25/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Cina ha un prezioso ruolo di equilibrio. Se non verrà provocata su Taiwan
Scritto per noi da
Fabio Mini*
 
Il generale Fabio MiniCredo che la Cina debba essere considerata, nel panorama internazionale, un elemento di equilibrio.
Se si tolgono infatti tre questioni, che essa considera problemi interni - e si arrabbierebbe se venissero “internazionalizzati” -, tali funzioni di stabilità può svolgerle in pieno.
Le questioni sono il Tibet, lo Xinjiang e Taiwan. Se nessuno mette la Cina con le spalle al muro con uno di questi tre problemi, non costituirà un elemento di precarietà negli equilibri. Sin dai tempi di Mao, il Paese aspira a raggiungere una parità strategica e di ruolo.
Sul giudizio che si dà sull’ammodernamento in corso dell’esercito cinese sono meno allarmista. In questo settore l’armamento e la tecnologia sono ben lontani dai livelli americani, anche perché sostengono spese enormi per il mantenimento degli eserciti che, in alcune parti della Cina, hanno funzione di ammortizzatore sociale. E’ vero che comprano sistemi ed armi, ma io ho l’impressione che lo facciano più per alzare la posta che per reali progetti di egemonia.
 
Nazionalismo cineseNazionalismo di Stato. I cinesi, come tutti i popoli consci di un grande passato, sono nazionalisti. Ma nelle manifestazioni che possono influenzare la politica sia interna che internazionale non ho mai visto un nazionalismo cinese che non fosse innescato da dinamiche del potere centrale per motivi contingenti. Ho visto le reazioni quando è stata bombardata l’ambasciata di Belgrado: ed anche in televisione si vedeva chi ne fossero i leader e come fomentassero le proteste. La stessa cosa è successa con l’abbattimento dell’aereo-spia americano. Ne deduco che  non esiste un nazionalismo politico diffuso o una fazione nazionalistica che predomini. Sono processi strumentalizzati dal centro, che dunque possono diventare pericolosi non per autocombustione, ma per scelta politica deliberata. Senza decisione politica i fucili non sparano e  le folle non si mobilitano. Per questo è necessario osservare i processi politici piuttosto che le pulsioni nazionaliste o le manifestazioni pubbliche.
 
TaiwanLa questione di Taiwan. In questo senso può esserci, questo sì, un elemento scatenante ed è la questione di Taiwan. Se gli americani o la Corea del sud o il Giappone o le Filippine o il Vietnam, insomma i paesi confinanti, li metteranno alle strette su questa questione, i cinesi reagiranno molto male. Ma dovrà essere una pura provocazione, che dati i precedenti potrebbe non essere improbabile. Le provocazioni costituiscono perciò un forte fattore di rischio. Quando vedo quello che hanno fatto e quello che possono fare giapponesi e coreani, pensando di mettere la Cina con le spalle al muro, non sto tranquillo. Allora sì che viene fuori la grande destabilizzazione. Ma è anche per questo che ci vogliono i monitor, gli analisti e chi studia permanentemente la situazione e previene le strumentalizzazioni. Sul problema dell’integrità territoriale, tuttavia, è vero che Pechino è irremovibile. Ricordo che, nel lontano 1996, l’allora ministro della difesa cinese disse: la nostra priorità è la salvaguardia dell’integrità nazionale e noi riprenderemo Taiwan a qualsiasi costo. Non ha mai parlato dei 20 milioni di taiwanesi. Io sono sempre convinto che non gliene importi nulla.
Con la recente legge che legittima l’uso della forza nei confronti di Taiwan, dunque, il governo cinese si è esposto ed ha mandato un messaggio a tutto il mondo che dice: stabilisco delle regole per l’uso della forza nelle questioni interne ed a queste mi atterrò. Le regole si possono anche non condividere, ma la loro definizione pubblica ed in forma di legge dello stato non ha precedenti.
 
TibetPiù che il Tibet il ‘lamaismo’. Il Dalai Lama, riguardo al Tibet, dice di non avere rivendicazioni territoriali ma di cercare la libertà di espressione. Per la Cina la cosa non è affatto rassicurante: una libertà religiosa gestita dal Dalai Lama o da chiunque altro non sia di nomina governativa, riconoscerebbe un primato religioso ‘lamaista’ che porterebbe via al controllo cinese i tre quarti del paese. Il Tibet, il Qinghai, il Sichuan, il Gansu, la Mongolia interna e su fino a quella esterna compresa sono infatti lamaiste. All’egemonia ideologica del partito resterebbe la vecchia Cina tra il fiume Giallo e la parte meridionale.
(Continua...)
 
Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: Cina
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