inserimento non può avvenire con un puro passaggio burocratico. Bisognerà trattare, anche con la Cina, sulle nuove regole della convivenza internazionale ed il mondo dovrà capire che ruolo dovrà avere questo paese nel nuovo panorama. Mi pare che su questo, invece, non ci sia chiarezza.
(Continua...)
Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: Cina
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