Scritto per noi da
Alessandro Orrù
Recenti avvenimenti hanno fatto in modo che l'attenzione dei media arabi si concentrasse
sul Baharain, una piccola isola del Golfo Persico dove, con un decreto reale,
si è sancita l'immunità per tredici ufficiali governativi che erano stati accusati
di aver ucciso più di quaranta detenuti e di averne torturati molti di più nel
corso di tutta la loro carriera. Il tanto discusso "Decreto Reale n° 56" è stato
fortemente criticato anche dalle Nazioni Unite ed è stato accompagnato da numerose
manifestazioni di piazza. Circa quindici giorni fa poi, il governo ha promulgato
un'altra legge che dà un ulteriore giro di vite alle misure di controllo nei confronti
dei movimenti politici. Al divieto di costituirsi in veri e propri partiti si
aggiunge ora anche quello che vieta ai minori di ventuno anni di iscriversi a
qualsiasi organizzazione di tipo politico e quello che vieta a queste ultime di
ricevere fondi dall'estero. Ancora una volta i bahreniti sono scesi nelle strade
e hanno dato vita a numerose proteste.
Il Baharain: non solo Islam. In Italia i più associano il nome del piccolo regno alla gara del Moto Gp che
ogni anno si tiene nel suo circuito, ma tradizionalmente questo paese così piccolo
è uno dei più preziosi alleati degli Stati Uniti ed è in virtù di questa alleanza
che la V Flotta della marina militare americana è stanziata a sud di Manama,
la capitale. Da quando, con la seconda guerra del Golfo, l'Arabia Saudita ha negato
agli Usa il suo appoggio logistico, il regno di Re Hamad ha anche assunto una
particolare rilevanza a livello geopolitico.
Malgrado le recenti notizie non si può fare a meno di notare che il Baharain
sia un paese dove, a differenza di quanto avviene nei paesi vicini, il tentativo
di muovere almeno qualche passo verso la costruzione di una società più democratica
è stato fatto: nel 2001 per la prima volta, ad esempio, è stato concesso alle
donne il diritto di voto ed è uno dei pochi stati del Golfo Persico nel quale
sono tollerate le manifestazioni pacifiche di piazza, ma grossi divieti alla libertà
di espressione esistono ancora quando ad essere criticata è la monarchia. E' questo
a mostrare i maggiori limiti del percorso liberale intrapreso con l'ascesa al
trono di Re Hamad nel 1999.
La situazione economica. Persino nella politica economica l'isola presenta una situazione dissimile a
quella di tutti gli altri paesi del Golfo Persico. Essendo secondo alcune stime
il petrolio bahrenita vicino all'esaurimento, previsto nel 2010, l'establishment ha cercato di diversificare l'economia del paese, puntando soprattutto sui servizi
e sui derivati petroliferi. Manama ha occupato quello che era il ruolo di Beirut
prima della guerra civile libanese ed è divenuta il centro finanziario dell'area
mediorientale. Sebbene questo sistema sia di sicuro beneficio al paese, l'unica
a coglierne i frutti è la casa reale che è proprietaria della maggior parte delle
attività economiche. Un tasso di disoccupazione altissimo se confrontato a quello
dei paesi dell'area (attestato al 15 per cento) e la scarsità delle risorse idriche
sono le sfide che il futuro lancia a Re Hamad, che sarà costretto sempre di più ad attenuare quanto più possibile i contrasti
sociali per rimanere sul trono: il fatto che sia il potere politico che quello
economico siano in mano alla minoranza sunnita rende queste sfide ancora più pericolose.
Le sfide per il futuro. E' in questo contesto che vanno inquadrate le recenti
manifestazioni di piazza in un paese dove le nomine del premier e del governo
sono prerogative assolute del sovrano e dove il parlamento, formato da una Camera
Alta (di nomina reale) e da quella Bassa (a composizione elettiva), ha uno scarsissimo
peso politico. Anche le sfide che si profilano all'orizzonte per il piccolo regno
del Baharain a livello internazionale sembrano essere indissolubilmente legate
a quelle che sono le difficoltà che il paese sta attraversando al suo interno.
Se già con la rivoluzione iraniana era sembrato nascere un forte senso d'identità sciita che poteva avere gravi conseguenze nei
paesi in cui il governo era saldamente in mano ai sunniti, ora, con un Iraq fortemente
destabilizzato dopo la seconda guerra del golfo dove gli sciiti possono far sentire
il loro peso politico, potrebbero iniziare a divenire troppo pesanti le pressioni
sulla casa regnante bahrenita.